Inventiamo il Matrimonio

Abbiamo ricevuto un commento ad una pagina del nostro sito che presentava un testo del dottor Bonomi intitolato: “Maschio o femmina? Guida alla programmazione del sesso”.
Lo riportiamo qui perché il discorso è molto stimolante e può essere introduttivo ad ulteriori osservazioni e discussioni, dice così:

“Ho conosciuto con mia moglie il dottor Bonomi all’epoca.
Ci ha insegnato il metodo e la scelta maschio o femmina? Abbiamo quattro figli scelti: 2 maschi e 2 femmine e fatto l’amore completo nei giorni infecondi.
Esperienza unica!

Mi piace parlarne con chi è seriamente interessato. Perché ne parliamo così poco?”
Perché, saremmo tentati di rispondere, le cose belle non fanno notizia , mentre c’è molto più ascolto per tutto quello che sa di scandalo e di trasgressione, però i germi di vita durano e nel tempo danno i loro frutti spesso senza rumore.
Così è stato per noi che abbiamo sperimentato la forza e la verità del pensiero del dottor Bonomi e così crediamo che avvenga per tante persone che hanno avuto la fortuna di conoscerlo.

Il nostro sito ha proprio lo scopo di richiamarne e diffonderne il messaggio che, fondato su valide conoscenze sessuologiche, ha un profondo significato religioso ed apre ad una visione nuova del matrimonio.
La Chiesa sta ora rivalutando l’amore coniugale, che un tempo era visto solo allo scopo di non bruciare e di generare figli e che ora sta assumendo una dignità nuova, per opera dello Spirito, ma anche di correnti di spiritualità coniugale come quella sostenuta dal dottor Bonomi.

La sua visione, chiaramente e ripetutamente espressa in ambienti sia laici che ecclesiali, era che il matrimonio è uno stato di vita rispondente alla vocazione che sta all’inizio della creazione, il matrimonio è l’ invenzione di Dio per i suoi figli, uno stato religioso, quindi, in cui ci è chiesto di corrispondere ad una volontà divina e di consacrarsi ad essa in coppia.

Che lo si possa vivere felicemente, nonostante le tentazioni e le deviazioni del mondo, è una grazia che Dio concede a chi con intelligenza e con amore gli risponde.
Conoscere i ritmi di fertilità della coppia e viverli con saggezza, volgersi liberamente e generosamente alla generazione e alla scelta dei figli sono la strada, il “metodo” che rende felici gli sposi e porta a perfezione il sacramento del matrimonio .

Lo stato coniugale è dunque uno stato di perfezione, che richiede impegno e dedizione costante ed è caratterizzato dal massimo “ voto” che si può professare: quello dell’amore.
L’aspetto ascetico viene di conseguenza, perché il vero amore sponsale non può essere che povero, casto e ubbidiente e questo sanno molto bene le coppie che ne fanno quotidianamente esperienza.

Come ogni spiritualità, quella coniugale ha il compito di approfondire un aspetto di Dio, essa si qualifica come espressione umana della vita Trinitaria, nella sua pericoresi di amore.
In questo orizzonte la coppia cristiana, fatta ad immagine e somiglianza di Dio, si deve muovere con tutta la trepidazione che suscita il mistero, ma anche con la consapevolezza della sua dignità nel vivere il sacramento primordiale della creazione.

Fino ad ora il matrimonio è stato studiato più che altro dal punto di vista morale, ora è tempo di esaminarlo dal punto di vista teologico, che è quello, anche pastoralmente, più importante, ma per fare questo occorre l’impegno e la partecipazione illuminata e costante di chi celebra ogni giorno questo sacramento, cioè gli sposi stessi, che non possono delegare lo studio teologico del loro stato di vita ad un clero celibatario, che ha avuto e sperimenta un altro tipo di vocazione.

Conoscere e praticare l’amore di Dio in coppia: ecco il compito che gli sposi si dovrebbero assumere per poi rivelarlo al mondo, amare Dio in due, perché Dio non è solo e non ci ha fatti soli, perché l’uomo da solo non potrebbe sapere che cosa vuol dire amare.
La storia di ogni vero matrimonio è la storia della rivelazione di Dio, che si manifesta nei diversi momenti della vita coniugale.

Così la gioia dell’unione sessuale anticipa la misteriosa bellezza dell’unione con Dio, la generazione dei figli rivela la paternità di Dio creatore, la sofferenza e la morte introduce alla passione, morte e risurrezione di Cristo.
La vita coniugale conosce e assapora tutti questi momenti e nel caso della morte trova la premessa per una ricomposizione della coppia ad un livello più alto, in cui si vede anima e corpo ricongiunti e trasfigurati nella luce della resurrezione.
L’attesa della resurrezione colora così la vita di chi è rimasto solo e lo sollecita ad una visione escatologica della realtà.

Chi ha accettato la vocazione al matrimonio, implicitamente, ha anche accettato la possibile vocazione alla temporanea solitudine, quando uno dei due coniugi precede l’altro nell’esperienza di morte.
Il coniuge rimasto dovrà imparare a muoversi nella direzione dell’eternità, appoggiandosi ai ricordi che costituiscono la propria storia per continuare positivamente quello che è stato raggiunto e rimanere aperto in una prospettiva di perfezione.

La domanda non è: “che cosa farebbe lui o lei se fosse ancora qui”, ma che cosa Dio vuole che la coppia faccia nella sua nuova situazione, per manifestare e testimoniare l’amore trinitario.
L’esperienza di amore umano realizzato dalla coppia la autorizza a stabilirsi nell’amore trinitario divino e lì a continuare a celebrare il suo matrimonio, rispondendo coraggiosamente e completamente alla sua vocazione.

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