Il ministero della coppia cristiana è un ministero ecclesiale

Tutti i ministeri, nella Chiesa, sono ecclesiali, sia nel senso che hanno per soggetto un membro o un organo della Chiesa dotato di un particolare carisma dello Spirito, sia nel senso che tutti sono ordinati alla costituzione della Chiesa, allo sviluppo della sua vita e all’esercizio della sua missione dì salvezza. Ognuno, però, lo è in maniera propria e in misura diversa, a seconda della natura del carisma sul quale è fondato e del grado di incidenza nell’organismo ecclesiale. Il ministero della coppia cristiana è ecclesiale, innanzitutto, perché ha per soggetto un organo vitale e insostituibile della Chiesa: la coppia appunto, santificata dal sacramento del matrimonio. La coppia umana è una realtà secolare, cioè di questo mondo: con leggi e valori appartenenti alla realtà creaturale di questo mondo, legittimamente autonomi rispetto a quelli della realtà “mistica” della Chiesa (cfr. Gaudium et spes, n. 3 6). Il sacramento del matrimonio, inserendola organicamente nella Chiesa, ne fa una realtà anche ecclesiale, una struttura necessaria e portante della Chiesa; ma senza che, per questo, essa perda qualcosa della sua realtà secolare.

La coppia diventa, in forza del sacramento del matrimonio, una cellula viva e vitale della Chiesa (cfr. Evangelizzazione e sacramento del matrimonio, n. 108), capace di svolgere, nell’organismo ecclesiale, funzioni analoghe a quelle che svolge una cellula in un organismo vivente. La grazia del sacramento la abilita a produrre, ricostruire e sviluppare la vita ecclesiale nei suoi contenuti specifici di fede, di speranza e di carità; la mette in grado di partecipare, mediante le realtà secolari che le sono proprie, alla missione profetica, sacerdotale e regale di Cristo e della Chiesa. “Già membri della Chiesa e partecipi della sua missione con il battesimo, gli sposi ora esperimentano un modo nuovo di essere nella comunità cristiana, diventando in forza del sacramento, “testimoni e cooperatori della fecondità della madre Chiesa” (Lumen gentium, n. 4 1). Sono in tal modo chiamati a vivere il sacerdozio profetico e regale di Cristo, ricevuto con il battesimo, informe e contenuti nuovi; secondo uno stile coniugale e con le realtà proprie della loro esistenza” (Evangelizzazione e sacramento del matrimonio, n. 47). Giustamente, quindi, teologia e magistero ecclesiastico distinguono, nel ministero della coppia cristiana una dimensione profetica, con compiti di annuncio e di testimonianza del Vangelo; una dimensione sacerdotale, con compiti di culto spirituale e di azione liturgica, e una dimensione regale, con compiti di liberazione e promozione umana. Il documento più autorevole al riguardo è indubbiamente l’esortazione apostolica Familiaris consortio (cfr. mi. 50-64).

Il ministero della coppia cristiana è ecclesiale, inoltre, perché ha, come scopo specifico, l’edificazione della Chiesa per mezzo della famiglia e nell’ambito della famiglia. La famiglia cristiana, nascendo dal sacramento del matrimonio, è già di per sé, costitutivamente, comunità ecclesiale: la prima e fondamentale realizzazione di Chiesa, “incarnata” non in una comunità civile, come la Chiesa locale, ma in una comunità familiare. Essa “si pone nella storia come un—segnoefficace” della Chiesa, ossia come una -rivelazione” che la manifesta e la annuncia, e come una “attualizzazione” che ne presenta e ne incarna, a suo modo, il mistero di salvezza” (Comunione e comunità della Chiesa domestica, n. 5).

Anche se non tutti gli aspetti del mistero della Chiesa sono presenti nella famiglia cristiana, essa tuttavia è Chiesa nel senso pieno del termine, perché, mediante la struttura naturale delle sue relazioni specifiche uomo-donna e genitori-figli, partecipa, in maniera essenziale, al mistero della comunione ecclesiale, cioè alla comunione di Dio Padre con gli uomini, per mezzo di Gesù Cristo e nello Spirito Santo. Essa perciò è, come la Chiesa locale, una vera comunità-comunione di fede, di speranza e di carità: una comunità credente ed evangelizzante, una comunità in dialogo con Dio, una comunità al servizio dell’uomo (cfr. Familiaris consortio, nn. 51, 55 e 63).

Ebbene, gli sposi cristiani sono chiamati dal sacramento del matrimonio, ad essere, insieme, ministri e pastori della loro chiesa domestica: favorendone, se possibile, la crescita numerica mediante una procreazione responsabile e generosa, ma soprattutto sviluppando, fra i suoi membri, la comunione e l’unità in Cristo. Sono impegnati a creare nella famiglia, con una specifica opera di evangelizzazione, di santificazione e di promozione umana, le condizioni necessarie perché i rapporti, i ruoli, e i valori della vita famigliare siano vissuti con lo spirito di Cristo, con gli atteggiamenti di gratuità, di oblatività e di fedeltà proprio del suo amore. t da questo loro impegno che dipende, in massima parte, la possibilità che la famiglia cristiana viva effettivamente la sua condizione sacramentale di Chiesa domestica.

Il ministero degli sposi cristiani è un ministero analogo e complementare a quello dei sacerdoti. Tutti e due fondati su un sacramento (sul sacramento dell’ordine quello dei sacerdoti, sul sacramento del matrimonio quello degli sposi), hanno per oggetto diretto l’edificazione della Chiesa, non in qualche aspetto particolare soltanto o in qual che elemento secondario, ma nella sua globalità e nel suo mistero profondo di comunione con Cristo e in Cristo. Sacerdoti e sposi, i primi nell’ambito della Chiesa locale, i secondi nell’ambito della Chiesa domestica, ma in comunione fra loro, sono chiamati a operare per l’unica Chiesa di Cristo: con mezzi e modi diversi, certo, ma con il medesimo intento di difendere e di sviluppare quell’intima comunione con Dio e tra gli uomini che sarà piena ed eterna soltanto nella Chiesa celeste, la nuova Gerusalemme dell’Apocalisse (21).

p.Benigno Scarpazza

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