I tre classici voti

“Ora, per essere riconosciute dalla Chiesa come persone consacrate, non ci resta che fare i voto di povertà!”

Affermò lei con aria rassegnata.

“Ma questo non mi spaventa affatto!”

Disse tranquillamente lui.

“Come ottavo di nove figli non ho mai avuto un vestito nuovo: mi mettevano sempre quelli smessi dai miei fratelli maggiori e non mi ha mai fatto problema.”

“Anch’io”disse lei convita

“Non ho mai provato invidia verso quelle mie compagne di scuola che, si vedeva, erano più ricche di me, vestite all’ultima moda, e poi venivano da me a farsi aiutare a studiare.

Ma la questione è un’altra: uno può essere distaccato dal denaro quando è solo, ma quando ha una famiglia da mantenere e dei figli da crescere?  Le cose cambiano!”

“Sì” ammise lui “ma solo se crede di dover essere solo lui a dover provvedere, se invece pensa che tutti siamo figli di Dio e che in verità è Lui che ci nutre e ci sostiene la situazione non dovrebbe essere tanto diversa!”

 

C’erano molti uccelli nel cielo e molti fiori nei campi, intorno a loro, in quella bella giornata di primavera.

Questo poteva bastare ad indicare la soluzione di un problema, che si profilava così essenziale per

una giovane coppia  come la loro?

La saggezza del mondo è tutta un invito alla prudenza, alla oculatezza, per cui la priorità viene data al benessere economico, come base di una famiglia stabile, in evidente contrasto con l’amore alla povertà evangelica.

 

“Ma che cosa significa, davvero essere poveri?” si chiese lui

“Io credo che non voglia dire tanto non avere niente,quanto non trattenere niente per sé.

Allora, vedi?, se uno è solo facilmente diventa egoista, ma se si è in coppia, subito, si comincia a dover dividere tutto in due e si diventa subito più poveri, anche se in realtà spiritualmente si è più ricchi, non parliamo poi se c’è di mezzo tutta una famiglia!”

“Vuoi dire che la povertà coniugale è la totale devozione all’altro, quella che ti fa pronto a rinunciare a tutto: beni, tempo e libertà, per restare unito all’altro nella buona e nella cattiva sorte? Non ti sembra una cosa terribile?” sospirò lei “Questa è una spoliazione più grande di quella dei propri vestiti fatta da Francesco davanti al padre e al Vescovo di Assisi!”

“Sì, è terribile” confermò lui “e va fatta una sola volta nella vita, perciò il matrimonio è indissolubile e si dovrebbe celebrare come una professione di voti solenne e definitiva.

Solo chi ne ha capito la grandezza e la bellezza può decidersi a farlo e poi, capisci?, questo è un trucco, un’astuzia della pedagogia di Dio, perché ci insegna la felicità che si trova nella donazione piena di sé, senza riserve, quella stessa di Cristo che, da ricco che era…

Poi, una volta sperimentato tutto questo, uno non può più essere lo stesso di prima, non può più difendere il suo piccolo territorio dall’invasione degli altri, perché ormai si è aperta in lui una breccia da cui possono passare prima di tutto i figli, con prepotenza, e poi i parenti, gli amici e i nemici e tutti quelli che gli diventano, in qualsiasi modo, prossimi. Uno capisce che è molto più bello e conveniente pensare agli altri che a sé.”

“Posso comperarmi un paio di scarpe nuove?” disse lei perplessa “Queste mi si stanno rompendo, le ho consumate a furia di camminare con te!”

“Posso regalarti un braccialetto d’oro?” disse lui dolcemente “Ho fatto uno scambio con mia madre che è la mia economa: le ho passato i soldi della borsa di studio che ho vinto e lei mi ha passato un cimelio di famiglia..

Le è sembrato un affare conveniente, però, prima di darmelo mi ha guardato dritto negli occhi e mi ha detto:

“Ma tu sei sicuro di sposarla?”

“Sicuro”

“Ho risposto io”

“Allora prendilo!”

“Guarda! Mancano alcune perline, ma il disegno è bello e antico, ti piace?”

Se le piaceva! Era un gentile intreccio d’oro con piccole perle alternate a piccole pietre verdi.

Lei non aveva l’abitudine di portare braccialetti, ma quello non l’avrebbe più abbandonata.

“Bello!”

Le dicevano.

“Sì” diceva lei modestamente orgogliosa “è antico, è un gioiello di famiglia!”

Dunque si può anche essere poveri e portare gioielli!

Gesù indossava delle bellissime tuniche inconsutili, tessute da sua Madre o dalle Pie donne del suo seguito e non disprezzava i profumi e i balsami preziosi, ma poi si è lasciato, per noi , spogliare di tutto.

“Perché la spoliazione mi fa paura?” Sospirò lei

“Dare agli altri è bello e anche facile, ma che mi si possa portare via quello che mi è essenziale, mi angoscia!”

“Tutto sta nel capire quello che è davvero essenziale”

Rispose lui

“Se noi leggiamo attentamente il vangelo, troviamo che in sostanza Gesù ci propone uno scambio: da una parte c’è il regno dei cieli e dall’altra c’è tutto il resto, che può essere importante, ma non essenziale.

Il regno dei cieli è proprio quello che è dato in eredità ai poveri ed è così bello che basta a farli definire beati.

“Cercate per prima cosa il regno di Dio e la sua giustizia” ci viene detto “e tutto il resto vi sarà dato in più”

Non è detto che tutti gli altri beni non ci saranno concessi, anzi a volte saranno centuplicati, ma non avranno il primo posto e perciò ci libereremo dall’angoscia di perderli.

“Mi ha sempre lasciata perplessa” disse lei “quel passo del vangelo di Luca che dice molto duramente: “Se uno viene a me e non odia suo padre, sua madre, la moglie, i figli, i fratelli e le sorelle…non può essere mio discepolo.”

Tutte queste cose sono la mia vita, pensavo, ma poi ho letto tra le cose da odiare: “anche la propria vita” e allora sono rimasta spiazzata.

Solo Chi può dire di esserela Vitapuò chiedere all’uomo una simile rinuncia.

Solo Chi può garantirti che ti restituirà tutto può chiederti tutto.

Alla fine la questione si risolve in un atto di fede senza riserve.

Questa credo sia l’essenza della povertà, che ha però la dolcezza della rassicurazione di Chi ti fa sapere che perfino i tuoi capelli sono contati.”

 

Intanto i loro passi li avevano portati a sbucare davanti a una piccola chiesa, posta ai confini tra le ultime case della città e i primi campi coltivati.

Era una chiesetta dal tetto a capanna, di stile romanico, tutta chiusa in se stessa e tra le altre case, quasi mimetizzata con esse, ma rappresentava, ai loro occhi, tutta la forza della spiritualità medievale

Il portale era chiuso, forse la chiesa era sconsacrata e sul breve sagrato giocavano alcuni bambini

 del posto, come in un luogo familiare e sicuro.

I due si sedettero vicini, sul bordo di pietra alla base dei muri perimetrali.

Stavano con le spalle appoggiate alla parete, ancora calda di sole,e si sentivano come in casa di amici, una casa secolare preparata anche per loro.

Tutto l’ambiente era così “naturale” e nello stesso tempo, così semplicemente sacro!

 

“Mi sembra” disse lui “che camminando, camminando, abbiamo fatto un bel percorso nel campo della vita consacrata.

E’ un campo riservato finora ai religiosi di professione, ma che si sta aprendo ora anche a noi laici, non so se per effetto dei tempi che cambiano, o, in particolare del Concilio Vaticano II e della “Lumen gentium”.

Allora, come parlando tra sé, lei si mise a recitare sottovoce dei versi che le erano nati dentro sull’onda di tali pensieri:

“Se le maniche della mia tunica

 Arrivassero fino a terra

 E portassi la testa rasata

 E i piedi nudi nei sandali,

 Forse ti sarei più gradita,

 O Signore?

 O non ti è più cara

 La mia anima nuda

 Senza maschera o difesa

 Alcuna?”

“Questa si chiama domanda retorica” commentò lui “Ma il Signore ascolta tutte le domande, anche quelle retoriche!

Ora, però, dovremmo tirare le conclusioni e passare alla fase operativa.

Quando scriveremo il nostro libro sulla vita consacrata nel matrimonio, dovremo poter parlare di qualcosa di sperimentato e di vissuto, di cui saremo testimoni, e che abbia delle forme visibili.

Io ho in mente una bella professione dei voti di povertà, castità e obbedienza, da farsi al momento del matrimonio e da rinnovarsi ad ogni  anniversario, con lo stesso contenuto, ma con formule diverse, che si adattino alla storia di ogni coppia e ne accompagnino il percorso di maturazione.

Sarebbe anche un modo più intelligente di festeggiare gli anniversari: non preoccuparsi di regalare delle cose, ma di perfezionare l’ideale intravisto all’inizio di ogni vera storia d’amore.

E poi ci sono le tappe più importanti e significative da ricordare: nozze d’argento, nozze d’oro, nozze di diamante…

Già i nomi sono preziosi, pensa se corrispondessero a gradini di perfezione coniugale!

E’ un gioco che può durare tutta la vita e oltre…

 

Si videro vecchi, seduti, come allora, uno vicino all’altro, a prendere l’ultimo sole del tramonto, con uno strano pulviscolo d’oro che li circondava, e non si sapeva se era la polvere sollevata dai bambini che giocavano intorno a loro o se era uno sfavillio che scendeva direttamente dalle nuvole attraversate dai raggi del sole.

E si sentivano in pace, come fossero la versione cristiana di Filemone e Bauci, in attesa della meritata metamorfosi.

 

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