Il Gloria

Riconosciuta la propria debolezza e indegnità, ma rassicurati dalla grandezza della misericordia di Dio, gli sposi che partecipano alla Messa possono ora, insieme a tutti i fedeli, ma anche a titolo personale di coppia, effondersi nella lode espressa dall’antico inno del Gloria.
“Gloria a Dio nell’alto dei cieli”
Con le parole degli angeli a Betlemme si scopre un lembo della gloria di Dio nei cieli, ma subito essa si riversa con il dono della pace sulla terra e in particolare sugli uomini di buona volontà.
Il plurale usato nell’inno si addice bene ai due oranti che, uniti dalla buona volontà loro e di Dio, si possono immergere in una lode gioiosa: “Noi ti lodiamo, ti benediciamo, ti adoriamo, ti glorifichiamo, ti rendiamo grazie per la tua gloria immensa.”
C’è qui un’espansione verbale che cerca le parole più adatte per esprimere un sentimento che riempie il cuore di chi prega e trabocca, come la gloria di Dio che riempie il tempio, il luogo della sua dimora, e si manifesta a tutto il popolo.
Possono ben lodare Dio in pienezza per la sua gloria gli sposi, perché la gloria di Dio è l’uomo vivente, come dice S. Ireneo, e veramente la coppia umana rappresenta la piena realizzazione dell’uomo che vive , nella sua coniugalità, la relazione trinitaria di Dio.
Poi la lode si trasforma in contemplazione del Dio ineffabile nelle sue tre Persone.
Le parole sanno di non poter definire Dio, provano tuttavia ad avvicinarsi a Lui con le espressioni più forti: “Signore Dio, Re del cielo, Dio Padre onnipotente” e poi “Signore, Figlio unigenito, Gesù Cristo, Signore Dio, Agnello di Dio, Figlio del Padre”.   La gloria del Padre si riversa sul Figlio e a Lui ritorna attraverso il Figlio nello Spirito.
L’Agnello immolato riceve la lode di tutto il popolo, della Chiesa di tutti i tempi, e i due sposi sentono di essere misteriosamente all’unisono con il coro degli angeli e dei santi dell’Apocalisse:
“…intesi voci di molti angeli intorno al trono e agli esseri viventi e ai vegliardi. Il loro numero era miriadi di miriadi e migliaia di migliaia e dicevano a gran voce: “L’agnello che fu immolato è degno di ricevere potenza e ricchezza, sapienza e forza, onore, gloria e benedizione”.
L’Agnello che toglie i peccati del mondo toglie tutti loro peccati, ascolta le loro preghiere e li fa sedere con Lui alla destra del Padre, nella sua gloria.
Allora agli oranti non resta che balbettare parole piene di una riconoscente adorazione.
“Tu solo il Santo, tu solo il Signore, tu solo l’Altissimo, Gesù Cristo, con lo Spirito Santo  nella Gloria di Dio Padre….
Nessuna parte della Messa è così festosa come il Gloria, dove sembra sempre di sentire sullo sfondo l’eco delle campane sciolte per suonare a festa  la notte di Pasqua, dopo il silenzio del sabato santo.
Gli sposi non vorrebbero più che finisse questo canto di paradiso.
Così capita che durante la giornata, in casa, si senta qualcuno che improvvisamente intona il Gloria e riaccenda spontaneamente quella luce che, in chiesa, aveva illuminato i loro cuori.

Lascia un Commento

Sottoscrivi senza commentare