A passo di danza

“Dunque ora conviene imparare a danzare!” si disse lei ripensando all’esperienza vissuta sotto il salice.
Danzare? Non le era mai piaciuto, almeno nella forma comune, con quel protagonismo esasperato del corpo che la disturbava.
Ma forse non era l’unica forma, doveva essere importante recuperare il vero concetto di danza.

Intanto, nella bibbia, essa è sempre collegata con la musica e con la festa, di cui è un elemento essenziale per estrinsecare e comunicare fisicamente un giubilo che si diffonde e va oltre i limiti individuali dei danzatori.
E’ un canale privilegiato che diffonde notizie di gioia,  ne testimonia e celebra la bellezza coinvolgendo tutti gli astanti in una dimensione corale.
 E allora bisogna mettersi in ascolto e fare silenzio dentro di noi per comprenderne meglio il significato del messaggio.

C’era molto silenzio, nella sua anima e intorno a lei, quella sera…
Nel giorno, che non era ancora passato, e nella notte, che tardava a venire, la luce indefinita era, come il solito, carica di attesa.
“Vuoi danzare con me?”
Le chiese lui con un aperto sorriso che voleva prevenire la sua risposta
“Non so ballare, lo sai” rispose lei inquieta “Perché me lo chiedi?”
“ Sono tante le cose che non sai, per fortuna potrai ancora impararne molte!”Precisò lui
Lei rise.
“ Non dirmi che tu mi potresti insegnare! In FUCI c’è chi ricorda ancora le tue prestazioni pesanti nei balli di studenti!”
“Ma allora non avevo ancora imparato niente in proposito! Ora, invece, ho avuto occasione di fare molta pratica. In cielo si danza sempre perché qui c’è armonia. Gli uomini devono scoprire questa armonia, allora i loro passi saranno passi di danza, in consonanza con la musica che è nel cuore della creazione.

Gli scienziati dicono che dovremmo sentire questa musica cosmica che accompagna i movimenti dell’universo, ma non è da tutti.
Un buon addestramento si può avere incominciando a prestare orecchio alla voce di Dio che si è espressa con i suoi comandi.
Sembra strano ma è così.

I primi passi sul cammino della vita, quelli più importanti, che insegnano ad avere un comportamento eretto ed una base stabile su cui appoggiare i piedi, sono i comandamenti.
Tutte le altre parole, i consigli evangelici, le parabole, la suggestione degli esempi, ti sostengono e ti danno uno slancio che si trasmette direttamente dalla testa ai piedi e viceversa.
Hai mai pensato che si può danzare il vangelo?
Non per niente è una buona novella.
Del resto nel canto gregoriano i monaci e le suore di clausura sembrano restare fermi, ma la loro voce sale e scende, si arrampica su per i toni più alti, si adagia sui più bassi, fa letteralmente le scale con un meraviglioso e continuo dinamismo.

Ora non penso che questi stessi religiosi, quando sono soli nelle loro celle, o quando si ritrovano in festa, non si lascino andare ad esprimere anche con il corpo il giubilo del loro cuore.
Una volta acquisito uno stile questo rimane a caratterizzare tutti i nostri gesti!”

Lei si ricordò di un famoso dipinto che le era sempre stato caro.
“Possiamo partecipare anche noi a una festa danzante” disse “a patto che sia come quella che ha dipinto il beato Angelico.
Anche lì sono in paradiso, ma il prato e gli alberi fioriti ricordano tanto certi bei paesaggi naturali.
Le anime danzano in una specie di carosello, guidate per mano dai loro angeli custodi e i loro passi leggeri non sembrano neppure curvare le erbe alte del prato
E’ così che si danza in paradiso?”
“Molto meglio di così”Fu la risposta “Ma, se vuoi, possiamo incominciare da lì.
Io farò la parte del tuo angelo custode e tu, come sempre, sei privilegiata perché io porto il nome di un arcangelo!”
“Dovrai essere molto bravo e paziente nel guidarmi: non sarà facile smuovermi, non sono per niente duttile!” Precisò lei.
“Sì che lo sei, basta trovare un’idea forte che ti convinca, dalla testa e dal cuore partono tutte le nostre azioni.
Vedi: chi danza ha un rapporto particolare con la terra.
La terra è il punto di partenza, il luogo base, ma poi con un esercizio che si può chiamare ascetico, si deve imparare a staccarsene, per muoversi liberamente secondo l’ispirazione della musica e poi tornarvi il minimo indispensabile per riprendere il gioco.

Ora il gioco della vita consiste nell’usare l’occasione che ci viene data sulla terra per salire verso il cielo.
Un passo dopo l’altro, uno slancio dopo l’altro, una rincorsa senza fine…
Bisogna non stancarsi mai e avere un animo grande per assumere un comportamento “danzante”, che sembra quasi contro natura perché contrasta con la forza di gravità che ci attira verso la terra.

Non è facile danzare sulle punte, deve esserci una musica che ti guida e attira verso l’alto.
Ora questa musica è l’armonia che è stata iscritta nella nostra anima e nella nostra storia e ci incalza perché noi la esprimiamo e la sviluppiamo con tutte le nostre capacità che ci sono state date a questo scopo.”
“Ma come si fa a riconoscerla?”
Chiese lei, come il solito in preda al dubbio.
“Se sei un po’ attenta non è difficile distinguere le note guida lungo il tuo percorso.
Ognuna ha la sua voce e la sua tonalità.
Quelle alte e liete ti dicono:  “Senti Dio che ti ama?”
E quelle gravi e dolenti: “Sai corrispondere a Dio che ti ama?”
Tutte ti interpellano e aspettano la tua risposta per guidarti pazientemente alla perfezione della danza.
Ora possiamo passare ad osservare come hanno svolto la loro danza alcune persone (in particolare alcune coppie) che ci sono egregiamente riuscite e cerchiamo di scoprire  la musica che avevano dentro.”

Dall’ombra uscirono due figure che sembravano intrattenersi con molta familiarità con un personaggio importante, senza dubbio San Paolo.
“Chi sono?”
Chiese lei incuriosita.
“Sono Aquila e Priscilla, ne hai sentito parlare, e la loro danza ha comportato un bel po’ di spostamenti non indifferenti per la loro epoca.
Vivevano tranquilli a Roma, ma erano di origine giudaica e, già allora, c’era il razzismo antisemita, l’imperatore caccia tutti i Giudei,e loro devono lasciare tutto e andarsene a Corinto.
Non sarà stato facile affrontare questa nuova situazione, ma lì, guarda caso, trovano modo di esercitare il loro lavoro di tessitori di tende proprio con San Paolo e di collaborare con lui alla diffusione del vangelo.
Sappiamo bene che tipo di attivisti siano stati: l’apostolato dei laici, la chiesa domestica, le riunioni di cristiani in casa loro, tutte “novità” che hanno abbondantemente praticato.
E, quando è stato necessario, eccoli ancora i trasferta: dopo Corinto Efeso e ancora Roma, sempre per via di quella spinta interiore che li chiamava ad essere missionari.

Non si sa come siano finiti, di certo hanno rischiato la testa per la loro fede, come dice San Paolo, e, forse, come Paolo, l’hanno anche perduta, quello che è evidente è che non si sono mai persi d’animo e sono stati fedeli al ritmo interiore che li incalzava.”
“Gente in gamba!” Commentò lei “Non credo sia facile incontrarne e ancor più imitarla”
“Bene!” Continuò lui “Ora ti faccio conoscere un’altra coppia interessante, che ha espresso la sua musica interiore in modo diverso, ma altrettanto valido.
Dunque, lui si chiama Isidoro di Siviglia ed è patrono degli agricoltori perché fin da giovinetto si era dedicato al lavoro dei campi.
Però era un contadino un po’ particolare perché, stando a contatto con la natura, trovava giusto occuparsi del suo Creatore, perciò passava gran parte del mattino a pregare.
Naturalmente gli altri contadini se ne accorgevano e lo guardavano male, tanto più che i campi da lui coltivati rendevano di più degli altri.

Lo accusarono davanti al padrone, quello andò controllare di persona e che cosa vide? Due robusti angeli che guidavano i buoi al suo posto, mentre lui pregava!
Queste cose succedono se si sta al gioco di Dio e si ascolta la sua voce.
Pregava lui e pregava in sordina anche la moglie, che si chiamava Maria Torribia e,insieme, erano specializzati ad accogliere i poveri e a non lasciarli mai andar via senza un aiuto.
Persone semplici, ma piene di santità, che si manifestò soprattutto quando vennero in cielo e da qui ottennero molti miracoli, in favore specialmente dei  loro compagni di lavoro.
Non ebbero sempre vita facile, furono calunniati e perseguitati, ma avevano capito che la musica che sentivano nella natura li avrebbe sostenuti.
Avevano imparato dalle calamità naturali, che non portano solo rovina, perché il creato ha un programma di bellezza e di bontà che non può andare distrutto.
Perciò la danza può continuare, anche se non si vede subito la luce.
La luce verrà e possiamo e dobbiamo già pregustarla…”

Lei si accorse che l’aria si era fatta più scura, la notte aveva preso il sopravvento sul giorno e avvolgeva dolcemente il mondo per invitalo a riposare in un abbraccio fiducioso.

 

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