Anna e Marco

ANNA E MARCO di Lucio Dalla

Ci sono tanti modi per raccontare il miracolo dell’incontro tra due persone. Questa è una.
Due ragazzi normali, troppo normali, con qualche pregio e molti difetti

                                    Anna come sono tante

                                    Anna permalosa

                                    Anna bello sguardo

                                    Sguardo che ogni giorno perde qualcosa

 

                                    Marco grosse scarpe e  poca carne

                                    Marco cuore in allarme

                                    Con sua madre e una sorella

                                   Poca vita, sempre quella

Non si conoscono, ma qualcosa in comune ce l’hanno. Sono annoiati. Di più, sono nauseati dalla monotonia della vita che tocca loro condurre e vorrebbero scappare per trovare da qualche altra parte un buon motivo per essere felici.

                                    Se chiude gli occhi lei lo sa

                                    Stella di periferia

                                    Anna con le amiche

                                    Anna che vorrebbe andar via

  

                                   Se chiude gli occhi lui lo sa

                                   Lupo di periferia

                                   Marco col branco

                                   Marco che vorrebbe andar via

Non sono proprio soli, hanno famiglia e amici, ma nessuno attraverso cui riconoscersi, nessuno che dica loro che vivere è un dono, che è bello, che ha un senso.

Che non sono asini legati a una macina, costretti a girarla faticosamente senza andare da nessuna parte. Eppure è indubbio che spesso ci si sente così.

                                   E la luna è una palla

                                   Ed il cielo un biliardo

                                   Quante stelle nei flipper

                                  Sono più di un miliardo

Il cielo è lontano. Ci sovrasta con il suo bagliore, ma ci sembra così estraneo…

La terra è brutalmente silenziosa e non riesce a parlare ai nostri cuori per consolarci e indicare il perché di quello che stiamo facendo.

Non resta che fuggire da questa prigione senza sbarre, dove tutto è uguale a se stesso e si può essere morti pur continuando ad alzarsi al mattino, uscire di casa, andare al lavoro, tornare, rimettersi a dormire in attesa del giorno dopo.

Anna e Marco sono giovani eppure sono già vecchi e sfiduciati.

Non hanno ancora incominciato ad annusare la vita, ma già pensano che non ne valga la pena.

Allora Dio, che li tiene d’occhio nascondendosi dietro alla luna, compie un piccolo miracolo. Un miracolo che sembra da poco, un fatto banale come tutto il contesto in cui la nostra storia si svolge: li fa incontrare.

E la noia, il desiderio di qualcosa di diverso si specchia nello sguardo dell’altro, leggendoci dentro emozioni che sono tali e quali o almeno che lo erano fino a qualche minuto prima.

E poi, con altre parole, si fanno a vicenda la domanda fondamentale:

                                   Ma dimmi tu dove sarà

                                   Dov’è la strada per le stelle?

Ognuno sente nell’altro la stessa esigenza di nuovo rispetto alla solita , ormai insopportabile routine, di vero rispetto all’inganno diabolico della inconcludenza del vivere.

                                     Mentre parlano

                                    Si guardano e si scambiano la pelle.

                                    E cominciano a volare

Qualcosa è cambiato. Tutto l’orizzonte è stato attraversato da una luce che un attimo prima non c’era.

La solitudine è stata spezzata dall’incontro. Non sembra vero, tanto improvvisamente le coordinate spazio temporali si sono trasformate .

Sembra un sogno.

I due sono diversi da prima. Forse altre volte si sono incontrati senza vedersi, mentre ora si guardano con stupore.

Ora sono pronti a cominciare davvero, a fare progetti, a sentirsi capaci di grandi cose.

Come finirà la nostra storia? Naufragherà come capita a tanti amorazzi da una sera, finirà in pianti e tradimenti o sarà coronata da un bel matrimonio, qualche bambino e una vecchiaia serena condivisa?

Non possiamo saperlo. Sappiamo però cosa preferirebbe Dio che ci ha fatti per stare felici insieme e non per vederci disperati, arrabattarci di qua e di là, senza gioia, né coraggio.

Come ogni favola che si rispetti,  noi ci fermiamo al lieto fine. Con la certezza che nessun bene andrà perso e che ogni speranza umana sarà compiuta.

                                    Anna avrebbe voluto morire

                                    Marco voleva andarsene lontano

                                    Qualcuno li ha visti tornare

                                    Tenendosi per mano.

  

Un Commento a “Anna e Marco”

  • Ilyan Zolliani:

    Ogni volta che ascolto questo brano così importante per me, proprio perché mi s’è stampato nell’anima dalla prima volta che lo sentii per radio, è come se mi chiedessi di nuovo che significato ha, di chi o cosa parla… da cosa è nato e com’è finita davvero la “storia” che racconta… E’ un’emozione magica e senza tempo ogni volta, dunque.

    “Anna e Marco” è nella forma “esterna” il racconto semifiabesco di due ragazzi come tanti la cui vita ha tanti vuoti da riempire coi sogni, col desiderio e la necessità sia di emigrare sia di vivere un’avventura romantica fuori dalla realtà quotidiana che li consuma ogni giorno di più. Due ragazzi che quasi si amano perché non hanno altro modo per sopravvivere a tutto ciò. Ma allo stesso tempo Anna e Marco sono la metafora dei contrasti e delle armonie che continuamente caratterizzano nel profondo dell’intimità ognuno di noi, chiunque.

    L’atmosfera del brano è molto naif, semplice e intensa, ma allo stesso tempo raffinata ed inafferrabile, un po’ la celebrazione dell’eterna malinconia e un po’ un inno timido ma verace alla speranza. Inoltre nel giro di pochi minuti, in cui prevale più la musica che il testo, viene narrato tutto l’arco della loro vicenda, che sublima nel ballo in una sera qualunque di fortuita allegria (in un locale che però è uno schifo ma meglio di niente) durante la quale sfuma tra sogno e realtà la distanza tra la loro unione e il resto del mondo.

    Ecco che dunque il brano è tanto il riassunto di una storia verosimile quanto una dolceamara ode al tempo della vita umana, il quale pur sembrando interminabile e lentissimo di colpo trasforma la descrizione d’una serata d’amore nella lontana memoria preziosa della stessa.

    Ciao Anna e Marco, chiunque voi siate e dovunque siate ora v’auguro soltanto la libera ed eterna felicità.

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