Il Re Mida

“I cristiani non si differenziano dal resto degli uomini né per territorio, né per lingua, né per consuetudini di vita…
Abitano in città sia greche che barbare, come capita, e pur seguendo nel vestito, nel vitto e nel resto della vita le usanze del luogo, si propongono una forma di vita meravigliosa e, per ammissione di tutti, incredibile.”
“Impossibile” Disse lei, sempre propensa a radicalizzare i problemi.
“Non è possibile che una scelta di perfezione come quella di questi primi cristiani rimanga rinchiusa dentro i confini di forme di vita pagane e tutte “secolari”.
“Perché?” Ribattè lui “Non è il luogo, né il vestito, né il cibo che fanno il cristiano autentico.”
“Sì, però, se c’è dentro qualche cosa di speciale, in una persona, in una coppia, in una famiglia, deve venire fuori, deve trovare una forma sua propria per manifestarsi.”
“Sei la solita formalista, e trovi le difficoltà dove non ci sono, attaccati bene a me e sta attenta a non scivolare!”
Tornavano da una predica nella quale si era sottolineata la “normalità” e nello stesso tempo la eccezionalità della vita cristiana, rifacendosi alla famosa lettera a Diogneto e, specialmente in lei, erano nate alcune perplessità.
Così avevano preso, per tornare a casa, la strada più lunga, facendo un bel giro sul viale coperto di neve, dove si doveva camminare lentamente, con passo meditativo, per non rischiare di cadere.
“I cristiani sono come dei pellegrini in viaggio tra cose corruttibili, ma aspettano l’incorruttibilità celeste.” Disse lei piano, ripetendo le parole che aveva appena sentito.
“Mi viene in mente la storia di re Mida: tutto quello che toccava diventava oro, ma quella per lui  era una maledizione, qui invece la storia è in positivo: tutto quello che il cristiano tocca nel suo cammino, anche se è temporaneo e corruttibile, diventa prezioso, eterno e quindi incorruttibile se è in preparazione all’eternità che lo aspetta.
Come mai quasi sempre non ce ne accorgiamo?
Perché c’è un grosso errore di prospettiva: il nostro campo visivo è tutto occupato dalla scena di questo mondo che passa e noi restiamo preda della grande illusione, salvo poi disperarci quando essa si sgretola pezzo per pezzo nella nostra vita e noi con lui.”
Avevano camminato a lungo, senza accorgersene, come sempre quando i loro pensieri avevano bisogno di respirare all’aperto.
Era nevicato parecchio nella notte, e quel silenzio bianco faceva lavorare con più chiarezza i loro cervelli.
“Ci sediamo?”Propose lei con un lampo di malizia negli occhi, vedendo una bella panchina di pietra imbottita di neve fresca, che la faceva sembrare un soffice divano.
“Sta scherzando” Pensò lui per rassicurarsi e non rispose, ma sentiva di dover dire qualche cosa.
“Proviamo a trasformare in oro qualche elemento della nostra vita quotidiana, vediamo se ci riesce l’alchimia”
“Mi piace!” Disse subito lei e già cercava qualche cosa che le servisse di appiglio..
“Ho trovato! La televisione! Se riusciamo a trasformare in oro la televisione siamo davvero dei maghi.”
“Non potremmo incominciare con una cosa più facile?” Sospirò lui “ne abbiamo già discusso tante volte e non siamo mai arrivati  a concludere niente.”
“Ma vedi, adesso è diverso, noi siamo come i cristiani della lettera a Diogneto: tutti hanno la televisione, che è la cosa più corruttibile che ci sia, e anche noi l’abbiamo, (veramente lei aveva opposto resistenza per un po’ di tempo, ma poi si era arresa), ma qui si può giocare bene, per prima cosa con il tasto che l’accende e spegne a nostro comando.  Quello è veramente d’oro, se lo usiamo bene la rende docile e servizievole come un cagnolino.”
“Poi c’è il tasto dell’audio” Aggiunse lui “Non siamo obbligati a sentire tutte le scempiaggini che dice.  Questo sì che è un bel gioco: trasformiamo lo schermo in una serie di foto in movimento e, quando ci interessano, le facciamo parlare.”
Lei era entusiasta: “Poi ci sono i programmi sui giornali.   Uno di noi si incarica di passarli in rassegna ogni tanto e si annota quelli validi, saranno pochi, ma qualche volta si trovano…”
Mancava ancora qualche cosa: far conoscere agli altri della famiglia la trasformazione operata in modo che potessero usufruirne. Non sarebbe stato per niente facile.
Era come il passaggio dalla intuizione artistica alla sua realizzazione, c’è sempre uno scarto, ma si può tentare.
“Torniamo a casa in fretta” Disse lei improvvisamente preoccupata “Abbiamo preso abbastanza freddo e non sappiamo che cosa avranno combinato i bambini soli con la nonna.  La tv dei ragazzi deve essere finita da un pezzo!”

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