Il cerchio magico

“Ecco” disse lei, fermandosi improvvisamente nel bel mezzo di una passeggiata in riva al fiume, “ecco” disse, tracciando con un ramoscello un bel cerchio sulla sabbia intorno ai loro piedi “questo il nostro cerchio magico dentro il quale ora siamo entrati, questo è il nostro mondo, la realtà nuova che noi ora ci dobbiamo costruire”

Era un mattino d’estate, intorno c’era un bel silenzio.
L’acqua del fiume luccicava tranquilla sotto il chiarissimo cielo riflettendo in uno scintillio d’argento i raggi di un sole appena sorto.
“Ecco” ripetè lei sorridendo “l’alba della creazione”.
Lui taceva un po’ esitante: non era facile entrare in un gioco che si profilava già molto impegnativo.
Si sedettero vicini, dentro al cerchio incantato, e subito questo si dilatò nello spazio e nel tempo assumendo una dimensione metafisica.
Ora si trattava di abitarvi e di introdurvi tutto quello che di più bello, di più sacro, di più grande avevano sempre desiderato.
Erano pensierosi, intuivano anche che nel loro paradiso terrestre avrebbe tentato di insinuarsi il serpente che aveva ingannato i loro antenati, ma nonostante ciò si sentivano forti per combatterlo, grazie a quell’Amore che li aveva da tempo posseduti.
E poi non ci voleva molto a capire che erano dei raccomandati, che, se erano arrivati a quel punto, era perché erano stati guidati e protetti da una provvidenza che aveva preso spesso l’aspetto dei loro angeli custodi.
Non potevano dire di averli mai visti, Alef e Betel, ma di averli sentiti sì, alle loro spalle, mentre cercavano di mimetizzarsi e di far giungere le loro angeliche suggestioni, e sapevano di potersi fidare.
“Da dove incominciamo?” disse lei impaziente, spaventata e felice di quel progetto che improvvisamente era stato formulato e si profilava con una vita propria davanti ai loro occhi.
“Da noi, naturalmente” disse lui saggiamente “da noi due che siamo il centro del cerchio, anzi da noi tre che formiamo l’immagine della Trinità sulla terra: l’amante, l’amato e l’amore. C’è un bel libro di Fulton Sheen che ti passerò da leggere, si intitola proprio: -Tre per sposarsi-  e mette le basi di questo discorso.”
“Bene” disse lei facendo scorrere tra le dita un po’ di sabbia che brillava sotto il sole come se contenesse delle pagliuzze d’oro, “e poi? Poi ci occuperemo della casa, naturalmente, per vivere insieme ci vuole una casa e deve essere tutta ben strutturata per corrispondere alle nostre esigenze.”
“D’accordo, ma dentro alla casa, oltre a noi, chi ci deve stare bene?”
“I figli” disse subito lei “e poi i nostri genitori, non vorremo tenerli fuori, anche se li abbiamo dovuti lasciare per seguire la nostra vocazione”.
“E non i fratelli e le sorelle? Hanno fatto parte della nostra vita e sappiamo come è bello e come dà gioia che i fratelli stiano insieme…”
Qui già lei era un po’ meno entusiasta, forse perché lui proveniva da una famiglia numerosa, ma ormai,  la logica era quella e coraggiosamente continuò:
“Allora non dovremo dimenticare i vicini.  Se qualcuno abita vicino a noi deve sapere che noi ci siamo e che abbiamo un debole per il prossimo!”
“E gli ospiti?”  aggiunse lui con una punta di divertita ironia nella voce “Tante persone possono suonare alla nostra porta, gente che ha bisogno di noi, che ci viene mandata perché l’accogliamo, come faceva Abramo, e siamo disposti a servirli!”
Lei era preoccupata: il cerchio si stava facendo un po’ troppo affollato per il suo carattere.
Sospirò e ripiegò su un altro argomento non meno importante.
“La casa” disse “deve essere grande perché ci si possa muovere bene.  Diamo pure lo stretto necessario per la cucina, ma poi ci deve essere una bella stanza grande, che accolga tutti, e poi tante camerette raccolte per chi ci abita e ci studia, e soprattutto la cappella, dove sia possibile ritrovarsi per pregare insieme…”
“E un chiostro con il pozzo in mezzo e intorno un bel porticato per passeggiare meditando?” continuò lui divertito “non ti sembra di aver in mente la pianta di un monastero?”
“Può darsi” fece lei imperturbabile, ma non vorrai rinunciare alle cose essenziali per ripiegare su un appartamento con le rifiniture accurate e i doppi servizi?!”
C’era una brezza leggera che veniva dal fiume e passava tra i loro capelli come una carezza, forse era il discreto battito delle ali di Alef e Betel che, alle loro spalle, si divertivano e applaudivano.
Certo, avevano sempre detto che lei era una sognatrice e che la realtà era molto diversa dai sogni, ma lei sapeva che la persona che aveva di fronte era veramente in grado di capirla e si sentiva su un terreno sicuro, perciò continuò:
“Non abbiamo ancora pensato alla storia che legherà tutti questi elementi, alla vita che ci aspetta ed è fatta di tanti momenti imprevedibili, ma anche prevedibili.  Che cosa succederà nella nostra casa, nel nostro cerchio magico quando noi ci entreremo da sposati, con tutti i nostri difetti e le nostre virtù?  Quando arriveranno o non arriveranno i figli che desideriamo? Quando ci sentiremo felici o infelici, sani o malati, ricchi o poveri? E quando uno di noi se ne andrà per primo?….”
Era come se davanti a loro scorresse tutto il percorso della loro vita futura e se venisse chiesto di accettare o meno una sfida di vitale importanza.
Risuonava al loro orecchio l’ammonimento del vangelo:  “Chi di voi, volendo costruire una torre, non si siede prima a calcolare la spesa per vedere se ha i mezzi per portarla a compimento?….”
Il mezzo, paradossalmente, è indicato nella rinunzia a tutto quello che uno ha, o crede di avere, per poter accedere alla vera vita della sequela di Cristo.
Accettarono la sfida, seduti davanti al fiume che scorreva tranquillo.
Ne aveva ancora di strada da fare, come loro, per poter raggiungere la foce, le sue acque non sarebbero state sempre così calme, avrebbero attraversato campagne serene e città dal traffico convulso, avrebbero visto le feste e le tragedie degli uomini, si sarebbero disperse in tanti meandri tortuosi per gettarsi, alla fine, nell’immenso abbraccio del mare che le attendeva.

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