A tavola insieme

Lui aveva un suo particolare concetto dei pasti: semplici ma ben curati, regolari, con una predilezione per le verdure, soprattutto rispettosi dei tempi canonici stabiliti dall’alto e dalle esigenze fisiologiche interiori.
Lei era allegramente indifferente agli orari, mangiava e digeriva di tutto, considerava sciupato tutto il tempo dedicato alla cucina.
Lui non avrebbe mai mangiato fuori pasto, perché gli avevano insegnato che non era utile né giusto: una specie di disciplina che metteva insieme regole igieniche e ascetiche.
Lei non si ricordava di mangiare se non quando sentiva i brontolii del suo stomaco e si nutriva senza rispettare nessuna regola se non la convenienza.
Se avessero fatto un test comportamentale in questo campo sarebbe stato un disastro.
Diversità di abitudini familiari, diversità di costituzione e di temperamento, diagnosi certa, prognosi infausta per il loro rapporto coniugale.
E perché allora, dopo anni di vita in comune, lui era così allegro e ritornava soddisfatto a casa con le borse della spesa traboccanti di verdure varie, mentre lei controllava attentamente l’orologio perché non si spostasse neanche di un poco l’ora dei pasti?
Eppure non erano affatto cambiati, lui non era diventato meno esigente in fatto di cucina, né lei meno indifferente.
Non è vero che con il matrimonio si cambia, in realtà nonostante tutto l’impegno e gli sforzi fatti in tal senso, si resta sempre gli stessi, con tutti i difetti e le virtù connaturate.
Quante volte uno ha detto all’altro: “Tu non cambierai mai! Sei la mia croce!”
Ma diceva anche dentro di sé:”Non ti cambierei mai con nessun altro/a”.
La carta vincente nei matrimoni riusciti è la disponibilità e la capacità di adattare elementi di per sé diversi, per far loro assumere, nell’insieme, una fisionomia nuova.
Come un caleidoscopio che, scosso, dà composizioni diverse di figure, a volte bellissime e imprevedibili, sempre usando gli stessi elementi.
Così era divertente vedere come da situazioni potenzialmente conflittuali risultavano spesso comportamenti nuovi di adattamento, che andavano visti magari con un po’ di umorismo, ma erano nel complesso soddisfacenti.
“Senti” disse lei soavemente quel giorno, aspettando la reazione, “Domani è il nostro anniversario di matrimonio, dobbiamo festeggiare.  Per prima cosa domani io non vorrei cucinare!”
“Va bene” disse lui rassegnato “Prendiamo una pizza e andiamo a pescare”.
A pescare? Se c’era una cosa che lei non poteva sopportare era un pesce che si dibatteva agganciato ad un amo, adescato da un verme trafitto, ma non si poteva non accontentarlo nell’anniversario del matrimonio!
Così andarono a pescare, cioè  lui pescava e lei stava a debita distanza, cercando un luogo erboso dove sedersi a leggere e a fare colazione.
La pizza non era delle migliori, così freddina.
Di pesci  ne prese pochi.
Ma, nel cammino del ritorno, l’erba era così tenera sotto i loro piedi e il cielo di aprile così ingenuamente chiaro sulle loro teste che non era possibile non esserne commossi.
Riconobbero insieme con entusiasmo che quel modo di festeggiare era stato un vero fallimento, ma erano leggeri e contenti, la cosa non li riguardava poi molto, non si erano mai sentiti così all’unisono.

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