L’amore e la donna

C’e un legame del tutto particolare che collega i due termini: l’amore e la donna.
Se sostituiamo la congiunzione “e” con la copula “è” ne risulta la proposizione: l’amore è donna e ci serve a cogliere immediatamente il nocciolo della questione.
Il termine copulativo non va certo inteso nel linguaggio dell’ontologia, della identificazione, ma semplicemente nella forma della analogia, poiché l’amore e la donna sono due realtà distinte, così misteriose ed ineffabili, che possono essere avvicinate solo se si intravede tra loro una certa qual corrispondenza, non già di essenza, ma di manifestazione.
Che cosa possiamo sapere e dire dell’amore se non balbettare qualcosa che riguardi il suo manifestarsi, la sua fenomenologia , i segni della sua presenza, o della sua assenza?
Così è per la donna.
L’amore e la donna non sono definibili,  ma qualcosa misteriosamente li accomuna, al punto che la donna non è concepibile al di fuori di quella dimensione amorosa che così radicalmente la caratterizza e, d’altro canto, l’amore non si può qualificare che con le note che più si addicono alla cosiddetta natura della donna.
Vediamo come il legame sia fondato.
Esaminiamo per prima la fenomenologia dell’amore.
Esso è, nella sua più elementare, concreta ed evidente manifestazione, un movimento verso l’altro; è un atteggiamento diastolico, di dilatazione, di apertura, un atteggiamento eccentrico, di uscita da sé verso l’esterno, che fa perno sull’altro, posto al cuore della propria vita.
L’amore è un’esperienza affettiva, fatta di gioia, di trasporto,di stupore per l’altro.
Amare vuol dire cercare, scoprire, fare attenzione, accettare, affermare, esaltare, realizzare l’altro, saperne cogliere le domande inespresse,  mettendosi nella sua concreta situazione e nella sua problematica, accogliendolo così com’è, senza pregiudizi, riconoscendolo nella sua diversità e distinzione.
E tuttavia l’amore, inteso come un movimento verso l’altro, finisce paradossalmente nel porre l’altro in sé, al centro della propria vita, come un habitat, un utero buono dove si trova tutto quanto serve per farlo crescere e portarlo a compimento.
La realtà dell’amore è assicurata da tutte queste sue note fondamentali, in particolare l’amore sponsale si caratterizza e si attua mediante il mutuo impegno a perseguire una reciproca alterità, che comporta la presenza e non già il possesso dell’altro, nella apertura ad un infinito trascendimento di sé.
Da questo balbettio su ciò che l’amore è, passiamo ad analizzare ciò che la donna è, nelle sue caratteristiche più evidenti .
Ciò che possiamo dire denoti in modo più attendibile l’identità della donna è la sua costante, innata esigenza dell’intimità, del rapporto, dell’attaccamento all’altro, sia esso persona o cosa.
Ella si riconosce e si definisce solo e sempre attraverso la relazione.
Emblematica è questa sua descrizione: “Mi riesce difficile pensare a me stessa senza pensare alle persone che mi stanno vicine, alle quali mi sento legata.”
C’è in lei questa inclinazione a tessere continuamente reti di rapporti, a cercare legami, che la portano a prendersi cura affettuosa delle persone e delle cose.
Mentre l’identità dell’uomo nasce e si forgia nella separazione, nel confronto con le persone e le cose che cerca di dominare e piegare a sé per la sua affermazione, è noto invece che la donna ha una spiccata sensibilità empatica, che la porta naturalmente a immettersi in rapporti sempre più intimi, personali con l’altro riconosciuto distinto da sé, ma fondamentalmente omogeneo.
Questa peculiare sensibilità, questa istintiva capacità di immaginarsi le esigenze, i bisogni dell’altro, la porta a prestare ascolto alla sua voce, a comprendere i suoi diversi valori, a rispondere alle sue attese.
Ogni agire della donna, qualunque sia il modo con cui la tipologia la definisce: romantica, cerebrale, erotica, materna, è sempre animato da un generoso, delicato, dare e ricevere.
Lo stile della donna è quello di mettere in risalto sempre, in tutti i suoi gesti l’importanza del legame affettivo.
Il ruolo della donna è di testimoniare la grande intuizione che la bontà umana è la dedizione incondizionata all’altro e che la moralità è essenzialmente fondata sulla alterità, che vuole che l’aiuto, il servizio vicendevole sia la vera risposta empatica.
I tratti comportamentali della psicologia della donna, gli atteggiamenti propri dell’etos femminile sono dunque analoghi alle caratteristiche che si attribuiscono come fondamentali all’amore umano.
Se l’uomo vuole entrare nello “status amoris” deve acquisire o recuperare queste disposizioni interiori, questa anima di Junghiana memoria, questi atteggiamenti che, se non sono esclusivi, sono tipici e largamente riconoscibili come propri della donna

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