L’amore e la carità coniugale

Qualcuno sarebbe forse portato a pensare che la carità coniugale possa essere qualcosa di diverso o di estraneo al genuino amore umano coniugale.
Generalmente quando si dice “carità” si intende riferirsi ad una virtù teologale, che ha quindi come causa e come oggetto Dio.
Può essere perciò difficile capire, di primo acchito, come l’amore coniugale, nella sua dimensione incarnata di autentica sessualità umana, possa essere addirittura catalogato sotto la denominazione di carità, ma ci può essere di aiuto incominciare con il riconoscere con S. Agostino che al mondo “non c’è che un solo Amore”.
Ogni forma umana di amore non ha che una sola origine, non è che un’espressione più o meno felice di un unico Amore.
La dimostrazione più valida e più profonda di questa misteriosa verità ce la dà la stessa Rivelazione quando dice: “L’amore è da Dio (basterebbe questa affermazione per far trarre le più sconvolgenti conclusioni) e chi ama è nato da Dio e conosce Dio perché Dio è Amore.”
Eco la ragione della incapacità umana di definire l’amore! Esso è, come Dio, ineffabile.
Se amiamo, Dio abita in noi e il suo amore in noi è perfetto.
“Da questo conosciamo che noi siamo in Lui e Dio è in noi, perché Egli ci ha dato del suo Spirito”.
Non ci sono perciò dubbi, anche se per noi è incomprensibile, che l’amore umano trae da Dio, che è Amore, il suo nome, cioè la sua natura e la sua sostanza.
L’amore umano è quindi partecipazione all’amore divino, alla natura divina.
Quando l’uomo ama non fa altro che usare una potenza di Dio, donatagli dal suo Spirito, ed esprimere il divino che è in lui..
In qualche maniera, anche se noi non lo comprendiamo, sempre nell’amore dell’uomo l’umano e il divino si fondono.
Ecco perché nell’amore vi è tutta la religione!
Ecco perché lo stesso amore coniugale, visto nel suo stato di verità e di autenticità, acquista il nome di “carità” coniugale.
Ma per capire la vera portata della carità coniugale bisogna rifarsi ancora una volta alla Sacra Scrittura e leggervi Genesi 1, 22-27:
“Allora Dio disse: facciamo l’uomo a nostra immagine secondo la nostra somiglianza… E Dio creò l’uomo a sua immagine; lo creò ad immagine di Dio, maschio e femmina li creò.”
Da questo brano biblico dobbiamo per prima cosa concludere che l’uomo può essere conosciuto veramente, nel profondo della sua essenzialità, solamente sulla scorta della conoscenza di Dio, perché è questa immagine somigliante di Dio che caratterizza la sua stessa natura umana.
Se Dio è dunque essenzialmente Amore, Colui che è (Es. III,  14)… Amore (I Gv. IV, 8), l’uomo,fatto a sua immagine e somiglianza, non potrà che essere fondamentalmente partecipazione di questo stesso amore.
Come Dio è relazione sussistente, così l’uomo è un essere strutturalmente relazionato, e segno e strumento della sua relazione è la sua sessualità.
Come in Dio, così nella coppia, la relazione, fondata in essa sulla differenziazione sessuale, porta all’unione.
E’ l’amore l’atto di relazione che lega ed unisce le persone, creando una comunione che non genera confusione, ma, al contrario, nello stesso tempo distinzione e affermazione delle persone stesse.
E’ in questi termini che si attua la parola di Dio: “et erunt duo in carne una”, come pure è in questi termini che si pone e si realizza la carità coniugale.
Infatti nel vincolo dell’amore coniugale la coppia umana attua in modo mirabile l’immagine della vita intima di Dio, che è vita di amore.
E’ così, a causa e a somiglianza delle relazioni “ad intra” divine, che l’amore umano può trovare tutta la sua perfezione e divenire autentica carità coniugale.

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