Inventare un matrimonio

“Non ho nessuna intenzione di sposarmi” Disse lei seriamente, non appena provò a confidarsi con quella persona che da qualche tempo le era diventata singolarmente cara e che sembrava voler mettere in crisi la sua decisione.
“Sposarsi vuol dire, abitualmente, mettere su casa, lavorare per mantenere la famiglia, allevare dei figli con tutto quello che ciò comporta, e poi ritrovarsi vecchi ed esauriti per lasciare a chi rimane i frutti materiali e morali della propria fatica!”
“Mi sembra un percorso obbligato” disse lui “non certo entusiasmante, detto così, ma neanche tanto male, rispetto a certe situazioni di vita che si vedono intorno.”
“Sì, c’è di peggio” ammise lei “ma anche di meglio.

Immagina una persona giovane e sana di corpo e di mente, che vuole farsi un progetto di vita su misura e se lo costruisce poco alla volta, quasi senza accorgersene, in base alla sua formazione interiore e poi, come accade spesso nella bella età degli ideali, si sente pronto a seguire una illuminazione, a gettarsi in una avventura unica, perché gli si accende dentro una scintilla che lo spinge a creare qualcosa di nuovo e di grande, per sé e per gli altri uomini.

In questa prospettiva l’idea del matrimonio appare sbiadita e riduttiva ad una borghese, banale, normalità!”
“E io ti dico, invece,” replicò lui “ che proprio in questo giovanile slanciarsi verso un futuro eroico ci può essere il giusto spazio per una vita a due: si tratta di “coniugare” letteralmente le aspirazioni e le risorse di due persone in gamba e indirizzarle verso mete coraggiose, imprevedibili., che comportano un massimo impegno di intelligenza, di fantasia e di cuore.

Non è da tutti vivere un’esperienza simile, proprio perché deve essere radicale e coraggiosa e, ti dirò di più, solitamente non è proposta ai giovani come una vera e propria “vocazione”; in realtà si trascura una straordinaria occasione di realizzazione e di felicità condivisa.

Il filone delle grandi coppie, grandi in ogni campo: religioso, ma anche scientifico, artistico o semplicemente umano, che sono testimoni attendibili di tanta ricchezza è ancora tutto da scoprire e da sfruttare.
Posso portarti qualche esempio: il primo che mi viene in mente è quello di Aquila e Priscilla.
Sono nomi che compaiono vicino a quello di San Paolo, nelle vicende della sua evangelizzazione, ma la grandezza di Paolo un po’ li offusca facendoli passare spesso inosservati.
Eppure si tratta di due figure molto interessanti.
Aquila e Priscilla abitavano a Roma, lui era un Ebreo convertito al cristianesimo insieme a sua moglie Priscilla che forse era romana, perché ogni tanto compare con il nome tutto romano di Prisca.
Da Roma però vennero espulsi per una legge razziale dell’imperatore Claudio contro gli Ebrei e se ne vennero a Corinto, dove incontrarono Paolo.
Con lui incomincia per loro la grande avventura della missione cristiana.
Ci pensi? Due laici sposati , che affiancano autorevolmente l’opera di Paolo, lo accolgono nella loro casa facendo vita comune e lavorando insieme per guadagnarsi da vivere come fabbricatori di tende! Ecco un bell’esempio di praticità e di inventiva.
Mancando ancora le chiese per i cristiani, spesso perseguitati, la semplice casa di una coppia cristiana poteva divenire luogo di evangelizzazione e di culto.
Paolo parla spesso di queste “chiese domestiche”, (che ora sembrano essere riscoperte come una novità del nostro tempo, mentre stanno alla base della prima evangelizzazione cristiana) e ne parla con riconoscenza e sollecitudine per i loro membri.
Così Aquila e Priscilla si trovarono a fare amicizia e a vivere con Paolo.
Non per nulla sapevano fare lo stesso mestiere: lavorare le pelli con cui si confezionavano le tende; Paolo era stato educato come un rabbino, ma per gli Ebrei colti era prevista anche una specie di formazione professionale: dovevano imparare un lavoro, per assicurarsi eventualmente una sicurezza economica e questo ci sembra molto saggio e utile anche per i giovani d’oggi.

Al sabato i tre andavano insieme alla sinagoga, dove parlavano e ascoltavano, diffondendo il nuovo messaggio di Cristo, e intanto maturavano nella loro straordinaria esperienza comunitaria.
Paolo si fidava di loro, considerandoli come suoi preziosi collaboratori, tanto che li portò con sé quando volle spostarsi ad Efeso, e poi li lasciò lì a continuare la sua opera di evangelizzazione, mentre lui proseguiva nella sua apostolica peregrinazione.

Ora, ad Efeso, c’era un giudeo convertito di nome Apollo, un uomo colto che veniva da Alessandria, pieno di zelo, come si conveniva ad un neofita, e molto versato nelle Scritture.
Aquila e Priscilla lo avevano ascoltato attentamente mentre, nella sinagoga, esponeva con entusiasmo la nuova dottrina di Cristo, ma i due fabbricanti di tende si erano accorti che il suo insegnamento non era completo perché si avvidero che conosceva soltanto il battesimo di Giovanni Battista.
Allora, con grande semplicità, negli Atti degli Apostoli si dice: “Essi lo presero con sé e gli esposero con maggior accuratezza la via di Dio”
E’ una scena magnifica questo aggiornamento svolto tra le pareti domestiche ad opera di una coppia che “prende con sé”, accoglie Apollo con la stessa amicizia con cui aveva accolto Paolo e, con un atteggiamento quasi genitoriale, si preoccupa di completare la sua formazione e di introdurlo, attraverso il Battesimo, all’interno della comunità cristiana.

Siamo di fronte ancora una volta ad una casa divenuta chiesa, centro di raccolta e di preghiera per gli abitanti di Efeso, come lo era stata quella di Corinto.
Non è finita qui l’attività di Aquila e Priscilla: li troveremo ancora a Corinto e poi a Roma, sempre presenti come coppia testimone di Cristo, ricordati con affetto e gratitudine da Paolo nelle sue lettere che li manda a salutare con questa calorosa raccomandazione:
“Salutate Prisca e Aquila, miei collaboratori in Cristo Gesù i quali hanno rischiato la loro vita per me; a loro non io soltanto sono grato, ma anche tutte le chiese delle nazioni”
Ecco un matrimonio riuscito, ecco che cosa può fare una coppia quando ascolta e ubbidisce generosamente allo Spirito che l’ha unita e la guida per un magnifico cammino.

Un Commento a “Inventare un matrimonio”

Lascia un Commento

Sottoscrivi senza commentare