Il Lavoro e la festa nella famiglia

1.         Dio disse: facciamo l’uomo.
Il racconto biblico delle origini presenta la creazione dell’uomo, maschio e femmina, come opera di Dio, frutto del suo lavoro. Dio crea l’uomo lavorando come il vasaio che plasma l’argilla (Gen 2,7). E anche quando darà vita al suo popolo Israele, liberandolo dalla schiavitù d’Egitto e conducendolo verso la terra promessa, l’opera di Dio assomiglierà a quella del pastore, che lavora conducendo il suo gregge al pascolo (cf Sal 77,21).

L’opera creatrice di Dio è accompagnata dalla sua parola, si realizza anzi mediante la sua parola: «Dio disse: “Facciamo l’uomo a nostra immagine, secondo la nostra somiglianza”… E Dio creò l’uomo a sua immagine…». Ciò che Dio opera non viene anzitutto «usato», ma contemplato. Egli guarda ciò che ha fatto sino a coglierne lo splendore, gioisce per la bellezza del bene che ha creato. Ai suoi occhi, il lavoro appare come un capolavoro.

Chi ancora sa stupirsi delle meraviglie del mondo rivive in qualche modo la gioia di Dio. Oggi ancora, per chi sa guardare con semplicità e fede, la bellezza dell’universo invita a riconoscere la mano di Dio e a comprendere che esso non è un prodotto del caso, ma l’opera amorevole del Creatore per la creatura umana che, non solo è «buona» come tutte le altre, ma «molto buona».

La parola che accompagna la creazione di Dio non può mancare neanche all’uomo che lavora: non dovrebbe mai accadere che il lavoro soffochi l’uomo al punto da ridurlo al silenzio! Privato del diritto di parola, il lavoratore precipita nella condizione dello schiavo, al quale è impedito di gioire del suo lavoro perché ogni frutto gli è sequestrato dal padrone.

L’uomo deve lavorare, per poter vivere, ma le condizioni di lavoro debbono salvaguardare e anzi promuovere la sua dignità di persona. Il mercato del lavoro costringe oggi non poche persone, soprattutto se giovani e donne, a situazioni di costante incertezza, impedendo loro di lavorare con quella stabilità e quelle sicurezze di ordine economico e sociale che sole possono garantire alle giovani generazioni di formare una famiglia e alle famiglie di generare e crescere i figli.

L’opportuna «flessibilità» del lavoro richiesta dalla cosiddetta «globalizzazione» non giustifica la permanente «precarietà» di chi ha nella sua sola «forza lavoro» la risorsa per assicurare a sé e alla sua famiglia il necessario per vivere. Adeguate previdenze sociali e meccanismi di protezione devono integrare l’economia del lavoro, affinché soprattutto le famiglie che vivono i momenti più delicati, come la maternità, o più difficili, come la malattia e la disoccupazione, possano contare su una ragionevole sicurezza economica.

2.         Dio disse loro… riempite la terra e soggiogatela.
La creazione «molto buona» non deve essere solo contemplata dall’uomo, ma è anche un appello alla collaborazione. Il lavoro è, infatti, per ogni uomo una chiamata a partecipare all’opera di Dio e, per questo,  vero e proprio luogo di santificazione. Trasformando la realtà, egli riconosce che il mondo viene da Dio, il quale lo coinvolge a portare a compimento l’opera buona da lui iniziata. Ciò significa, ad esempio, che la grave disoccupazione frutto dell’attuale crisi economica mondiale, non solo priva le famiglie dei mezzi di sostentamento necessari, ma, negando o riducendo l’esperienza lavorativa, impedisce all’uomo di sviluppare pienamente se stesso.

Non il lavoro deve sottomettere l’uomo, ma l’uomo, attraverso il lavoro, è chiamato a «soggiogare» la terra (Gen 1,28). L’intero globo terrestre è a disposizione dell’uomo affinché egli, mediante il suo ingegno e impegno, scopra le risorse necessarie per vivere e ne faccia il debito uso. A tal fine, oggi assai più che in passato, non dobbiamo dimenticare che la terra ci è stata affidata da Dio come un giardino da apprezzare e coltivare (Gen 2,7).

L’uso responsabile delle risorse della terra, in ordine a uno sviluppo sostenibile, è oggi divenuto una questione di primo piano, la «questione ecologica». Il degrado ambientale di molte zone del pianeta, la crescita dei livelli d’inquinamento e altri fattori negativi come il surriscaldamento della terra suonano come campanelli d’allarme rispetto a una conduzione del progresso tecno-scientifico che trascura gli effetti collaterali delle sue imprese. Studiare politiche industriali, agricole e urbanistiche che mettano al centro l’uomo e la salvaguardia del creato è la condizione imprescindibile per garantire alle famiglie, già oggi e specialmente in futuro, un mondo abitabile e accogliente.

Dopo aver lavorato per sei giorni alla creazione del mondo e dell’uomo, il settimo giorno Dio si riposa. Il riposo di Dio ricorda all’uomo la necessità di sospendere il lavoro, perchéla vita religiosa personale, familiare, comunitaria non sia sacrificata agli idoli dell’accumulo della ricchezza, dell’avanzamento della carriera, dell’incremento del potere. Non si vive solo di rapporti di lavoro, funzionali all’economia. Ci vuole tempo per coltivare le relazioni gratuite degli affetti familiari e dei legami di amicizia e parentela.
Purtroppo in Occidente la cultura dominante tende a considerare l’individuo solo più funzionale alla società della produzione e dei consumi: maggiormente produttivo perché più disponibile alla mobilità e alla flessibilità degli orari, egli consuma, in percentuale, più di coloro che vivono in famiglia.

3.       Facciamo l’uomo a nostra immagine, secondo la nostra somiglianza.
Creato a immagine e somiglianza di Dio (Gen 1,26), l’uomo, come Dio, lavora e riposa. Il tempo sereno del riposo e gioioso della festa è anche lo spazio per rendere grazie a Dio, creatore e salvatore. Sospendendo il lavoro, gli uomini ricordano e sperimentano che all’origine della loro attività lavorativa vi è l’azione creativa di Dio. La creatività umana affonda le sue radici nel Dio creatore: solo Lui crea dal nulla.

Riposando in Dio, gli uomini ritrovano anche la giusta misura del loro lavoro rispetto alla relazione con il prossimo. L’attività lavorativa è a servizio dei legami più profondi che Dio ha voluto per la creatura umana. Il pane guadagnato lavorando non è solo per se stessi, ma dona sostentamento agli altri con cui si vive. Tramite il lavoro i coniugi nutrono la loro relazione e la vita dei loro figli. Il lavoro, inoltre, è anche l’atto di giustizia con cui le persone partecipano al bene della società e contribuiscono al bene comune.
Tempo di gratuità per le relazioni interpersonali e sociali, il riposo lavorativo è un’occasione propizia per alimentare gli affetti familiari, nonché per stringere legami di amicizia con altre famiglie. Di fatto, gli odierni ritmi di lavoro dettati dall’economia dei consumi limitano sino quasi ad annullare, specie per certe professioni, gli spazi della vita comune, soprattutto in famiglia. Le condizioni attuali di vita sembrano smentire ciò che sino a qualche tempo fa si immaginava. Ci si aspettava che il progresso tecnologico avrebbe aumentato il tempo libero. I frenetici ritmi lavorativi, i viaggi per recarsi al lavoro e tornare a casa, riducono drasticamente lo spazio di confronto e condivisione tra i coniugi e la possibilità di stare coi figli. Tra le sfide più ardue dei paesi economicamente sviluppati, vi è quella di equilibrare i tempi della famiglia con quelli del lavoro. Invece, il compito difficile dei paesi in via di sviluppo è quello di aumentare la produttività senza perdere la ricchezza dei rapporti umani, familiari e comunitari, risolvere e conciliare il rapporto famiglia-lavoro nel contesto delle migrazioni esterne come pure interne nello steso paese.

4.       Dio li benedisse….
Dal racconto della creazione emerge una stretta connessione tra l’amore coniugale e l’attività lavorativa: la benedizione di Dio, infatti, riguarda la fecondità della coppia e il dominio sulla terra. La duplice benedizione invita a riconoscere la bontà della vita familiare e della vita lavorativa. Incoraggia perciò a trovare modo di vivere in modo equilibrato e armonico la famiglia e il lavoro. Non mancano oggi tentativi che vanno in questa direzione come, per esempio, laddove è possibile e opportuno, l’orario part-time di lavoro o i permessi e i congedi compatibili con i doveri lavorativi, ma corrispondenti ai bisogni della famiglia. Anche la flessibilità degli orari può favorire il giusto equilibrio tra le esigenze familiari, legate soprattutto alla cura dei figli, e quelle del lavoro.

La benedizione è data ai coniugi affinché siano fecondi e traggano frutto dalla fecondità della terra. La famiglia, benedetta da Dio, è chiamata a riconoscere i doni che da Dio riceve. Un modo concreto per far memoria dell’azione benefica di Dio, origine di ogni bene, è la preghiera di benedizione che la famiglia recita ai pasti. Il raccogliersi insieme per lodare Dio e ringraziarlo del cibo è un gesto tanto semplice quanto profondo: è l’espressione della gratitudine al Padre dei cieli che provvede ai suoi figli sulla terra, elargendo loro la grazia di amarsi e il pane per vivere.

 

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