Cieli e terre nuove

Erano le belle giornate dell’autunno.
Il cielo non era mai stato così azzurro e la terra così dolcemente protesa a godere gli ultimi raggi del sole.
La natura è più tenera in questa stagione, come esausta dal caldo abbraccio dell’estate e stilla dolcezza con i grappoli che maturano sulle vigne già ingiallite e i fichi che resistono sui rami perché tu li scopra e li colga come ultimo suo dono, ma c’è dentro a tutto questo anche un sottile annuncio di fine, un presagio di buio e di freddo che si profila all’orizzonte e si chiama inverno.
“Riuscirò a superare questo inverno?”
Si domandava lei prevedendo le complicazioni di salute che spesso si facevano sentire nella fredda stagione.
“Ma che cosa significa poi superare l’inverno? Ci sono tanti modi per farlo” pensava “ C’è quello degli animali che vanno in letargo e quindi non lo vedono neppure, mentre gli altri si organizzano per sopportarlo nel modo migliore e per sopravvivere, c’è il metodo degli alberi che si spogliano di tutte le loro foglie, tanto da sembrare morti, e poi, in primavera, si risvegliano pieni di gemme, oppure quello dei semplici fiori dei campi che, prima di scomparire nelle nebbie invernali, lasciano cadere sulla terra una quantità di semi tale da farli ricomparire moltiplicati nella stagione successiva.”
“E tu a quali di questi modelli pensi di voler appartenere?”
Chiese lui prendendola per mano e aiutandola così a passare dai sentieri pericolosi delle sue solitarie elocubrazioni alla più sicura strada maestra della fede.
“Non so” rispose lei pensierosa “ se potessi scegliere credo che vorrei essere un albero, che affonda le sue radici nella terra buona e si lascia guidare da lei per seguire i suoi tempi e i suoi ritmi.”
“Ecco la nostra madre terra” fece eco lui “la quale, come dice Francesco ne sustenta et governa et produce diversi frutti con coloriti fiori et erba…
Questa non è solo poesia, è verità che si ammanta di bellezza: la terra madre nel suo grembo porta tutti i germi di speranza.
Vuoi dunque fidarti di lei?
“Non tradisce mai come una vera madre, ti nutre ma anche ti governa, ti guida indicandoti la strada.
I fiori e le erbe con il loro profumo sono come un segno di amicizia e di affetto che ci viene direttamente da Chi li ha creati, forse per questa loro trasparenza mi sono sempre stati cari.
Mi è sempre piaciuto coltivarli e lavorare la terra, sentirla tra le mani, sbriciolarla tra le dita come fanno i bambini con la sabbia, sentirne la morbidezza e il profumo quando viene bagnata dalla pioggia!”
Lei sorrise pensando alle sue scarpe infangate, quando ritornava dall’orto, che lasciavano il segno sul pavimento di casa.
“Mi mancano tanto!” disse “e tutta la bellezza della terra, che ancora mi commuove, è ormai come velata da un’ombra di impermanenza, dal sospetto di una fragile illusione destinata a passare.”
“Ma non è così!” disse lui con forza “Ora dobbiamo ricostruire tutta la nostra fiducia di terrestri su basi più solide della nostra passata esperienza!
Questo vuol dire non accontentarci dell’apparente, del velo di Maia che può sempre essere strappato; vogliamo costruire sulla roccia e la roccia unica e vera è per noi Gesù Cristo.
Lui ha voluto entrare nella nostra storia, ha sperimentato e gustato come noi la vita sulla terra, con i suoi giorni e le sue notti, le sue piante e i suoi animali, nel bene e nel male, tanto da arrivare a conoscere perfino quello che è il destino di ogni uomo: la morte, ma poi è risorto!
Ecco la nostra salvezza.
Se Lui non fosse risorto, dice Paolo, noi saremmo i più infelici di tutti gli uomini, invece siamo i più felici perché possiamo partecipare della sua morte e della sua resurrezione.
Su quella possiamo costruire la nostra vita, sia terrena che celeste e, se è fondamentale seguire il nostro Maestro per vivere bene, lo è ancor più per avere attraverso Lui una visione escatologica.
Facciamo così: io e te saremo i suoi discepoli, mettiamoci al posto dei due discepoli di Emmaus ( che non è detto fossero due uomini, potrebbero anche essere marito e moglie, come siamo noi) e, mentre camminiamo insieme, ci arrovelliamo per i nostri insolubili problemi…ecco che arriverà Lui e ci illuminerà la mente e il cuore, facendo le cose più comuni.

Intanto camminerà con noi.
E’ molto bello camminare, non si può immaginare una eternità immobile.
Gesù risorto non si è mostrato come un’immobile icona, e neppure volava, camminava semplicemente come noi sulla terra, anche se passava attraverso le porte chiuse.
E poi è entrato in una casa, come può essere la nostra, si è seduto come un commensale a una tavola apparecchiata.
Non una sola volta abbiamo visto Gesù risorto mangiare, lo ha fatto a Emmaus, ma anche davanti ai suoi discepoli, ai quali è comparso mentre erano a tavola, e ha chiesto addirittura qualcosa da mangiare per dimostrare che era proprio Lui e non un fantasma.
Quel pezzo di pesce arrostito, che ha preso e mangiato alla presenza dei discepoli stupefatti, ci deve consolare più di tutti i trattati di teologia sui novissimi.
Dunque c’è una convivialità che ci aspetta; in questo modo, da questo semplici gesti, si ricostruisce intorno al Cristo un ambiente di vita che, se è segnata dallo splendore nuovo della risurrezione, nello stesso tempo è la continuazione e il coronamento di un mondo creato e mai abbandonato.
Dio ha tanto amato il mondo da mandare a salvarlo il suo figlio, che ne è divenuto parte!
L’incarnazione è la garanzia della salvezza dell’uomo, ma anche di tutto il mondo in cui ci muoviamo, perché il nostro mondo è diventato il suo mondo e sta aspettando con impazienza il suo ritorno.
Anch’esso geme, come te, nell’attesa.
Geme perché è segnato da un marchio di peccato e di precarietà che turba la natura stessa, la quale non può affermarsi nella sua bontà creaturale.
Ma noi proviamo a guardarla con lo sguardo stesso di Dio!”
Provarono, e videro che le foglie d’autunno, bellissime, che si stendevano sotto i loro piedi, andavano a formare alimento per la loro pianta di origine.
Videro il sole giocare con le nubi, alternandosi nel dominio del cielo, per bagnare e riscaldare la terra dandole vita.
Videro le antiche torri cadere e gli uomini ricostruirle sotto forma di grattaceli.
Videro nascere sulla terra ogni giorno bambini nuovi e li videro rinascere ogni giorno in cielo, sazi di giorni.
Videro i cieli aperti e gli angeli salire e scendere tra la terra e il cielo, per assicurare il misterioso legame che li univa…
Lei era un po’ smarrita e un po’ felice, lui era sempre più luminoso.

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