La festa dei padri

Nel mese dedicato a San Giuseppe riportiamo qui una riflessione sulla figura del padre di Don Mario Colavita.

La chiesa, durante la liturgia, evoca il nome del Padre come figura chiave di tutta la storia della salvezza. Il nostro Dio è Padre, la sua relazione con noi è essenzialmente di paternità, e questa relazione permane e sussiste nella vita di ognuno. Padre si è sempre, la relazione cardine della nostra vita è fondamentale per la crescita ed educazione. Come potremmo chiamare diversamente il nostro Dio? Il suo nome è scolpito nella nostra mente e nel cuore, nei canti e nella tradizione: PADRE! Così, a d esempio, Gesù suo figlio, ci ha insegnato a chiamare Dio per nome: Padre nostro.

Oggi in particolar modo la figura di S.Giuseppe richiama la responsabilità di tanti padri ad esserlo con tutto quanto di bello e grande comporta la figura paterna. La paternità è arricchimento, maturazione comune, gioia, scoperta, tenerezza, empatia, vicinanza fisica e mentale, calore, odore, incontri di sguardi e carezze. Giovanni Paolo II nella lettera alle famiglie del 1994 richiamava la responsabilità dei padri: La paternità e la maternità rappresentano un compito di natura non semplicemente fisica, ma spirituale; attraverso di esse, infatti, passa la genealogia della persona, che ha il suo eterno inizio in Dio e che a Lui deve condurre” (LF, 10). Attraverso la paternità passa, cioè, cresce e si umanizza, la genealogia della persona. La figura paterna è cardine nella crescita di ogni uomo, la presenza del padre, il suo compito e la sua responsabilità sono assicurazione di una sana e corretta crescita umana, spirituale e sociale.

Com’è oggi la situazione dei padri? Beh, a leggere le statistiche, gli studi sociologici e psicologici sullo stato dei padri e sull’essere padre è meglio soprassedere. Vale per tutti una espressione della scrittrice laziale Elena Bono nel romanzo: Una valigia di cuoio nero, sottolinea la crescente sensazione della società senza padri: “Adesso siamo tutti disperati, inseguiti come Caino, non tanto perché abbiamo ucciso Abele, ma perché abbiamo perduto il Padre”. Sensazione e non solo, più andiamo avanti e la percezione diventa “reale” di una società che ha perso il riferimento al Padre e ai padri. Gli Usa sono forse oggi il paese più consapevole di questo rischio. In un sondaggio datato, il 79,1% degli americani mostrava che “il maggior problema sociale che l’America deve affrontare è l’assenza fisica del padre da casa”. I bambini hanno bisogno del padre non solo come persona da amare ma anche come modello e controllo dello sviluppo. La sua perdita-assenza si riflette nella vita interiore del bambino, oltre che nella sua dipendenza esteriore. E’ stato osservato che, già nel primo anno di vita, prima che il bambino impari a parlare, la scomparsa del padre dal mondo infantile può provocare nel soggetto in crescita sentimenti di dolore, smarrimento e di angoscia. C’è chi si è spinto a dipingere con tinte fosche forme di paternità difficile. Il padre autoritario, il padre debole, il padre raziocinante, il padre sentimentale, ne esce fuori una figura paterna a pezzi, ridotta a brandelli di piccole relazioni con i figli e con se stesso. Povero padre! Oggi la figura paterna sembra entrata nel tunnel della modernità liquida, se liquido, cioè non solido, è l’ambiente che viviamo, le relazioni, la figura del padre si è evaporata, così c’è chi si è spinto a scrivere: cosa resta del padre nell’epoca ipermoderna? Forse poco, o forse niente, però una cosa dobbiamo dirla, è proprio dalla debolezza del padre, dalla sua umiliazione come figura cardine della famiglia che possiamo ri-proporre la figura del padre, pensando agli errori del passato per investire in futuro.

Essere padri e madri oggi è una vera sfida, molti di padri la sfida l’hanno rifiutata e si sono adagiati conformandosi alla cultura individualista e narcisista dominante, altri cercano di capire e di darsi da fare.

La chiesa vede nei padri degli alleati per una vita educativa che apre all’amore di Dio-Padre. Secondo i dati dai censimenti del governo svizzero sulla popolazione della Confederazione, il fattore decisivo nel determinare il passaggio dalla religione alla generazione successiva è la pratica del padre di famiglia. Da essa dipende, in modo pressoché totale, se i suoi figli frequenteranno o menola chiesa. Seil padre non va in chiesa, solo un bambino su cinquanta frequenterà la chiesa da adulto. Se il padre la frequenta regolarmente, da due terzi a tre quarti dei loro figli andranno regolarmente in chiesa.

San Giuseppe di Nazareth, allora, diventa icona e modello di paternità, custode della possibilità di rigenerazione e di educazione, della trasformazione del mondo, di cui il figlio portatore.

 

Lascia un Commento

Sottoscrivi senza commentare