Io ti prendo come mia sposa

IO TI PRENDO COME MIA SPOSA di Claudio Baglioni

                         Che silenzio, qui dentro,

                        Quanto tempo che non metto più piede in chiesa.

                        Dio, è proprio da tanto

                        Che io non vado d’accordo con te,

                        Ma è a te che chiedo una cosa:

                        Benedici qui in chiesa me suo sposo e lei mia sposa.

Questa canzone, di un’attualità sconcertante, prima di perdersi in bellissime e romantiche immagini che forse tutti conosceranno, fa una premessa doverosa, che non sempre viene riproposta nell’esposizione del testo.

Si tratta del classico caso in cui la religione è rimasta sullo sfondo di una vita, eccettuato forse Natale (che Pasqua, purtroppo, è una festa ancora meno sentita).

Capita che uno si ritrovi in chiesa per il proprio matrimonio senza che ci sia stata una continuità di fede e di rapporto con Dio.

Qui le posizioni si dividono: c’è chi dice che è uno scandalo che ci si ricordi del Signore solo quando ci fa comodo e che non si dovrebbe sposare in chiesa quelle coppie che non la frequentano abitualmente e chi dice invece che è meglio che niente, almeno ogni tanto farci una capatina, che qualcosa di buono se ne ricava.

Io penso che Dio, da Padre, stia sempre in attesa dei suoi figli e che quando questi gli si rivolgano con sincerità di cuore sia tutto contento e non faccia tanto lo schizzinoso.

Poi diciamoci la verità: sposarsi è un atto solenne, tutti sperano che duri tutta la vita e quindi mettersi di fronte alla sacralità di Dio non sembra mai male.

                         Io ti prendo come mia sposa

                        Davanti a Dio e ai verdi prati …

Dopo aver parlato a tu per tu con il Creatore, viene spontaneo rivolgersi alla Sue creature. E infatti questa canzone celebra, quasi un Cantico dei Cantici, le bellezze della natura e non solo, di fronte a cui questi sposi si pongono come un tutt’uno e stanno in contemplazione.

                        Ai mattini colmi di nebbia

                        Ai marciapiedi addormentati.

Tutto è bello, anche la nebbia mattutina ha il suo fascino, a patto di non dover prendere la macchina per andare a lavorare, il silenzio dei marciapiedi su cui nessuno ha ancora cominciato a camminare.
Poi un tripudio di colori: il giallo delle foglie d’autunno, il rosso del fuoco, il bianco della luna, l’azzurro del cielo, tutte le sfumature del sole al tramonto.
Poi di nuovo il giallo delle mimose, il bianco della neve sul verde degli abeti, il blu scuro del mare di sera.
Perché si sente il bisogno di porsi di fronte a tutte queste meraviglie per proclamare il proprio amore?
Perché l’amore non è un sentimento che può rimanere nascosto, se è troppo chiuso nell’intimità o peggio nella segretezza rischia di soffocare.
Ha bisogno degli spazi aperti e della partecipazione di tutti.
Sì, ma se si guarda bene qui le persone sono solo tre: lui, lei e Dio. E il resto del mondo?
Dove sono questi innamorati, in un parco incantato, nel giardino dell’Eden (ma non ci sono neppure gli animali)?
La natura è una splendida cornice all’amore, ma è un testimone muto.

Dio parla, ma per sapere cosa dice bisogna ascoltare con molta attenzione.

Dove sono gli altri, i parenti, gli amici, i vicini di casa, i curiosi, quelli che verranno al matrimonio con i vestiti (secondo loro) più eleganti e i cappellini più strani?

L’amore va condiviso.

Non saranno gli abeti carichi di neve, né i tetti delle vecchie case che ci diranno una buona parola quando saremo stanchi e il nostro legame sembrerà svanito nel nulla.
Non sarà la luna che farà l’occhiolino a nostro marito se lo lasceremo troppo solo e in balia della prima maliarda che se lo volesse accalappiare.

Eh, no, miei cari, non siamo soli con il nostro sentimento e ci si sposa in chiesa e non in solitudine di fronte a un tramonto proprio per questo.
Perché Dio ci chiama ad essere una coppia dentro una comunità di fratelli che si voglio bene, che si fanno dei dispetti, che si perdonano e si aiutano  fino a che non saremo tutti insieme a Dio, in vera compagnia.
Non basta l’amore di un uomo e di una donna per essere felici e per costruire il mondo secondo il disegno divino.

Lui lo sa e, se ci pensiamo bene, anche noi!

 

Lascia un Commento

Sottoscrivi senza commentare