Cercare casa

“ Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo.”
Disse il Maestro, ritto in piedi davanti a loro, mentre i due, seduti a tavolino, tracciavano segni e disegni geometrici su fogli bianchi, sparsi un po’ dappertutto.
Si fermarono un momento, in dubbio se avevano capito o meno quelle parole, poi i loro cervelli incominciarono ad elaborare pensieri di reazione sostanzialmente simili.
“Io non cerco una tana”disse lei, con un senso di amarezza  “e neanche un nido, anche se può essere molto romantico, e nemmeno una capanna. Io cerco una casa vera e non vedo perché non dovrei, dal momento che è assolutamente indispensabile per farci una famiglia”
“Neanch’io cerco una tana” disse lui un po’ risentito “non sono una volpe e neppure un uccello, mi serve una casa, con tutto il necessario per viverci bene, con mia moglie e i miei figli, e mi serve presto, perché sono stanco di aspettare.”
Avevano girato per tutta la città, letto gli annunci di tutti i giornali, contattato tutte le agenzie immobiliari che conoscevano…le case c’erano, ma erano troppo piccole o troppo grandi per una coppia, troppo fuori mano e soprattutto troppo care.  Certo c’era chi poteva permettersele, se avevano le famiglie ricche alle spalle, se non conoscevano problemi di denaro, ma loro no, avevano soltanto il loro forte, chiaro, determinato, amore che li indirizzava verso una vita di coppia.
Quasi istintivamente, senza troppo riflettere, lei si alzò e, levando lo sguardo verso il Maestro, gli chiese: “Maestro, Tu dove abiti?”
“Venite e vedrete.”Rispose Lui tranquillo.
Si guardarono e insieme i due, come discepoli, lo seguirono.
Non se ne erano accorti subito, ma poco alla volta, dopo il loro incontro e il quotidiano parlar di amore, essi si erano lasciati modellare da quell’Amore che viene da Dio e li aveva dolcemente, quasi insensibilmente spinti alla sequela del Maestro.
Ora andavano,senza sapere dove, stando bene attenti, tenendosi per mano, a mettere i loro piedi sulle orme di Lui, che diffondeva intorno a sé tanta sicurezza.
Chi di noi, leggendo quel passo corrispondente del vangelo di Giovanni, ( Gv. 1, 39 ) non è stato preso dalla curiosità di sapere dove Gesù abbia portato i suoi due primi discepoli  e che cosa abbiano fatto questi con Lui tutto il giorno?  Sappiamo solo che erano le quattro del pomeriggio e che quando essi ritornarono avevano riconosciuto il Messia, l’Atteso, Colui che li avrebbe salvati.
E si erano arresi a Lui incondizionatamente.
Ecco, lo stesso viaggio è ora offerto ai due che si amano, perché lo Spirito Santo che li guida si incarica di rivelare loro, se non lo rifiutano, il mistero di Dio Trinità, aprendoli all’insegnamento dell’unico, vero, Maestro.
Troveranno prima o poi una casa, anche se non sarà quella ideale, troveranno certo dove posare il capo, ma la cosa importante è che abbiano trovato il loro Maestro, da accogliere nella loro casa, come Lui li ha accolti nella sua, da invitare alla loro mensa, come Lui li ha invitati alla sua, da incontrare nella preghiera, chiudendo la porta della loro camera, ogni volta che avranno desiderio di Lui.
La cosa grande è che abbiano capito che loro due insieme erano la casa che il Maestro cercava.
Perché Dio, come loro, cerca continuamente casa, cerca dove posare il capo, e non c’è dimora più adatta per Lui che il luogo dell’amore sponsale, dove , pur tra le debolezze, le difficoltà, i dolori della vita, si celebra quotidianamente il Sacramento della Comunione Trinitaria.

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