Angeli

Era una limpida e fredda giornata di fine inverno.

Lei si era data da fare a ripulire bene i vetri delle finestre perché lasciassero passare meglio il chiarore del cielo.
Qualche striscia, qualche ombra era rimasta qua e là ad interporsi tra lei e la luce di fuori.
Alla fine, stanca, era uscita sulla grande terrazza che guardava sulla valle per riposarsi nel primo tiepido sole.
Lui stava spietatamente potando un vecchio rosaio che già predisponeva le sue gemme per la nuova fioritura.
“Sei sicuro che sia necessario ridurlo in questo stato?” Chiese lei preoccupata.
“Ma certo”rispose lui soddisfatto del suo lavoro “così la pianta si rinvigorisce e produce fiori migliori, altrimenti si indebolirebbe con tutta quella quantità di gemme da portare avanti!”
Lei raccolse da terra un rametto appena tagliato: su di un fusto legnoso spuntavano già delle brevi, turgide protuberanze rosate, come delle dita di bimbi.
“Non si potrebbe piantarlo in un vaso? Disse “Forse attecchirebbe!”
“No” disse deciso lui “non è la stagione. Ti dispiace tanto che l’abbia tagliato?
Anche nel Vangelo si dice che il Padre, quando vede una buona vite, la pota perché produca molto frutto, quindi…
Sai” riprese pensieroso, dopo una pausa di silenzio “quando ero ragazzo avevo tante idee diverse su quello che avrei voluto fare.  Poi, a poco a poco, le cose si sono fatte chiare, ma in che modo?
Ecco: la vita ti pota, ti toglie quello che è meno valido.
Anche se al momento ti costa fatica rinunciare, ogni ferita, ogni privazione, se ci sono buone radici, ti dà una direzione nuova.
C’è una provvidenzialità in tutto questo.
Se penso a tanti momenti importanti della mia vita, ci vedo un chiaro intervento dall’alto.
Ho sempre creduto all’esistenza e all’assistenza del mio angelo custode e l’ho potuta costatare in tante occasioni”
“Sì” disse lei “anch’io lo posso dire.  Il mio angelo ha dovuto lavorare molto perché io sono ben ostinata.
Se sapessi quante strade ho creduto di dover percorrere! Tutte belle, tutte in salita!
Poi  trovi gli stop, le deviazioni, i sensi vietati.
Però, col tempo, ho capito una cosa: che ogni ostacolo era in realtà una nuova occasione.
E’ difficile, a volte è terribile lasciarsi potare, ma hai ragione: quando le radici di una pianta sono sane nasce sempre qualche cosa di bello.”
“Ma tu, ci credi davvero che gli angeli si occupino di noi?”
Sussurrò poi con un’ombra di incertezza nella voce.
Sulla terrazza passò un leggero soffio di vento, come una carezza, che fece palpitare le foglie secche ai suoi piedi.
“Come no!” confermò lui sorridendo “Mi hanno insegnato presto la preghiera all’angelo custode.
E poi basta parlargli! Quando dovevo alzarmi presto per studiare, non avevo bisogno di mettere la sveglia.  Gli dicevo: – Mi raccomando vegliami a quest’ora- e lui, puntuale, mi svegliava.  Non ci credi?”
Sì, certo, come si poteva non credergli davanti alla sua semplice, invidiabile sicurezza? Anche se sembrava un po’ strana l’idea di un angelo-sveglia.
Lei rientrò in casa per ritornare poco dopo con un quaderno sul quale, un giorno, in una sua meditazione sugli angeli, aveva scritto qualcosa che si era tradotta in preghiera.
La lessero insieme, in silenzio, seduti uno accanto all’altro, mentre l’aria, che si era fatta più fresca, era percorsa da brividi leggeri.

“ Sono strani questi angeli, Signore:
ti stanno sempre intono e non si fanno vedere,
sono miriadi e ti lasciano catturare,
sono spiriti contemplativi,
specialmente quelli dei bambini,
e sono sempre in movimento tra terra e cielo.
Belli, perfetti, beati, puri,
non hanno carne,
non si sposano, non muoiono,
ma ci accoglieranno forse alla nostra morte
per darci un passaggio fino al seno di Abramo.

Mi sembra conveniente fare amicizia con loro,
ma non so come.
Mi attira la loro sapienza e la loro potenza,
mi abbaglia la loro luce.
Sono un mistero di più
nel mistero del cielo,
ma si può perdere questo dono?
Se ti hanno accompagnato sulla terra, Signore,
è bello che accompagnino anche noi.

Ci serve un angelo grande
per ogni bambino che nasce,
l’angelo dei sogni veraci
quando non troviamo la strada,
l’angelo della consolazione
quando ci aspetta il Getzemani,
l’angelo della resurrezione
quando si apre un sepolcro…

Ma forse dovrò rinunciare
Al vostro splendore,
angeli del Signore!
Non spade di fuoco
E trombe d’argento,
non ali spiegate
e aureole dorate,
ma i tuoi messaggeri, Signore,
in vesti umane mi appariranno
e saranno mio padre e mia madre,
i miei vicini di casa e i miei venditori,
chi siede accanto a me a tavola
e chi mi offre collane per strada,
chi sembra mi chieda aiuto
e invece me lo vuol dare.

Fa che riconosca i tuoi angeli, Signore,
dovunque li incontri
e scopra il loro codice segreto
in un caldo sobbalzo del cuore.

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