E ora le nozze!

Torniamo ai nostri ragazzi, che contavano i giorni per sposarsi.

Gli studi erano finiti, la casa era pronta, i parenti pure, che cosa mancava ancora?
Mancava quella cosa misteriosa che è il Sacramento del Matrimonio, la cui celebrazione è solitamente accompagnata e sommersa da una serie di formalità e di manifestazioni esteriori, tali da far tremare le vene e i polsi ai nubendi e alle rispettive famiglie.
Partecipazioni, bomboniere, inviti, banchetti, viaggio di nozze…era troppo, specialmente per lei, che rifuggiva da tutto quello che è mondano.
Essere al centro dell’attenzione, sia pure per un giorno, non le andava bene, soprattutto non le piaceva essere oggetto di curiosità, come capita a tutte le spose.
Ma i curiosi al mattino presto dormono, e, allora, facciamo un bel matrimonio all’alba, quando solo gli interessati hanno il motivo e la forza di alzarsi.
I curiosi entrano volentieri nelle grandi chiese sfarzosamente addobbate per l’occasione, e, allora, cerchiamo una piccola, semplicissima cappella nota solo agli sposi e agli stretti parenti.
Così via via, sfrondando tutto quello che si poteva, si era arrivati all’osso della cerimonia, nella sua perfetta essenzialità.
L’abito bianco però ci voleva, lungo e monacale era un simbolo a cui lei non poteva rinunciare.
Se fosse stato possibile, anche lui si sarebbe rivestito di un abito simile, per significare che erano ambedue dei consacrati, per la grazia sacerdotale del loro Battesimo.
Come avrebbero voluto prostrarsi insieme davanti all’altare per professare i loro voti matrimoniali di amore reciproco, di fedeltà alla vocazione, di abbandono a Dio attraverso l’altro  che diventava da quel momento la più autorevole voce della sua volontà, la strada maestra per entrare nel Regno!
Ma tutto questo lo vivranno scoprendolo pazientemente nel tempo, in un bel gioco di sofferenza e di gioia, che li farà maturare giorno per giorno, sospinti dallo Spirito.
Per ora il Matrimonio era come un tesoro nascosto da ricercare insieme, un seme prezioso da proteggere e far germogliare con il calore dei loro cuori affinché si espandesse in tutta la sua potenzialità tanto che gli uccelli del cielo potessero rifugiarsi sui suoi rami.
Era il lunedì di Pasqua, il Vangelo parlava di due che camminavano insieme verso Emmaus ed incontrarono il Cristo, anche loro dovevano camminare molto insieme e non sempre nella chiarezza,  ma il Signore si era affiancato a loro e non li avrebbe più lasciati.
Fu nell’attesa di quel giorno benedetto che lui le scrisse, in una lettera, forse senza rendersene veramente conto, ma certamente ispirato, quello che sarebbe stato il loro programma di vita per il tempo e per  l’eternità.
Riportiamo qui, non senza trepidazione, quelle parole che avrebbero segnato la loro strada:
“Mia dolcissima,
questo mio scritto vorrebbe esprimere e favorire una immersione ed una donazione totale a te, amore mio!
Il mio più profondo desiderio è di aderire a te, fondermi in te, così da poter vivere la stessa vita, essere una sola cosa.
Vivere la stessa vita: ecco l’anelito del mio cuore!
Già mi sento vicino a questa meta, che deve durare per sempre, in terra e in cielo, e la percezione di questa realtà mi riempie di gioia, mi rende felice.
Il Matrimonio che presto celebreremo, completerà questa comunione, facciamo che sempre l’unione sensibile dei nostri corpi alimenti, cementi l’unione delle nostre anime, così che da questa realtà interiore, da questa mirabile intimità si partano i nostri figli e non da semplici accidenti corporei.
Vivere insieme, vivere la stessa vita, essere una stessa cosa, unione totale e permanente, a questo devono tendere tutti i nostri sforzi, devono essere utilizzate tutte le facilitazioni e i favori che la natura ci offre.
Tutto l’aspetto materiale, corporeo, del Matrimonio deve essere visto e vissuto in questo senso e con questa meta, ma quale sarà lo scopo di questo vivere insieme?   Non certo noi stessi, perché certamente finirà con la morte, ma Dio.
Ecco: vivere insieme Dio, questa è l’unica realtà che può continuare nell’eternità, per questa realtà noi potremo vivere, vivere per sempre, ecco la nostra gloria eterna, l’anticipo, su questa terra del paradiso.
Anzitutto cercare una stessa idea di Dio, meditare su uno stesso volto, su una stessa immagine di Dio.
Da questa costante considerazione di Dio deriva la spiritualità, ebbene noi dobbiamo tendere ad avere una stessa spiritualità, non potremmo vivere la stessa vita senza una stessa spiritualità, non dico identica, ma similare o meglio complementare.
Cercando Dio insieme noi ritroveremo noi stessi, perché Dio è in noi e Dio ci unisce, ci assimila, ci fonde in Lui.
Che si possa dire di noi: “vivono insieme Dio, vivono insieme di Dio!”
Se così in terra, così sarà anche in cielo, non ci sarà alcun mutamento, perché il cielo è vivere insieme Dio.”

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