Il Lavoro risorsa per la famiglia

1.       Una donna forte chi potrà trovarla?
Nel ritratto del libro dei Proverbi, l’attività della donna assume un valore di primaria importanza nell’economia domestica e familiare. La donna, figura della sapienza umana e insieme divina, esprime attraverso il suo lavoro la genialità creativa di tutta l’umanità. Le qualità attribuite alla donna, infatti, possono valere per tutte le persone chiamate al senso di responsabilità verso la famiglia e il lavoro.

Quello delineato è il quadro della donna ideale, che vive relazioni buone all’interno della famiglia. Confidando nell’abilità organizzativa e nell’attività lavorativa della moglie, in Israele il marito poteva dedicarsi alla professione di giudice, ruolo che spettava agli uomini saggi, di norma agli anziani che col tempo avevano acquisito la sapienza.

Questa divisione dei compiti domestici e professionali illumina l’importanza del comune accordo tra marito e moglie nel pianificare il lavoro di entrambi: a ciascuno è chiesto di adoperarsi affinché l’altro possa meglio esprimere i suoi talenti. A sua volta la società deve dare alla famiglia tutto il sostegno possibile, perché i coniugi siano messi in grado di fare liberamente e responsabilmente le loro scelte lavorative. Anche i figli, insieme al marito, tessono l’elogio della madre, esaltandone le doti. Nei suoi tratti certamente idealizzati, questo quadretto familiare è offerto come un modello da cui trarre ispirazione e stimolo. La famiglia esemplare vive nel timore di Dio e ripone in Lui la sua fiducia. La prosperità di cui gode, riconosciuta come dono divino, viene custodita e valorizzata nella laboriosità quotidiana.

La donna avverte la responsabilità che le è stata affidata e si adopera senza risparmio per corrispondere al compito che le è stato richiesto. Con il suo atteggiamento, ella invita ogni persona a essere responsabile delle proprie azioni, ma anche a prendersi cura degli altri membri della famiglia e a preoccuparsi della vita sociale contribuendo al bene comune. I doni e le doti personali sono al contempo una responsabilità nei confronti di Dio e del prossimo. Il pensiero corre alla parabola dei talenti, dati a ciascuno affinché siano moltiplicati (cf Mt 25,14-30).
           
2.       Si alza quando è ancora notte.
La levata nottetempo della donna e il suo lavoro notturno descrivono uno zelo che elimina ogni forma di pigrizia. La laboriosità della donna, distante da ogni negligenza, viene ulteriormente sottolineata nel corso del testo osservando che ella «sorveglia l’andamento della sua casa e non mangia il pane della pigrizia». Ogni persona è chiamata a vigilare costantemente per non cedere alla tentazione della pigrizia, venendo meno alle proprie responsabilità e trascurando gli impegni.

Il ritratto della donna ideale, aliena da ogni forma di pigrizia, è l’icona di chi non teme fatica e sacrifici perché sa che il dispendio delle sue energie non è vano ma ha un senso. Con il suo lavoro, infatti, provvede alle necessità della sua famiglia ed è anche in grado di soccorrere il povero e il mendicante.

Questo esempio, sempre attuale, interpella la vita familiare. Tra le responsabilità della famiglia vi è anche quella di aprirsi ai bisogni degli altri, vicini o lontani che siano. L’attenzione ai poveri è una delle più belle forme di amore del prossimo che una famiglia possa vivere. Sapere che con il proprio lavoro si aiuta chi non ha il necessario per vivere rafforza l’impegno e sostiene nella fatica. D’altro canto, dare ciò che si possiede a chi non ha nulla, condividere con i poveri le proprie ricchezze significa riconoscere che tutto ciò che abbiamo ricevuto è grazia, e che all’origine della nostra prosperità vi è comunque un dono di Dio, che non può essere trattenuto per sé, ma deve essere partecipato ad altri. Con tale atteggiamento si promuove la giustizia sociale e si contribuisce al bene comune, contestando la proprietà egoistica della ricchezza e contrastando l’indifferenza per il bene comune.

3.       Apre la bocca con saggezza.
Una qualità caratteristica della famiglia ideale è l’astenersi dal pettegolezzo. Di che cosa si parla in famiglia? Qual è il tenore dei discorsi? Il fascino della donna ritratta nel libro dei Proverbi è alimentato anche dal fatto che «apre la bocca con saggezza e la sua lingua ha solo insegnamenti di bontà». Compito dei genitori è di insegnare ai figli a compiere il bene ed evitare il male e, ulteriormente, ad apprezzare il comandamento dell’amore verso Dio e il prossimo. La coerenza di vita dei genitori rafforza e rende vero il loro insegnamento, tanto più quando esso riguarda il bene da compiere e l’amore da vivere. Il modello di chi vive ciò che insegna resta perennemente valido e, oggi soprattutto, conserva tutta la sua ineguagliabile efficacia. 

L’odierna comunicazione appare spesso distorta: si dicono parole e si lanciano messaggi con la leggerezza di chi non assume alcuna responsabilità per le conseguenze di ciò che afferma. La persona responsabile cerca la verità dei fatti e parla di ciò di cui è convinta. La sapienza biblica invita a rifuggire la menzogna e ad evitare i discorsi vani. La famiglia cristiana, ascoltando la Parola di Dio, ha la grande responsabilità di testimoniarla fedelmente, evitando che sia soffocata da tante parole inutili.

In una società dove la comunicazione distorta e menzognera è all’origine di tante sofferenze e incomprensioni, la famiglia può divenire il contesto propizio per l’educazione alla sincerità e alla verità. Ammettere i propri errori, chiedendo perdono e assumendo coerentemente le proprie responsabilità, è uno stile di vita tutt’altro che spontaneo, al quale educare i figli sin dalla più tenera età.

Parlando con saggezza, la donna ideale «ha solo insegnamenti di bontà». La saggezza della parola consiste nel dar voce al bene, evitando quei discorsi di sola critica che rovinano il dialogo familiare. A tal fine, occorre lasciare che l’ascolto della Parola di Dio, illuminando e arricchendo la qualità della comunicazione, renda la vita familiare più evangelica.
         
4.       Fiduciosa va incontro all’avvenire.
La vita familiare, e della donna dentro la famiglia, non è così facile e a portata di mano, come appare nel ritratto ideale del libro dei Proverbi. Laddove, per esempio, la donna è costretta a un doppio lavoro, dentro e fuori casa. Diviene, per esempio, di decisiva importanza, sia sotto il profilo pratico che affettivo, che i coniugi condividano i compiti educativi e collaborino nelle faccende domestiche. Quanto mai preziosa risulta oggigiorno per molte famiglie la presenza dei nonni, il cui apporto alla vita familiare rischia però di essere troppo poco riconosciuto ed eccessivamente sfruttato.

Il fascino della donna che fiduciosa va incontro all’avvenire, richiamando così alla speranza per il futuro, è di grande attualità. Seppur nelle fatiche quotidiane, molte famiglie rappresentano un autentico segno di speranza per la nostra società. La virtù della speranza ha origine nel fiducioso affidamento alla provvidenza divina.

Nei confronti di ogni moglie e madre è più che doverosa la gratitudine: «Siatele riconoscenti – osserva il libro dei Proverbi – per il frutto delle sue mani». Il lavoro domestico di cura della casa, di educazione dei bambini, di assistenza degli anziani e dei malati, ha un valore sociale assai più elevato di molte professioni lavorative, che peraltro sono ben retribuite. L’insostituibile contributo della donna alla formazione della famiglia e allo sviluppo della società attende ancora il dovuto riconoscimento e l’adeguata valorizzazione.

La famiglia è contesto per la formazione a molte virtù, è anche scuola di riconoscenza per l’impegno profuso con gratuità e amore dai genitori. Imparare a dire «grazie» è tutt’altro che scontato e, nondimeno, del tutto indispensabile.

«Dono e responsabilità» costituiscono il binomio dentro il quale si colloca il lavoro della famiglia e di ciascuno in essa. Tutti sono chiamati a riconoscere i doni ricevuti da Dio, a mettere i propri a disposizione degli altri e a valorizzare quelli degli altri. Ognuno è responsabile della vita degli altri: con il lavoro provvede al bene di tutti in famiglia e può anche contribuire a chi è nel bisogno. Così vivendo, gli affetti e i legami familiari si dilatano sino a riconoscere in ogni uomo e ogni donna un fratello e una sorella, tutti figli dello stesso Padre.

 

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