Il matrimonio che ritorna

Tutto ritorna…e tutto se ne va
Dovremmo dire piuttosto: tutto se ne va e tutto ritorna, ma non vogliamo mettere l’accento sul momento della mancanza, vogliamo invece sottolineare quello del ritorno.
Noi viviamo di ritorni.
Lo slancio per andare avanti ci viene dalla ricchezza di pensieri e di ricordi che preme alle spalle e ci sospinge a riconoscere una realtà già vissuta e che ancora ci aspetta.
Così ogni passo è preceduto dalla accettazione di una situazione che ci fa restare in piedi, fermi sul già vissuto, ma pronti a superarlo in vista di quello che ci aspetta e già ci appartiene.
Ogni conoscenza parte da una riconoscenza: sì, posso farcela anche questa volta, perché ne ho già fatto in qualche modo esperienza, e questa esperienza è positiva.
Se così non fosse sarei paralizzata, e non saprei dove andare, senza una forza che mi sospinga a procedere.
Invece oggi, primo giorno di primavera, c’è un albero di melo che sta fiorendo sul mio balcone.
Mezzo secolo fa non l’avrei creduto, ma mezzo secolo fa, nella ricchezza dell’età che non conosce i suoi limiti, noi giocavamo a piantumare mezza collina e proprio per l’inizio della primavera, avevamo piantato un albero da fiore, di quelli che al primo tepore di marzo sono tutti una nuvola bianca.
Era stato un mio regalo di compleanno…e poi, un altro anno, era stata la volta di un cedro del Libano, voluto in uno slancio di grandezza per tutta la sua biblica autorevolezza… e poi c’era stato un corniolo, dai petali bianco-rosati…
La felicità di avere un albero che cresce e fiorisce per me, celebrando una ricorrenza importante della mia vita, anzi il mio ingresso in essa è rimasta e ostinatamente viene ancora perseguita, oltre e nonostante gli ostacoli nuovi che si presentano nel tuo cammino .
Così risorge con il primo ramo di un pruno in fiore, con una ventata di ricordi che non teme di lasciar cadere i suoi petali effimeri.
Dicevamo dell’albero di melo da fiore, sproporzionato per un piccolo balcone fatiscente, praticamente una parete sporgente dalla casa, come un corridoio di cielo davanti alla mia finestra.
Bene, lì ci può stare un albero, perché io l’ho visto grande e forte sul pendio di una collina e il suo ricordo mi fornisce l’immagine e l’immaginazione necessaria per dare vita a qualcosa che sa di impossibile.
Perché niente è impossibile se tutto può ritornare, purchè non ci si dimentichi di ricordare e non ci si stanchi di aspettare.
Sappiamo che davanti allo sguardo di Dio tutto è presente, da Lui potremmo imparare per scoprire la felicità del vivere, con tutte le sue sofferenze, per fare ciò dovrei saper rinunciare al mio punto di vista, spesso così limitato e disperato.
“C’è un tempo per nascere e un tempo per morire” è stato detto, ma qui il ritmo non si spezza, con la sua dialettica interna crea un cerchio magico nel quale si può inserire la nostra speranza.
Solo nella liturgia pasquale troviamo quella magica alternanza di espressioni contrastanti: “Ero morto ed ora sono vivo!”
C’è qui un contrasto che travolge le singole affermazioni , ma si impone nonostante tutto come più reale di queste ed è l’unica via che ci dà respiro.
Il tempo è breve , ma denso di significati ed è questa la sua ricchezza che dà un carattere particolare a ciò che ora è, che è già stato e si protende verso il futuro.

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