Il corpo e l’anima

Il giorno dopo era domenica, una bella giornata libera: non c’erano le lezioni all’università né impegni particolari, eccetto gli esami imminenti, ma, per una volta, si poteva improvvisare un aggiornamento di tutt’altro genere sul tema che più stava loro a cuore.
La passeggiata mattutina era d’obbligo.
Si incamminarono, come il solito, sul viale alberato lungo il fiume che era diventato loro amico; che i luoghi fossero quelli consueti non li disturbava, anzi aiutava a raccogliere i pensieri dove li avevano lasciati la sera precedente.
“Ho letto bene” disse subito lei “ho letto attentamente tutta la questione 91 della Summa Teologica, sul corpo umano, come mi avevi detto.
San Tommaso mi fa sempre un certo effetto: sulle prime sembra che parli di cose lontanissime dal nostro mondo, poi però, a un certo punto del suo ragionamento ti trovi davanti a una frase, a una conclusione logica, che ti sorprende per la sua intelligenza e anche per la sua attualità.
Comunque ora sarei io in grado di parlare a favore del corpo.
In effetti l’Angelico Dottore lo prende molto sul serio, lo lega così strettamente all’anima che sembra non si possa parlare di una senza l’altro, anzi dice espressamente che l’anima è la forma del corpo.
Guarda, mi sono trascritta questa frase che è davvero forte! :
“Scopo immediato del corpo umano sono l’anima intellettiva e le sue operazioni; la materia infatti è per la forma e gli strumenti sono per le operazioni della causa agente.”
Non è cosa da poco per un teologo del suo calibro.
Si sente chiaramente che lavora sempre sull’autorità di Aristotele, anche se cita Platone e Sant’Agostino, ma ha una forte esigenza di realismo.”
“Proprio così” disse lui “il cristiano deve avere i piedi ben piantati in terra se vuole guardare al cielo senza perdere l’equilibrio!
Spesso le persone più spirituali sono anche quelle che sanno dare la giusta importanza al corpo e trattarlo secondo le sue esigenze.
Una volta, quando ero molto giovane e molto “spirituale”, ho conosciuto un vecchio religioso che teneva un corso di esercizi, gli chiesi qualche saggio consiglio ma lui, toccandomi i muscoli delle braccia, scuoteva la testa e diceva: “troppo molli! Qui ci vuole ginnastica,una doccia fredda e camminare!”
Ora, però, siediti qui, su questo muretto. Sei comoda?”
“Non tanto, perché?”
“Perché adesso devi ascoltarmi attentamente!
Sto per esporti il mio credo sul valore del corpo; non sarò il Doctor Angelicus, ma in compenso sto studiando da dottore e questo mi dà dei vantaggi.
Intanto ti dirò che io non ho mai avuto il bene di vedere un’anima senza corpo, mentre purtroppo ho avuto l’occasione di vedere dei corpi senza anima ed è stato un triste spettacolo!
Invece, vedere l’anima che si esprime con tutta la sua bellezza attraverso il corpo e lo illumina è una delle gioie più intense che ci siano date.
Non c’è intimità più dolce di uno sguardo di amore, la festa di due innamorati nasce da lì, ma tutto il nostro corpo ha un linguaggio impareggiabile.
Pensa al gesto, alla carezza di una mano, al lampo di un sorriso, al significato di un sospiro…
Pensa alla forza di un abbraccio, all’emozione di un bacio, alla meraviglia di un corpo che ti si affida…
Pensa a un bambino appena nato: è tutto corpo, ma non c’è niente di più significativo agli occhi di sua madre.
Mille parole, mille ragionamenti filosofici, non hanno il potere di rivelazione che sta nell’uso adeguato del nostro corpo.
Così se noi permettiamo al nostro corpo di avere la trasparenza che gli è propria, quella trasparenza che doveva avere prima del peccato e che si può riconquistare, ci troviamo a possedere una magnifica ricchezza a cui sarebbe da stolti rinunciare.
Come se volessimo suonare una musica senza il suo strumento.
Ti immagini un Beethoven senza il suo pianoforte o un Paganini senza il suo violino?
E noi saremmo così sciocchi e così superbi da presumere di poter fare a meno del nostro corpo in nome di un malinteso ascetismo?
La bontà del nostro corpo è garantita dal suo stesso Creatore, il pericolo è se mai nella nostra incapacità di conoscerlo e di gestirlo.
Studiare un po’ di anatomia e di fisiologia non farebbe male a nessuno, io sono stato obbligato a farlo ma ti assicuro che sono rimasto incantato.
Come si fa a non riconoscere l’armonia prestabilita di una serie di leggi naturali che sono anche una guida sapienziale alla nostra umanità?
Se poi vogliamo entrare nel campo della sessualità, allora non ci resta che ammirare l’ordine e la perfezione che predispongono il nostro corpo ad entrare in una relazione d’amore.
Tutto quello che di negativo si può dire di tale rapporto non si deve certo attribuire alla carne, che è aperta a formare di due “una sola carne”, ma alla tragica incapacità e cecità di chi stravolge una naturale ricerca di amore trasformandola in una egoistica e stupida ricerca di sé.
E’ vero che nel matrimonio il corpo ha una parte importante, ma è una parte preziosa, che dà modo al cristiano di realizzare ciò che di più grande e sublime lo spirito desidera.
Dovremmo continuamente ringraziare il Signore di avercelo dato!”
Lei scese dal muretto e ripresero a camminare in silenzio, mano nella mano.
E’ vero, pensò lei, sentire la sua mano nella mia mi mette in comunicazione con lui più di un lungo discorso!
Ma non voleva darsi per vinta.
“Così però è troppo facile!” disse “sembra che gli uomini non debbano fare altro che adeguarsi alle leggi del proprio corpo per essere felici, ma gli esempi che vediamo intorno a noi non vanno sempre in questa direzione.”
Stava passando in quel momento vicino a loro una coppietta, strettamente allacciata, che non lasciava dubbi sulla prevalenza epidermica del proprio erotismo.
Lui sorrideva sotto i baffi.
“So che cosa vuoi dire, ma io non intendevo questo.
Se Dio, dopo il peccato, ha pensato bene di rivestire la prima coppia di una bella tunica di pelle ci sarà stato un motivo!
Dopo il peccato tutta quella meravigliosa, naturale, armonia tra anima e corpo di cui parlavamo si è incrinata e va ricostruita con tanto impegno e con l’aiuto della grazia.
Non è un lavoro da poco: ci vuole intelligenza, volontà e amore, ma in due si riesce meglio
Così è ancora più bello perché ci è data l’occasione di riscoprire e rinnovare il progetto di Dio su di noi, facendolo nostro!”
Intanto avevano abbandonato la strada asfaltata e, scendendo attraverso la riva per un ripido sentiero, erano arrivati al pelo dell’acqua.
Il fiume era lì, tranquillo, ai loro piedi.
La corrente quasi non si avvertiva, si limitava a giocare con i sassi vicino alla sponda, facendoli scintillare al sole ed esaltandone i colori.
Lei, felice, ne scelse i più belli, quelli dalla forma più morbida e levigata, per disporli sull’erba come strani fiori di pietra.
Lui la guardava divertito.
“Chi era così preoccupata che il corpo appesantisse lo spirito?”

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