La ballata delle case perdute

Avere una casa propria è certamente una sicurezza per la coppia, tanto che, in molti casi essa  è disposta a rimandare il matrimonio fino quando non è in grado di comperarsene una sua, che corrisponda pienamente alle sue esigenze e che non le possa mai essere tolta…ma non così per i nostri due, che la vedevano come una falsa sicurezza.

Ne avevano conosciuto di tristissime storie, fatte di litigi in famiglia, di contestazioni, di rotture di rapporti, a motivo del possesso di una casa, per cui si erano subito riproposti di non correre questi rischi, per sé e per i propri figli, (anche perché non ne avevano i mezzi) di restare quindi nel campo dell’uso e non del possesso, per non essere a loro volta posseduti e poter godere della santa libertà dei figli di Dio.
“Non abbiamo qui una dimora stabile” si erano detti e, in effetti, le loro dimore furono sempre molto instabili.
Questo per dire che dopo pochissimi anni di matrimonio dovettero lasciare quella che era stata la loro prima casa e mettersi pazientemente alla ricerca di un’altra.
E non fu l’unica volta!
Così, alla fine della storia, avrebbero potuto narrare ai posteri la ballata delle case vissute, in omaggio a tutte quelle dimore, in ciascuna delle quali, nonostante i propositi fatti, avevano lasciato un po’ della loro vita e del loro cuore.
La prima casa era dunque durata ben poco: era troppo evidente che non era fatta per loro, così grande e prestigiosa, rimase la casa del sogno e fu il primo distacco, il più doloroso, poi ci fecero l’abitudine.
Anche la seconda non durò molto, era stata scelta come ripiego, sotto l’urgenza degli interventi di restauro di quella precedente, e non aveva grosse qualità, per cui furono loro a lasciarla senza troppi rimpianti non appena si presentò l’occasione.
Ma la terza sì era stata vissuta.
Lì la famiglia era già quasi al completo e, poiché era grande, vi si poteva distendere in lungo e in largo.
Per i bambini rimase la casa della loro infanzia, dove i giochi si impadronivano di ogni spazio e potevano giungere fino ad un piccolo giardino di città, con poche risorse reali ma tante di fantasia.
Ci allevarono persino un coniglio, dolce, tenero, invadente, che, dopo aver rosicchiato le piante di ortensie della vicina, la finestrella del casotto dove era stato rinchiuso, la porta del terrazzino in cui si erano illusi di confinarlo, riuscì finalmente ad entrare in casa ed a stabilirvisi, facendo rapide apparizioni sotto gli sguardi stupiti degli ospiti e comparendo regolarmente all’ora del pranzo, quando i bambini gli passavano di soppiatto, sotto al tavolo, le loro verdure.
Morì poi di indigestione, con grande dolore di tutti, per essersi divorato un micidiale mazzo di fiori.
Questa sì era una casa ed ebbe vita abbastanza lunga, ma anche per lei venne il momento di essere abbandonata, con tutte le sue figurine adesive dei formaggini rimaste attaccate alle piastrelle della cucina e i suoi pupazzi di neve, che avevano popolato gli inverni del giardino.
La quarta casa era bella, ma più seria e tranquilla, articolata secondo le nuove esigenze di gente più adulta.
I bambini, come d’improvviso, erano cresciuti.
A un certo punto se ne andarono: viaggi all’estero, servizi militari e civili, matrimoni…
I parenti anziani se ne erano andati anche loro…incominciava il tempo del distacco, e non soltanto dai muri.
Venne così l’ultima vera casa, la quinta, più piccola, più moderna, con i doppi servizi, quelli che non avevano mai avuto quando erano in tanti e ognuno doveva aspettare pazientemente il suo turno.
C’è uno spirito nelle case che accoglie o respinge chi vi entra, lei vi aveva sentito un presagio di dolore, e, infatti, fu il luogo della partenza definitiva di lui verso la casa del Padre.
Ci fu anche una sesta casa, antica, aristocratica, con il cancello di ferro battuto, un cortile con le colonne e uno scorcio di giardino sul fondo, molto simile a quelle case che avevano ammirato insieme nella loro prima ricerca.
Forse era l’ultimo regalo che lui le aveva fatto dal cielo, conoscendo bene i suoi gusti, ma era una casa vuota, dove lo spazio era riempito di silenzio e di attesa.
Così si chiude la ballata delle case perdute e sempre più si accende la nostalgia della dimora definitiva preparata per loro dal Padre.

Lascia un Commento

Sottoscrivi senza commentare