La coppia nella chiesa

Sul sito web della Università Carlo Cattaneo di Castellana abbiamo trovato un testo molto interessante, inteso ad approfondire i rapporti che intercorrono tra la coppia e la Chiesa.

Ne presentiamo alcuni pensieri particolarmente significativi che fanno appello alla loro reciproca profezia:

“Lo stretto rapporto tra ogni coppia credente e la sua comunità ecclesiale ha storicamente inizio in un luogo e in un tempo precisi, per una volontà precisa, durante una celebrazione, un momento pubblico in cui gli sposi scambiano il loro “sì” alla presenza della comunità ecclesiale.

E’ solo così che può cominciare la storia del rapporto tra una coppia e la sua Chiesa, che può nascere il coinvolgimento reciproco.

Tuttavia sarebbe, ed è, assai riduttivo ed impoverente limitare il loro incontro alla celebrazione del sacramento, come purtroppo non di rado capita.

La coppia è intimamente Chiesa,con una relazione tutta speciale con la grande Chiesa: sta ad ogni coppia credente, ad ogni comunità ecclesiale vivere e scoprire il mistero tutto da svelare di questa relazione, i cammini comuni da percorrere, i rischi da evitare, nella consapevolezza della reciprocità della profezia e della comune responsabilità.

Fin dall’infanzia la Chiesa dovrebbe essere percepita e vissuta come amore: Chiesa dell’amore sponsale, parentale, fraterno.

La Chiesa che si incarna nella coppia e nella sua famiglia è la sola che può offrire la rivelazione di alcuni specifici aspetti dell’infinito e misterioso amore di Dio.

Senza una coppia e una famiglia in cui tali miracoli d’amore accadono, il dono dell’amore infinito di Dio, del suo bene, della sua verità, potrà difficilmente essere incontrato ed accolto.

Perché questo incontro, questa accoglienza avvenga è necessario che l’amore di Dio abbia trovato occasioni umane, segni tangibili di dono, tramiti d’amore, offerte vitali, che rimandino alla sorgente di vita originaria e definitiva, all’amore senza limite di Dio.

La Chiesa deve poter essere vissuta anche come luogo di accoglienza dell’altro-da-sé: Chiesa che ricerca, che incontra, che vive la differenza.

C’è una intrinseca, imprescindibile vocazione a cui la coppia-Chiesa e tutta la Chiesa, ambedue comunioni d’amore, sono chiamate: quella di vivere la differenza, quella dell’accoglienza dell’altro da sé.

Intendere la Chiesa come comunione tra persone diverse, fra gruppi e fra comunità diverse, consente di vedere meglio anche questa dimensione della relazione profonda che c’è tra la coppia e la Chiesa: se la coppia è chiamata a vivere la differenza, ad accogliere l’altro da sé (non un’accoglienza occasionale o solo psicologica o semplicemente emotiva, ma totale, nella più completa condivisione di carne, di progetti, di salvezza) anche la Chiesa è chiamata a fare altrettanto, dentro di sé e al di là di sé, a dare sempre più spazio alla varietà delle esperienze, dei cammini, dei ministeri, delle teologie.

La Chiesa deve potersi incontrare nella ferialità, nel quotidiano scorrere della vita: Chiesa della ferialità.

Pur nella fragilità del cammino a due, la coppia è il luogo dove Dio si mostra possibile nella ferialità, nel tessuto paziente della quotidianità, a cui non è affatto facile rimanere fedeli, nelle relazioni quotidiane che possono alternativamente divenire oscure, grigie, banali o anche ricche di senso, di possibilità di vita.

Nella coppia e nella sua famiglia  “vive la Chiesa che celebra il quotidiano con tutte le sue pieghe di luci e di ombre, la Chiesa per la quale Dio si fa presente dentro le case degli uomini; la Chiesa che rivela le orme di Dio sui passi che salgono e scendono le scale dei condomini.”

Questa è una dimensione sacramentale di tutta la Chiesa che si incarna specialmente nella vita di coppia e della sua famiglia.

Coppia e Chiesa saranno la Chiesa dell’amore in divenire, dell’amore che cresce e si matura nel tempo.

 

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