Celebrare il quotidiano dell’amore

C’è una bella preghiera che ci è stata insegnata fin da piccoli e che noi recitiamo ogni giorno, forse senza farci molta attenzione.

Comprende una invocazione semplice: “Dacci oggi il nostro pane quotidiano!”

Semplice, che cosa c’è di più comune del pane di ogni giorno?

Ma che cosa c’è di più indispensabile?

E’ l’alimento di cui abbiamo bisogno per vivere, e non solo una volta tanto, ma per tutte le giornate della nostra vita.

E’ un nutrimento quotidiano che può essere visto come corrispondente al cibo di cui si deve nutrire l’amore di due sposi se vuole continuare a vivere, ma, attenzione, perché il pane, oltre ad essere quotidiano, deve essere possibilmente fresco, sano, senza alterazioni che lo rovinerebbero.

Così il nostro amore deve essere alimentato con continuità e oculatezza.

Le occasioni sono tante, a incominciare dalle più banali, dal primo incontro del mattino quando, nonostante la pressione degli impegni di lavoro, si può trovare il tempo per dirsi: “buona giornata! A presto! Sono con te!  

Questo è già un buon inizio che rinvigorisce il cuore e non deve essere sottinteso, troppo spesso lo è e qualcosa viene a mancare.

Poi, a lungo andare, ci si accorge che qualcosa si è indebolito e non si sa come correre ai ripari.

Dobbiamo ripensare allora a come sono stati vissuti i gesti quotidiani di relazione, a come sono stati trasformati con amore nel nutrimento del cuore.

Non è impossibile, al di là delle differenze di carattere e di educazione che ci condizionano, esercitarsi a fare spazio all’altro, per riconoscere la sua fame, anche se inespressa, di comunione di affetti. E riscoprire la tenerezza, che addolcisce la realtà delle esperienze più difficili che si possono incontrare nella vita a due.

C’è infatti un’opera di misericordia che si deve esercitare proprio con chi si ama: dar da mangiare agli affamati, ricordandoci che nel matrimonio abbiamo promesso che avremmo provveduto  alla reciproca fame di amore.

Non c’è un’altra fame più profonda, più vera di questa.

Nessuno può credere di poterne fare a meno o di sostituirlo con qualcosa d’altro.

La tranquilla sicurezza di possederlo, o, per lo meno, di ricercarlo sinceramente, che si traduce ogni giorno   in parole e soprattutto in azioni che lo testimoniano e lo confermano, è la benedizione che riempie la casa e si trasmette ai figli e a tutti quelli che vi abitano.

Un tempo, specialmente in campagna, si faceva il pane in casa e la sua fragranza poteva ben essere un simbolo del bene che si diffonde intorno e riempie il cuore.

Ma il pane non si improvvisa: richiede abilità e tempo per la sua riuscita.

Deve essere lavorato a lungo con un bell’esercizio di braccia, poi lasciato a riposare, a lievitare nel tepore dell’attesa, poi passato alla prova del fuoco nel forno e infine spezzato insieme per poterlo veramente gustare.

Non si può non pensare al pane spezzato dell’Eucaristia dove il pane spezzato è quello che si dà per la nostra vita, perché l’amore, se vuole essere vero deve proprio lasciarsi spezzare per vivere.

A dire il vero la gente non è più tanto zelante nel portare in tavola il pane, per motivi di dieta o di tempo si preferisce far uso di crackers o di grissini, pane secco che, fuor di metafora, fa pensare al minimalismo dei gesti di amore e alla rinuncia della dolcezza di una mensa ben imbandita.

Certo, se c’è una situazione nella quale contano i piccoli gesti quotidiani per far sì che l’atmosfera sia respirabile e gratificante, quella è la situazione matrimoniale

Qui non occorrono sempre gli slanci eroici dei primi momenti di amore, c’è un eroismo nella costanza del dono, nel dimenticare stanchezza e debolezze per alimentare la pienezza di vita dell’altro, che poi si traduce in una reciproca ricchezza.

Nascerà allora la festa,

“Che cosa si festeggia oggi?” Chiedeva un amico un po’ sorpreso da una celebrazione imprevista, senza significative ricorrenze da ricordare.

Ecco! Si celebra la festa del quotidiano, che bisogno c’è di aspettare le grandi occasioni?  

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