La coppia e i figli

“Il matrimonio è fatto per i figli”

“Una coppia senza figli non è completa”

“Bisogna accettare tutti i figli che il Signore manda”

Queste erano le affermazioni correnti ai tempi della nostra coppia: la morale matrimoniale dell’epoca.
Ma questa è preistoria.
Preistoria nel senso che viene prima di tutta la loro storia coniugale, nel corso della quale è stata gradualmente, quasi istintivamente, contestata, rovesciata e alla fine decisamente rifiutata.
Quale sarà mai il risultato di una ribellione a principi così apparentemente logici e convalidati dalla tradizione e dalla morale?
Vengono in mente parole grosse e cattive, come edonismo ed egoismo, eppure l’atmosfera finale sarà di tutt’ altro genere.
Sta di fatto che la loro esperienza, riletta con sincerità e profondità alla luce dei loro sentimenti e delle parole del vangelo, li ha condotti a vivere e a teorizzare posizioni  molto diverse da quelle più sopra enunciate.
Dire che il fine (primario, si diceva un tempo) del matrimonio sono i figli sembrava addirittura immorale.
Dal punto di vista psicologico, infatti, prendere una persona come moglie o marito per riprodurre la specie era francamente insostenibile: sembrava così di ridurla chiaramente ad un mezzo, in contrasto, non solo con la famosa affermazione di Kant sull’argomento, ma anche con il proprio sentimento amoroso che, quando è vero, non può fare altro che desiderare di dedicarsi devotamente e disinteressatamente all’altro nel quale trova il suo bene profondo.
Non occorre veramente altro per la felicità coniugale.
Il legame di amore, attingendo all’amore di Dio che lo fonda e continuamente lo rinnova, fa della coppia una piccola, umana, trinità, una immagine appunto della grande divina Trinità, appagata dalla sua interna pericoresi.
L’amante, l’amato e l’Amore: non c’è niente di più completo e di più felice, nella bellezza della sessualità unitiva.
Ecco ora l’altro punto: accettare tutti i figli che l Signore manda.
Un tempo era segno di onestà morale e religiosa: l’uso naturale della vita sessuale e l’abbandono a Dio per le sue conseguenze, cioè per gli eventuali figli che ne sarebbero derivati, ma ora le nuove conoscenze scientifiche delle leggi che regolano la fecondità umana hanno cambiato completamente il quadro.
In particolare lui, che è medico, si è messo con impegno a lavorare in questo campo, per fare chiarezza sull’argomento per sé e per gli altri.
Essendo l’ottavo di nove figli non sempre desiderati, ma accettati per dovere in una situazione familiare abbastanza difficile, mentre si dichiarava riconoscente ai suoi genitori che nonostante tutto lo avevano messo al mondo, sentiva la vocazione a conoscere e far conoscere quelle leggi naturali della fertilità che potevano aiutare le coppie ad una più serena e consapevole scelta genitoriale.
Ecco allora la specializzazione in endocrinologia, gli studi , la ricerca, le pubblicazioni sui metodi naturali di regolazione delle nascite, che occuperanno gran parte della sua vita.
Se si pensa ai drammi di tante maternità temute, che hanno alterato la bellezza di un rapporto sessuale completo, alle gravidanze non volute, o addirittura interrotte, frutto di una ignoranza che prima non era, ma che ora si può chiamare colpevole, non si può fare a meno di riconoscere che veramente ora si è aperta una nuova stagione per la coppia, la quale, potendo individuare i tempi abbastanza limitati della sua fertilità,  può vivere con abbandono l’intimità del suo rapporto d’amore.
Ora lui e lei potranno pensare con tenerezza a quei figli che vorranno liberamente chiamare alla vita, che saranno fortemente desiderati ed attesi quando l’unità coniugale sarà maturata e pronta ad aprirsi generosamente verso di loro.
Ora veramente la coppia si sente tanto ricca, si accorge di possedere una tale potenzialità di amore, che spontaneamente desidera comunicarlo ad altri, chiamare alla vita chi può essere partecipe della sua gioia.
A questo punto sono tanti i motivi per cui si può desiderare un figlio, i nostri due, che  sono piuttosto cerebrali, si sono messi ad esaminarli criticamente, incominciando ad eliminare i meno validi.
Non si deve, ad esempio, volere un figlio per realizzarsi come genitori, il che sarebbe alla fine un gesto di egoismo; non per avere una continuità biologica o sociale, non per tramandare le tradizioni e i beni di famiglia, non per avere un sostegno per la vecchiaia e neanche per potergli dare tutto quello che noi non abbiamo avuto.
Tutte motivazioni plausibili, ma che offuscano quella gratuità che deve contraddistinguere l’autentico amore.
A questo punto però i nostri sposi vogliono fortemente un figlio, e più di uno, ma se chiedete loro il perché non vi sapranno immediatamente rispondere.
Vi diranno forse qualcosa di banale: che la vita è un bene e che è un bene comunicarla tutte le volte che è possibile, ma sembrerà ancora un discorso troppo astratto e concluderanno nell’affermare che, misteriosamente, nella vocazione ad essere sposi è implicita anche quella di essere genitori e così, in barba alle precedenti contestazioni, si ritroveranno sulla scia della più classica tradizione cattolica.

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