La fortezza

“Se c’è una cosa che certamente mi manca è la fortezza!”

Disse lei sospirando un giorno, in uno dei soliti colloqui che si svolgevano sotto gli occhi di lui.

La cosa strana è che non se ne fosse mai preoccupata prima.

Il famoso ritratto della donna forte, così pratica, infaticabile e previdente,che troviamo nella Bibbia, le aveva fatto sempre un pò paura: era così diversa dalla sua psicologia e dall’immagine di donna che portava dentro di sé che lei si sentiva autorizzata a guardarla di lontano, senza occuparsene più di tanto.

Ma ora le cose erano cambiate: toccava a lei essere forte, non aveva più le spalle coperte da un uomo che poteva, ad ogni occasione, sostenerla, guidarla e proteggerla.

Già, tutto era cambiato.

Chi aveva diviso la loro coppia, che era resa forte dalla sicurezza di lui e dalla costanza di lei  e formava perciò una così valida unità operativa?

Ora lei era sola, allo scoperto, e dover ricostruire un equilibrio le era veramente difficile.

Ma non era impossibile, perché i pezzi mancanti non erano scomparsi del tutto, dovevano essere recuperati e riutilizzati con una modalità nuova, tutta da imparare.

“Sto aspettando che tu mi dia una mano ”insistette lei “ io non so da che parte incominciare. Credo che non ci si debba arrendere, ma non ho mai sentito così chiaramente la mia debolezza!”

“Bene!” disse lui sorridendo “Questa è già una grazia per te che, se non mi sbaglio, hai una certa tendenza alla superbia!

Ti ricordi quante volte, commentando dei comportamenti “sbagliati” ci siamo chiesti: ma come è possibile che ci si perda così facilmente, che non si sia capaci di fare uno sforzo di volontà per mantenere certi valori?

E il giudizio era spesso negativo.

Il fatto è che a volte non basta la  buona volontà.

C’è sempre una sproporzione tra quello che siamo capaci di fare naturalmente e la perfezione cristiana a cui siamo chiamati e ci sono momenti in cui questo è più evidente.

E’ proprio allora che, con l’ aiuto della grazia, si deve mettere in moto un coraggioso cambiamento di rotta, una conversione.

Non è detto che tali situazioni siano eccezionali, spesso fanno solo parte del “terribile quotidiano” e rientrano nella storia segreta di tanti uomini di valore.”

“E’ vero”  pesò lei “certe persone sono davvero speciali, anche se non lo fanno vedere!”

Subito si presentò alla sua mente, con molta chiarezza, la figura di suo padre: un uomo tranquillo e riservato, un po’ sognatore, dal viso pallido segnato da rughe che lo invecchiavano anzi tempo.

Un uomo delicato in apparenza, ma che, durante la guerra aveva sviluppato un sorprendente dinamismo.

Non aveva compiuto imprese gloriose, non aveva combattuto al fronte, ma aveva preso su di sé, con semplicità e coraggio, tutta la responsabilità di una numerosa famiglia da proteggere e assicurare alla sopravivenza in tempi di pericoli e di fame.

Così, mentre moglie e figli e nonni si trovavano al sicuro, sfollati in una cascina della bassa padana, al riparo dai frequenti bombardamenti che tormentavano la città, lui, ogni giorno, vi ritornava a lavorare, confidando nella provvidenza che lo riportasse a casa sano e salvo, la sera.

Doveva percorrere dei chilometri in bicicletta e poi attraversare il fiume, ma il ponte era stato distrutto dalle bombe e i “pendolari” di allora dovevano essere traghettati su barche che arrivavano al pelo delle acque, tanto erano cariche, sperando di non essere avvistati e mitragliati da qualche aereo nemico.

Lei, bambina, occupata a crescere e a lasciarsi incantare dagli spettacoli che i ritmi delle stagioni le offrivano, trovava naturale che il padre, che pure amava, si trovasse ogni giorno in pericolo per loro e, con tranquillo egoismo, si rallegrava per quelle prolungate vacanze nel grembo della natura.

Più tardi, da adulta, tornando con il pensiero a quegli anni,   non poteva fare a meno di provare un certo rimorso, paragonando la sua spensieratezza alla fatica di chi viveva accanto a lei e si chiedeva come fosse riuscito un uomo sedentario come suo padre a modificare così radicalmente le sue abitudini, senza dare segno di stanchezza o di insofferenza.

“E’ chiaro che non è stato di sua iniziativa!”

Disse lui che seguiva in silenzio i suoi pensieri.

“E’ stato guidato esclusivamente dall’amore per la sua famiglia e l’amore è la forza privilegiata da Dio.”

“Certo, l’amore può dare forza a un debole per una buona causa,ma se non c’è nessuna buona causa che faccia da stimolo, la virtù della fortezza, per me, può anche restare inutilizzata” pensava lei.

“Ecco il tuo errore!” replicò lui “Ti dico subito l’impresa importante che tu, come tutti i cristiani, sei chiamata a compiere: una vita secondo il vangelo, e non è cosa da poco!

Ricordo che una volta parlavamo dei doni dello Spirito Santo come di regali di nozze ricevuti al momento del nostro matrimonio e poi non sempre e non tutti utilizzati.

Non te ne sarai dimenticata, sono molto utili, anzi sono indispensabili per portare avanti il nostro progetto di vita a due, specialmente ora che per te c’è la prova più difficile.

Se abbiamo incominciato a camminare insieme dobbiamo continuare a farlo, anche se ti sembra di non esserne capace.

Sai bene che le cose visibili sono di un momento, quelle invisibili sono eterne.

Sei capace di fare questo spostamento di orizzonte, di sentirti “eterna” con me, nel pensiero, nel desiderio, nella fede?”

Lei era sulle spine: certo che lo voleva, un simile atteggiamento le avrebbe dato un’ enorme carica  di forza, ma era molto difficile mantenerlo, superando l’esigenza di esperienze sensibili a cui siamo naturalmente abituati.

“Per questo si deve far agire il dono dello Spirito.

Il dono è gratuito, non possiamo meritarcelo, ma possiamo ben chiederlo e accettarlo come un figlio riceve con naturalezza i doni che gli vengono da suo padre.

San Tommaso insegna che i doni dello Spirito Santo ci sono dati come aiuti alle virtù e li paragona alle vele di una barca, sospinta dai remi delle virtù.

Essa non riuscirebbe ad avanzare se le vele, gonfiate dal vento della grazia, non la conducesse in porto senza fatica.

Lasciarsi andare come una barca a vela nel mare di Dio!  E’ il grande riposo che Dio dona ai suoi figli.

Non serve dunque perdere tempo a controllarsi i muscoli per vedere se si ha forza sufficiente, basterà fidarsi della bontà e della forza di Dio che ci guida.

Non temere dunque, la fortezza non ti cambierà il carattere, non ti trasformerà in una virago, ma ti guiderà al momento opportuno a fare le scelte giuste, quelle che avremmo fatto insieme, che facciamo insieme!”

“Facciamo un po’ di  esercizio?”

Propose subito lei, piena di speranza.

“D’accordo! Il primo esercizio è la preghiera.

La nostra preghiera deve avere un carattere di fiducia e di ascolto: è Dio che fa, noi dobbiamo lasciarlo fare senza paura.

C’è un salmo bellissimo , il 39, che potremmo recitare spesso insieme e che mette nella giusta atmosfera, si può ripeterne qualche versetto a memoria, come un mantra, quando il cuore ne ha più bisogno.

Ma l’invocazione non deve essere gridata, come per farsi ascoltare da qualcuno che è lontano o indifferente, deve essere come sussurrata all’orecchio di Chi ti è vicino e ti tiene cara come la pupilla dei suoi occhi.

Così, di giorno in giorno, la nostra comunione con Dio si farà più reale, più sperimentabile e avrai la forza che cercavi per la tua debolezza.

Avrai  soprattutto la consuetudine di chiedergli aiuto nelle difficoltà e il coraggio di aspettare che si faccia evidente nei modi e nei tempi che vorrà, come prova rassicurante, al tuo sguardo attento, della sua presenza..

Prova e sarai sorpresa dei risultati.

Che cosa è la fede, infatti, se non il coraggio di credere?”

 

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