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Due amici a confronto

Questo che ora vi proponiamo è un incontro molto particolare.
Innanzi tutto c’è stata per noi la simpatica sorpresa di trovare, durante l’ascolto della registrazione di una lezione di sessuologia del dottor Bonomi, l’intervento, come al solito pensoso, serio e preciso, del dottor Bertolotti, che, presente tra il pubblico, esponeva la sua problematica.
I due amici, profondamente impegnati, ciascuno con le proprie specifiche competenze, nel campo della vita di coppia, si stavano schiettamente e onestamente confrontando, secondo il loro diverso stile, come appare evidente a chi li abbia conosciuti.
L’argomento in questione era la modificazione (Bonomi diceva la rivoluzione) avvenuta in campo sessuologico dopo le ultime scoperte scientifiche, che evidenziano una ritmicità e una stretta delimitazione dei tempi fertili della donna e quindi un diverso significato da dare sostanzialmente alla vita sessuale della coppia, non più dominata, come un tempo, dalla primaria preoccupazione della generatività.
Ascoltiamo insieme la domanda di Bertolotti e la risposta di Bonomi.



Vogliamo ricordare anche che, nello stesso anno, essi improvvisamente ci hanno lasciato e che certamente questo dialogo sarà stato ripreso in un luogo dove le cose si vedono più chiaramente che da noi e dove la comunicazione è più alta e più profonda.
Il loro incontro continua dunque, in Dio, dove anche noi aspettiamo di poterli incontrare e riascoltare.

Incontri

Questa pagina è dedicata a notizie di attualità e a comunicazioni di esperienze che possono arricchire la nostra ricerca di spiritualità coniugale.

Per contatti: info@amoreconiugale.it

Dunque Gabriele è nato!

E’ nato finalmente all’alba del sedici agosto, dopo lunghi momenti di ansiosa attesa.
La nascita è un evento naturale, ma, come sempre, quello che noi chiamiamo “naturale” è carico di soprannaturale.
Sì, perché Gabriele junior è il quinto nipote del nostro capo spirituale, di quel dottor Gabriele Bonomi, così innamorato della vita che ha passato la sua studiando e insegnando i metodi migliori per generarla nel modo più felice e sereno, nel nido fecondo dell’amore coniugale.
Anche questo nuovo bambino, che porta il suo nome, è un suo dono, di cui gli siamo riconoscenti, è un bellissimo frutto di quello Spirito che rinnova continuamente il mondo e gli dà speranza.
Gabriele senior ci ha lasciato una bella eredità che non si consuma con gli anni, ma si moltiplica nei suoi figli naturali e spirituali e ci sorride attraverso i primi sorrisi di questo ultimo nipote, inconsapevole legame tra cielo e terra, tra passato e futuro, all’inizio di una storia nuova, che noi ci disponiamo ad accompagnare con tenerezza e gioia grande.

Elisa

Dobbiamo tornare indietro di qualche anno per trovare, sul nostro sito, la foto di due bei ragazzi, Laura e Marco, appena sposati, contenti e appagati del loro amore.

Ora però è venuta a prendere il suo posto in mezzo a loro una bella creaturina nuova: si chiama Elisa e i due giovani genitori, con accompagnamento di nonni, zii e prozii, sono ancora più contenti e ne hanno un buon motivo.

Elisa è molto buona e intenzionata a diventarlo sempre di più, in grazia di tutti quei doni che lo Spirito Santo ha profuso su di lei il giorno del suo Battesimo.

Anche noi le siamo vicino con tanto affetto e simpatia.

Santa Nonna

Abbiamo incontrato nel Martirologio Romano una Santa Nonna che ci ha incuriosito.
Abbiamo scoperto che non si tratta di una nonna particolarmente paziente, ma di una moglie e madre di santi famosi e, per simpatia, santa anche lei.
Riportiamo qui quanto si scrive di lei sul sito “Santi e Beati” del 5 agosto:

Santa Nonna nacque verso la fine del III secolo e ricevette dai genitori un’educazione cristiana. Sposato un membro della setta giudeo-pagana degli ipsistari, cioè adoratori dell’Altissimo, non tardò a convertirlo al cristianesimo. Questi, che divenne poi prete ed anche vescovo, in quanto in Oriente era in uso la prassi del clero uxorato, è conosciuto e venerato come San Gregorio il Vecchio.
La santità di cotanta coppia non poté non contagiare anche la prole, cosicché anche tre dei loro figli hanno meritato ufficialmente l’aureola: innanzitutto il figlio maggiore San Gregorio Nazianzeno (2 gennaio), dottore della Chiesa, che nei suoi scritti ricordò più volte la vita virtuosa della madre; ma anche Santa Gorgonia (9 dicembre), sposata con tre figli, e San Cesario (25 febbraio), medico.
Nonna sopravvisse di alcuni mesi al marito e si narra che morì in età assai avanzata. Centro del suo culto è costituito dalla città di Nazianzo in Cappadocia ed il Martyrologium Romanum la commemora al 5 agosto, anniversario della nascita al Cielo avvenuta nel 374.
La santità diffusasi così abbondantemente in questa famiglia, Chiesa domestica, viene talvolta citata come esempio e prova concreta degli effetti benefici che possono derivare da abitudini diverse da quelle divenute ormai tradizione nella Chiesa latina. Non è comunque questo l’unico caso di santi commemorati da martirologio cattolico che abbiano coniugato la vita coniugale con il ministero ordinato: si ricordano per esempio i Santi Montano e Massima, il vescovo San Paolino da Nola ed il parroco greco-cattolico ucraino Omaljan Kovc, sposato e padre di sei figli, martire del XX secolo, beatificato da Giovanni Paolo II.
Autore: Fabio Arduino, tratto dal sito “Santi e Beati

Alleluia!

Eccolo, il piccolo Pietro, nel giorno del suo Battesimo, divenuto cristiano con tanto di veste candida, stupito della festa che nasce intorno a lui e illumina il cuore e il sorriso dei suoi genitori: Andrea e Ilaria.
Non sa ancora, ma già gode  di essere il simbolo vivente dell’amore coniugale che li lega e dell’Amore divino che li ha pensati insieme per una festa eterna.
Ed essi ci ripetono quello che hanno detto nel giorno benedetto del loro Matrimonio:
“Ci impegniamo con amore ad accogliere i figli che Dio vorrà donarci e a educarli secondo la Parola di Cristo e l’insegnamento della Chiesa.
Chiediamo a voi, fratelli e sorelle, di pregare con noi e per noi perché la nostra famiglia diffonda nel mondo luce, pace e gioia.

Anna e Vittorio

Incontrare giovani coppie felici fa bene al cuore, ma incontrare coppie “mature”, felici di stare insieme è ancora meglio.
Anna e Vittorio da quarant’anni, senza nemmeno accorgersene, sono testimoni della fedeltà dell’amore di Dio,vivendo e operando in un mondo che fa di tutto per dimenticarla.
E poiché il bene non fa notizia nessuno darà loro la medaglia (o l’aureola) per questo, ma l’armonia raggiunta, che traspare anche dai loro sguardi,è certamente una ricompensa più che sufficiente.
Se chiedete loro “Meglio adesso, o meglio quarant’anni fa?”  risponderanno certamente: “Meglio adesso!”.
Non è certo questione di abitudine o di reciproco adattamento, essi conoscono bene il lavoro interiore e profondo che lo Spirito ha compiuto nella loro coppia, con tutta la radicalità che gli è propria, quando trova un terreno disponibile.
E chi ne conterà i frutti?

Una bella coppia

A metà del mese di maggio, abbiamo incontrato, sul calendario, la figura di un simpatico santo, in compagnia della sua brava moglie.
Si tratta di Sant’ Isidoro agricoltore, venerato particolarmente in Spagna, ma anche in Italia e specialmente in Sardegna.
Riportiamo qui quanto ci racconta Gianpiero Petitti sul sito dedicato ai Santi e Beati:

Forse è stato messo poco in risalto l’ambizioso traguardo di “santità di coppia” che due semplici contadini di Madrid sono riusciti a raggiungere nel XII secolo: probabilmente perché la pratica devozionale ha fatto prevalere, nel marito, l’aspetto prodigioso e miracolistico, e la popolarità che lui si è guadagnato praticamente in tutto il mondo come patrono dei raccolti e dei contadini ha finito per oscurare un po’ quella di lei, che pure si è fatta santa condividendo gli stessi ideali di generosità e laboriosità del marito, raggiungendo la perfezione tra casseruole, bucati e lavori nei campi. Parliamo di San Isidoro di Madrid e della beata Maria Toribia, la cui festa si celebra nel mese di maggio (il 10 o il 15, dipende dai calendari), anche se lui, per il fatto di essere patrono dei campi, viene invocato e festeggiato praticamente in ogni stagione dell’anno, al tempo della semina come al tempo dei raccolti. Isidoro nasce a Madrid intorno al 1070 da una poverissima famiglia di contadini, contadino egli stesso tutta la vita, per necessità. Non sa né leggere né scrivere, ma sa parlare con Dio. Anzi, a Dio dedica molto tempo, sacrificando il riposo, ma non il lavoro, al quale si dedica appassionatamente. E quando l’urgenza di parlare con Dio arriva anche durante il lavoro, sono gli angeli a venirgli in aiuto e a guidare l’aratro al posto suo: un modo poetico e significativo per dire come Isidoro abbia imparato a dare a Dio il primo posto, senza venir mai meno ai suoi doveri terreni. Per i colleghi invidiosi è facile così accusarlo di “assenteismo”, ma è il padrone stesso a verificare che Isidoro ha tutte le carte in regola, con Dio e con gli uomini. L’invidia, che è davvero vecchia quanto il mondo, gli procura anche un’accusa di malversazione e di furto ai danni dell’azienda, perché ha il “brutto vizio” di aiutare con i generosità i poveri, attingendo abbondantemente da un sacco, il cui livello tuttavia non si abbassa mai. E pensare che la generosità di Isidoro non si limita alle persone, ma si estende anche agli animali della campagna, ai quali d’inverno non fa mancare il necessario sostentamento. In questo continuo esercizio di carità e preghiera è seguito passo passo dalla moglie Maria, che una certa agiografia ha dipinto dapprima avara e poi “conquistata” dall’esempio del marito. Certo è comunque che sulla strada della perfezione avanzano entrambi, sostenendosi a vicenda e aiutandosi anche a sopportare i dolori della vita, come quello cocente della morte in tenerissima età del loro unico figlio. Isidoro muore nel 1130 e lo seppelliscono senza particolari onori nel cimitero di Sant’Andrea, ma anche da quel campo egli continua a “fare la carità”, dispensando grazie e favori a chi lo invoca, al punto che quarant’anni dopo devono a furor di popolo esumare il suo corpo incorrotto e portarlo in chiesa. A canonizzarlo, però, nessuno ci pensa. Ci vuole un grosso miracolo, cinque secoli dopo, in favore del re Filippo II a sbloccare la situazione. E il 25 maggio 1622 papa Gregorio XV gli concede la gloria degli altari insieme a quattro “grossi” santi (Filippo Neri, Teresa d’Avila, Ignazio di Loyola e Francesco Saverio) in mezzo ai quali, qui in terra, l’illetterato contadino si sarebbe sentito un po’ a disagio. E da allora, come recita l’enciclopedia dei santi, diventa il “patrono degli affittuari agricoli, dei birocciai, di Centallo e di Verzuolo”.


Autore: Gianpiero Pettiti

San Giuseppe sposo

Se uno è fortunato gli può capitare di fare un incontro inatteso, di imbattersi cioè in un Santo al quale tante volte era passato accanto senza guardarlo e che, improvvisamente, gli si rivela in tutta la sua importanza e la sua attualità.
E’ il caso di San Giuseppe, il Santo sognatore, il Santo della buona morte, il Santo padre putativo di Gesù.
Gli capita spesso di passare inosservato, quasi offuscato dalla luminosa presenza di sua Moglie e di suo Figlio, ma può succedere che alcune riflessioni intelligenti e precise lo illuminino improvvisamente ai nostri occhi, come è successo con questa predica del mio parroco, che passo per conoscenza a chiunque ne sia interessato.
Ecco dunque la presentazione di San Giuseppe:

Giuseppe figlio di Davide


Giuseppe: un nome tra altri nomi, che sono le coordinate che lo individuano, i cromosomi del suo corredo genetico. Alle spalle, nella genealogia, ha trentanove nomi maschili che lo precedono, riassunti in quello di Davide: è la storia da cui proviene, la terra di cui è fatto. Trentanove uomini che generano trentanove uomini, senza mai essere chiamati sposi: il tentativo illusorio di essere fecondi da soli…  Nomi che si raccolgono in tre grandi tappe che scandiscono le generazioni: i patriarchi, che camminano con Dio; i re, che stabiliscono il regno ma dimenticano Dio e tradiscono l’Alleanza; gli sconosciuti, nomi dispersi di una storia che sembra dimenticata da Dio.

L’albero genealogico di Giuseppe rappresenta la parabola ascendente e discendente della nostra storia, che si illude di poter trovare in sé fecondità, ma riesce soltanto ad avvilupparsi in un ritornello di generazioni che non fan nascere nulla di nuovo.


Giuseppe sposo di Maria


Giuseppe è l’ultimo anello della catena, eppure è fuori serie, sfugge alla fatalità del ritornello: generò. Di lui vien detto: “Giuseppe, sposo di Maria, dalla quale è stato generato Gesù, chiamato Cristo”.

Maria: un nome di donna che gli sta davanti come una promessa. Una ragazza incinta, che chiede di accoglierla con sé, come cosa sua; gli chiede di essere il suo sposo: Giuseppe è il primo che viene chiamato così. È il primo della catena, a cui viene dato non di generare attraverso una donna, ma di farla sua sposa.

È Dio che sta alla sua porta, col volto e il corpo di una ragazza incinta, e gli chiede di lasciar entrare nella sua casa quella vita delicata, di farla vivere. Alla sua risposta è affidata la questione cruciale: se il Messia sarà parte della nostra storia, oppure ne resterà estraneo; se il seme che cade come un dono sulla terra piatta delle nostre generazioni sarà accolto e metterà radici e porterà frutto, oppure seccherà trascurato e ci lascerà sterili.


Non temere di prendere con te Maria, tua sposa.


Giuseppe ha paura, non di essere ingannato da Maria, ma proprio perché le crede: crede che quel che vive in lei viene dallo Spirito di Dio; teme come chi si trova alla presenza di Dio. Sente che, se Dio agisce in Maria, egli deve farsi da parte; pensa che non è più la sua sposa, ma quella di Dio, come quel figlio non è suo ma di Dio.

E invece Dio gli ripete che proprio lui, Giuseppe, è lo sposo. La vita che c’è in Maria è veramente affidata a lui, dipende dalla sua risposta.  Non deve temere, Dio lo chiama a partecipare coraggiosamente, da protagonista, all’opera della salvezza.


Essa partorirà un figlio e tu lo chiamerai Gesù:


Spetta a Giuseppe dare nome a quel figlio che non viene da lui: come Adamo diede nome a tutte le creature, che non aveva creato lui. A nome nostro ne dice il nome, ne accoglie il senso: “Dio salva”. E capisce che Dio salva proprio facendosi Dio con noi, Emmanuele: gusta la sua stessa salvezza nella presenza quotidiana di Dio, in quella donna e quel bambino a cui ha aperto la porta della sua casa. Dio non gli ha rubato la sposa e il figlio, ma è divenuto sua sposa e suo figlio.


Destatosi dal sonno,
Giuseppe fece  come gli aveva ordinato l’angelo


È scritto nel nome di Giuseppe che egli sappia sognare i sogni di Dio, come l’antico patriarca Giuseppe. Proprio uscendo dalla cerchia dei  propri pensieri ed aprendo il cuore ai sogni di Dio egli sa andare oltre la prospettiva più ragionevole. Osa sognare sogni proibiti: che Dio bussi alla porta dell’uomo per trovare casa presso di lui. E sa levarsi dal sonno, senza smettere di sognare: gioca tutto di se, per dare casa nella nostra storia ai sogni di Dio.

Lorenza e Cesare


10 anni di matrimonio

Lo sapevate che il giallo è il colore di chi festeggia il primo decennio di matrimonio?
E va benissimo qui, perché il giallo è un colore solare e questi due sposi dimostrano di esserne illuminati.
E’ la loro esperienza di amore e di fedeltà a tempo indeterminato che permette di aprirsi agli altri, per trasmettere fiducia e gioia a coloro che li circondano.