Il volo del fagiano

Era una fresca mattina di marzo, quelle mattine quando l’aria è così trasparente e leggera e la terra è così buona, piena di promesse, dopo che la pioggia l’ha lavata e benedetta, che uno si meraviglia che non succeda qualche cosa di completamente nuovo e si prepara al miracolo.

L’ orto si stava muovendo: appena uscito dal rigore dell’inverno e dal battesimo delle piogge di primavera, era impaziente di dare alla luce tutti i suoi semi pieni di vita, ancora nascosti nella terra.

Lei aspettava, facendo finta di zappettare un’aiuola piena di erbacce, attenta ad ogni possibile sorpresa, mentre sentiva che il cielo premeva sulla terra con una dolce provocazione.

Che cosa si può fare per spiritualizzare i propri sensi? si chiedeva.

In certi momenti sembra che sia più facile, quasi “naturale”.

La natura, così come ci è data, non è forse la base di partenza per una evoluzione i cui non conosciamo i confini?

Come il piccolissimo seme di senape che può diventare un albero su cui vengono a posarsi gli uccelli per fare il loro nido…

Il silenzio fu rotto all’improvviso dal roco verso di un fagiano, che si era alzato a volo dai bassi cespugli del confine, sbattendo le ali e facendo balenare nella luce pallida del mattino lo splendore dorato delle sue piume.

“Bello!” commentò lui allegramente “Ma nel giardino dell’Eden i fagiani non sono così spaventati e si è fatta qualche modifica per addolcirne la voce!”

“Ma esiste davvero il giardino dell’Eden?”

Chiese subito lei, ansiosa di intrattenerlo e trattenerlo vicino a sé con qualsiasi discorso plausibile.

“Certo che esiste! Non hai letto che quando Dio ha creato l’uomo lo ha collocato in un giardino, come suo ambiente naturale?

Poi l’uomo ( e la donna) hanno rovinato tutto, ma la nostalgia del giardino è rimasta in noi per ricordarci la bellezza e la felicità dell’origine.

Forse per questo coltivare la terra mi è sempre piaciuto, penso che faccia parte dell’istintiva ubbidienza al comando del Creatore, molto esplicito all’inizio dei giorni.

Vieni a vedere che cosa siamo capaci di fare in paradiso!”

“Ma è bello anche qui!” Protestò lei debolmente.

Allora lui la prese per mano e lei sarebbe andata dovunque la volesse portare, figurarsi in paradiso!

Si trovarono sulla sponda di un fiume, voltandosi videro che sulla sponda del fiume vi era una grandissima quantità di alberi da una parte e dall’altra.

Lui disse:

“Queste acque escono di nuovo dalla regione orientale, scendono nell’Araba ed entrano nel mare: sboccate in mare ne risanano le acque.

Ogni essere vivente che si muove dovunque arriva il fiume vivrà; il pesce vi sarà abbondantissimo, perché quelle acque dove giungono risanano, e là dove giungerà il torrente tutto rivivrà.

Lungo il fiume, su una riva e sull’altra, crescerà ogni sorta di alberi da frutto, le cui fronde non appassiranno; i loro frutti non cesseranno e ogni mese matureranno, perché le loro acque sgorgano dal santuario.

I loro frutti serviranno come cibo e le foglie come medicina.”

“Non vale!” Rise lei penetrata da una sottile felicità.

“Questa è una citazione di Ezechiele! La conosco bene perchè mi ritorna alla mente come un miraggio tutte le volte che distribuisco qualche secchio d’acqua al nostro povero orto assetato.

Qui è tutto così facile!”

“Ma non sarebbe così facile e piacevole se prima non avessimo fatto tanta fatica per coltivare noi e insieme la terra.

E’ stato, vedi, una specie di apprendistato di cui non capivamo bene il come e il perché, ma ci ha formato e tutte le volte che abbiamo fallito in qualche cosa e poi ci abbiamo pazientemente riprovato è stato un passo avanti verso questo stato di grazia.

Anche il nostro amore, all’inizio, era così segnato da incertezze e da difficoltà, ma poi lo abbiamo coltivato bene e vederlo crescere e fiorire è stato anche per noi una continua scoperta.

Ora vorremmo gridarlo a tutti, perché gli sposi non si perdano d’animo e non si accontentino di una vita grama quando possono godere di un immenso tesoro.

C’è molto da fare in questo campo: quante coppie non sono riuscite, in tanti anni che sono vissute insieme, a scoprire i doni che il loro stato comportava!

E quando tutto è andato bene, quando hanno raggiunto una certa armonia nella vecchiaia, c’è spesso lo strazio della morte che “separa” le due persone, che vengono consolate  solamente con un generico rimando alla vita eterna.

Come è triste e falsa l’espressione a cui si fa ricorso per augurare una vita lunga e felice agli sposi: “finchè morte non vi separi!”

Sembra il massimo del romanticismo e invece è il massimo dell’equivoco.

Niente può separare due persone che sono unite dall’amore, perché l’amore è Dio, e tanto meno la morte che è una tappa sul sentiero della vera vita.”

“Che cosa possiamo fare” chiese lei pensierosa “per superare questo inganno, per passare ad una visione che sia non solo più bella, ma anche più vera?”

Ora la luce intorno a loro si era fatta più intensa, più calda e avvolgente, come un abbraccio.

“E’ la presenza di Dio che ci circonda”

Disse lui pieno di gioia.

“E’ la realtà di Cristo vivo che è venuto a stare in mezzo a noi con il mistero dell’incarnazione!

Tutti i cristiani lo sanno, ma non lo vivono davvero perché sembra un’utopia.

Chi ci separerà dall’amore di Dio? Diceva Paolo :niente ci può separare, ma se l’amore di Dio ci unisce a Lui e contemporaneamente tra di noi non abbiamo più nulla da temere.

La sorgente di acqua viva che fa zampillare dai nostri cuori è come l’acqua che eternamente circola e dà vita a questo fertile giardino, che è tutto intriso di Dio.

Quando ti chini sulla terra per lavorarla ricordati che non sei tu che hai inventato la vita, non sarà il tuo lavoro che spiega e produce la nascita di una pianta da un piccolo, insignificante seme.

Eppure ti accorgi che anche tu partecipi di quella circolazione di vita che ti impegni a diffondere.

Perché c’è tanta gioia nel vedere che la terra si apre, in primavera, come un grembo fecondo, per lasciar passare una nuova pianta che vuole vedere la luce?

Perché lo scoprire una gemma verde sul ramo nudo dell’inverno rallegra tanto lo spirito? Perché ci rassicura della vittoria della vita.

Vieni!” disse lui “Voglio farti vedere una cosa!”

E la portò su un’alta montagna dove, al centro, sorgeva un grande cedro.

“Ascolta quello che Dio ha detto per bocca del suo profeta:

“Io prenderò dalla cima del cedro, dalle punte dei suoi rami coglierò un ramoscello,

e lo pianterò sopra un monte alto, massiccio;

lo pianterò sul monte alto di Israele.

Metterà rami e farà frutti

E diventerà un cedro magnifico.

Sotto di lui tutti gli uccelli dimoreranno,

ogni volatile all’ombra dei suoi rami riposerà.

Sapranno tutti gli alberi della foresta

che io sono il Signore.”

Questo è un esempio di moltiplicazione della vita.

Dio è bravissimo a moltiplicarla, partendo dalle nostre poche risorse che formano l’elemento di base.

Il ramoscello di cedro che diventa una pianta vigorosa, rifugio di tutti gli uccelli, gli alberi tutti della foresta che riconosceranno il Signore, raccontano il dilatarsi del regno di Dio, che nascerà dalle nostre deboli forze sospinte dallo Spirito.

E’ un simbolismo efficace: niente può parlarci meglio della onnipotenza buona di Dio che l’osservazione della natura nel suo meraviglioso riprodursi.

Supera la nostra fantasia.

Gli uomini hanno cessato di stupirsi di fronte a questo continuo miracolo, ma, se ci fermiamo un momento a pensarci siamo sulla strada per comprendere, o meglio, intuire l’enorme possibilità che si apre a chi lascia operare Dio nelle sue creature.

Che cosa sappiamo noi di quello che l’umanità,e la coppia in particolare, diventeranno in futuro?

Allora i monti saltelleranno come arieti e le colline come agnelli di un gregge perché si farà festa davanti ai grandi prodigi di Dio.

Come per l’incarnazione lo Spirito si è servito della famiglia di Nazaret, così si manifesterà attraverso il mistero dell’amore sponsale per una nuova corrente di santità fortemente caratterizzata dal suo specifico carisma.”

Si accorsero che il Signore passeggiava benevolmente nel suo giardino.

Seduti l’uno vicino all’altro, su di un prato di incedibile erba verde e fina, videro allora sfilare davanti a sé le coppie del futuro, in un lungo corteo di santi, risplendenti come mosaici bizantini, in una festa di angeli musicanti.

Videro coppie missionarie, coppie sacerdotali, coppie contemplative…

A piccoli passi, cauto, tra l’erba alta, venne anche a quietarsi, vicino a loro, il bellissimo fagiano dorato dell’orto, e si lasciava docilmente accarezzare su collo, senza paura.

 

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