Come i discepoli di Emmaus

Due persone camminano insieme nella sera di Pasqua.
Una di queste si chiama Cleopa, dell’altro non si sa il nome, per cui potremmo anche presumere, senza troppo timore di smentite, che fosse una donna, forse la moglie stessa.
Sta di fatto che essi camminano e parlano familiarmente tra di loro,andando verso casa, ma non sono felici: troppi avvenimenti li hanno turbati e delusi.
All’improvviso non ci sono più due, ma tre persone e tutto diventa diverso.
Ora essi guardano negli occhi lo sconosciuto che si è unito a loro e ha chiesto: “Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra di voi durante il cammino?”
Allora qualcosa cambia e ciò che era sembrato così confuso incomincia ad offrire orizzonti nuovi.
Mentre Egli parla loro, piano piano, incominciano a capire che la loro piccola vita non è poi così piccola come essi pensavano, ma fa parte di una storia che li trascende.
“Stolti!” dice loro “Tardi di cuore a credere” e queste parole vanno diritte al loro cuore.
E’ una chiamata al risveglio, è uno strappar via le bende dagli occhi, un demolire gli inutili dispositivi di protezione.
Gesù si unisce a loro mentre camminano insieme e spiega loro le scritture, ma è la sua stessa presenza misteriosa che viene rivelata loro.
Essi non possono vivere senza le parole che vengono da Dio e li portano a scoprire ciò che stanno veramente vivendo.
La forza della sua parola si trova non tanto nel modo in cui viene applicata, quanto nel suo potere di trasformare chi l’ascolta.
Quando Gesù si unisce a noi sulla strada che stiamo percorrendo e ci spiega le scritture, dobbiamo ascoltarlo con tutto il nostro essere, confidando nel fatto che la Parola che ci ha creato anche ci sanerà, la sua qualità sacramentale rende però Dio presente non soltanto nell’intimo della coppia,
anche le dà un posto nella grande storia della salvezza.
La parola ci fa vedere che la nostra vita quotidiana e ordinaria è in effetti una vita sacra, che svolge un ruolo necessario nell’adempimento alle promesse di Dio.
Allora, come persone grate, potremo invitare nell’intimità della nostra casa Colui che ha fatto ardere il nostro cuore e uscirne poi, trasformati, nella fretta gioiosa di raccontare ciò che è accaduto durante la via.

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