Era il maggio odoroso

“Era il maggio odoroso”: l’incipit del famoso verso leopardiano le tornava con insistenza alla mente in quella chiara giornata di sole.
Il suono di queste parole si associava in lei a ricordi infantili, ricordi di quando, in campagna, si nascondeva per gioco tra le erbe alte e profumate del maggengo non ancora tagliato.
Lì si sentiva lontana da tutto il mondo, l’aria sembrava percorsa da misteriose vibrazioni che risuonavano come un richiamo, una promessa di qualcosa di indefinito e di infinito che l’aspettava.
Ora sembrava che tutto questo si fosse rivelato e quasi materializzato in una persona, capace di recepire e rimandare le stesse percezioni di allora, arricchite da una consapevolezza e un significato nuovi.

“Oggi sarebbe il giorno ideale per fare una bella gita in barca!”
Propose lui.
“Guarda come è calmo il fiume.
Appena fuori dalla città ci sono delle belle lanche, dove andavo a pescare da bambino con mio padre, e dei boschetti tranquilli, dove ti pare di essere fuori dal mondo.”
“In barca, dici? Ma io non so né remare né nuotare. Non ho mai messo piede su una barca in vita mia!”
“Io sì ( e mentre parlava gli brillavano gli occhi); ogni tanto, tra studenti, noleggiavamo una barca.
I ragazzi remavano e le ragazze ridevano, ma, qualche volta, ho sognato di andarci da solo sul fiume, verso l’orizzonte, come un cow boy solitario.
Ora mi piacerebbe andarci con te!”
Ma lei era molto brava ad aggirare gli ostacoli.
“Qualche volta ci andremo!
Ora possiamo farlo con l’immaginazione, non costa niente e non c’è nessun pericolo.
Che cosa pensi di trovare all’orizzonte, dove sembra che l’acqua tocchi il cielo?”
E lei, che cosa pensava di trovare tra le erbe del prato e il cielo di maggio, quando, bambina felice, si lasciava alle spalle tutto il mondo?
Forse quella stessa gioia che provava ora, seduta nell’erba, con il capo di lui sulle sue ginocchia e gli occhi immersi in quelli di lui, chiari e ridenti.
C’era in loro un intenso, quasi palpabile,desiderio di ricomposizione per qualcosa di ancora mancante ma di promesso, uno slancio sofferto e insieme gioioso verso una più intima unione, la nostalgia di una intravista armonia.
Restarono a lungo in silenzio, le parole non sarebbero state all’altezza del loro sentimento.
Percepivano più vivo il senso del proprio limite umano, e il desiderio di superarlo era così forte da far male, avvertivano però che il mistero che li avvolgeva era buono, che potevano fidarsi uno dell’altro e, insieme, dell’Amore che li sosteneva.
“Non credi che dovremmo tornare a casa?
Disse lei all’improvviso.
“Oggi il tempo è volato!”
“Hai paura?”
Disse lui sottovoce
“No!”
Rispose subito lei, ma dentro sentiva uno strano tremore.
“No!, è bello stare qui, non vorrei che finisse mai, ma so che non può durare…”
“Sì” confermò lui “Non può durare così, ma la cosa bella è che nessuno ci può portar via quello che noi viviamo ora.
Se il nostro cuore è inquieto, sa però che ci sarà il riposo e la soddisfazione che aspetta e, in qualche modo, ne gode già l’anticipazione.
Domani noi saremo diversi, ma in senso migliore e non rimpiangeremo questi momenti, perché la nostra unione sarà più profonda e più vera.
Gli amori romantici, votati alla esaltazione e alla disperazione, mi sono sempre sembrati un po’ falsi.
C’è più poesia in due genitori che spingono una carrozzina, o in due vecchietti che si sostengono a vicenda, che in tutti i poemi d’amore che conosco.
Sei pronta a rammendare i calzini e a far cuocere pentole di verdura?”
“No!” protestò lei allegramente “E tu sei pronto a fare la spesa e a stendere i panni?”
“Sì, perché no? Mia madre mi ha insegnato anche a stirare quando c’è bisogno!
Non sono queste le difficoltà del matrimonio: la vera difficoltà è la rinuncia ad andare oltre, a non cercare quella gioia che sta dentro ad un vero rapporto coniugale a tutti i livelli, a non credere nel bene che l’altro è per noi.
La stessa bellezza e bontà del nostro corpo è un segno della bellezza e della bontà di Dio, ed è per sempre.
Vorrei che nel matrimonio di tanti sposi cristiani questo fosse più manifesto.
Abbiamo visto che il voto di ubbidienza è possibile anche per chi si sposa, a maggior ragione dovrebbe imporsi il voto di castità.
La castità non significa rinunciare alla vita sessuale, ma significa farne un uso appropriato, trasparente del suo significato, adeguato ai suoi scopi.
Uno sguardo, un bacio, un abbraccio è casto se nasce non dall’egoismo, ma dal bisogno di dare, comunicare l’amore e non può essere che gioia.
Tutto si arricchisce con il tempo e l’esperienza della vita in comune, la conoscenza diventa riconoscenza e si riempie di significato.
Dobbiamo dunque impararla bene la castità perché ci sono tanti equivoci sul suo conto, dall’ipocrisia vittoriana all’esibizione esasperata dei nostri giorni, dalla vergogna alla commercializzazione del corpo, dalla diffidenza allo sfruttamento.
Dobbiamo andare a scuola e sai chi ci farà da maestro in questa disciplina?
Non è difficile indovinare: come per l’ubbidienza così per la castità saremo maestri l’uno per l’altro.
E’ un campo in cui si gioca sulla nostra pelle e sulla nostra anima.
Nessuno più di noi due può sentire, verificare, correggere, assumere quello che di casto ci deve essere nel comportamento coniugale.
Si sono scritti volumi sulla castità celibataria, vogliamo scrivere anche noi sulla castità coniugale, sempre per quel nostro progetto in difesa e in lode del matrimonio.?”
Avevano ripreso a camminare, ora, di buon passo, come sempre quando erano infervorati da qualche nuova idea.
Il cielo stava dando spettacolo: il sole al tramonto giocava con le nuvole colorandole, a tratti, di tenerissimo rosa, o di un drammatico viola o di strisce preziose di oro.
“E’ sempre questione di luce” osservò lei pensierosa “può valere anche per il discorso sulla castità?”
“Direi di sì, se togliamo via le ombre e la esponiamo alla luce solare della verità la castità diventa splendida.
Proviamo ad associarla agli effetti che produce in una coppia che la coltivi con intelligenza d’amore.
Prima di tutto armonia di comunione: quella pienezza che completa la grande povertà di ciascun uomo preso singolarmente, poi tutto viene di conseguenza.
Consapevolezza della bontà e della bellezza del creato e del suo Creatore e Padre.
Benevolenza verso tutta l’umanità, partecipe della nostra stessa ricchezza e povertà .
Fedeltà tra gli sposi che, per la gioia che è loro data, non hanno bisogno di cercare soddisfazione altrove.
Uso sereno delle capacità procreative nella conoscenza rispettosa delle loro leggi e del loro significato.
Festa ripetuta dell’incontro, premessa e promessa di un amore infinito…”
“E perché, allora, la castità è così poco apprezzata?”
Chiese lei che era sempre perplessa, fermandosi sui due piedi, colpita dall’evidente contrasto tra ciò che veniva detto e ciò che si viveva intorno.
Intanto si era fatta sera: le nuvole, non più raggiunte dalla luce del sole, si erano ridotte a sagome oscure nel cielo.
“Perché? Non lo so” disse lui “La prima risposta che mi viene in mente è che gli uomini sono stupidi e non sanno quello che si perdono, ma forse è troppo banale, forse c’è sotto la faccenda del peccato originale, forse c’è il diavolo in persona che, per definizione, non vuole assolutamente l’unione, ma la divisione e semina zizzania.
Forse perché il banchetto di nozze è predisposto per tutti, ma per parteciparvi è richiesta la veste nuziale, che non tutti sono disposti ad indossare.”
“Forse” aggiunse lei “chi ha la gioia di vivere un tale stato di grazia lo tiene per sé, non sente il bisogno di renderlo pubblico e perciò passa inosservato, sommerso dal negativo che imperversa.
E’ come se le coppie felici si vergognassero un po’ di essere così felici, in mezzo al disastro generale e tenessero nascosto il loro tesoro.”
“E se noi, invece, lo testimoniassimo? Io ho la grinta per farlo” disse lui deciso “Potrò scrivere dei libri, fare conferenze, tenere dei corsi sull’argomento per aiutare le altre coppie in cammino!
Come medico sessuologo e marito felice potrei essere convincente!”
Poi guardò lei e scosse la testa sorridendo:
“Non pretendo che tu faccia lo stesso, mia pudica fanciulla! Mi basta che tu non mi contraddica pubblicamente!”

 

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