La Messa non è finita

“Ite missa est” si diceva una volta alla fine della Messa, adesso si dice: “La Messa è finita, andate in pace”, oppure: “La gioia del Signore sia la nostra forza, andate in pace”, oppure ancora: “Glorificate il Signore con la vostra vita, andate in pace”.
Tutte formule che in sostanza invitano i fedeli a riprendere in pace il loro cammino, dopo essere stati rifocillati alla mensa eucaristica.
Con la forza trasmessa loro da quel cibo, come Elia, potranno camminare per quaranta giorni e quaranta notti fino al monte di Dio, cioè per tutto il tempo che il Signore vorrà per giungere fino a Lui.
Dopo la Messa ecco per loro la missione.
Essi sono dei “mandati”per annunziare le meraviglie del Regno di Dio a tutte le genti.
Non è pensabile che si esca di chiesa e ci si perda subito in un futile chiacchierio, come spesso si vede fare.
Ben diversa e più profonda è la gioia interiore che induce al raccoglimento e riempie il cuore di quegli sposi che, ritornando a casa dopo la Messa, si sentono ricchi di benedizioni.
L’Eucaristia, il ringraziamento per eccellenza, li ha predisposti a ringraziare e a benedire, perchè essa si prolunghi in tutta la loro vita.
Quante cose hanno per cui ringraziare!
Per prima cosa di esserci, l’uno per l’altro, nella grazia di Dio che li unisce con il suo Spirito, quello stesso Spirito che rinnova per loro la faccia della terra, la quale ne risulta benedetta, poi per tutte le piccole o grandi cose che un cuore attento riscopre come segni dell’amore di Dio e richiesta di una risposta di amore.
Alla prima coppia Dio aveva dato il compito di abitare la terra e di possederla nella pace, ora, dopo la caduta originaria, la creazione geme sotto il peso del peccato e chiede di godere della redenzione operata da Cristo.
Ogni Messa, ogni Comunione, è un invito e un aiuto alla coppia perché, interiormente rinnovata, rinnovi la faccia della terra e operi per ricostruire quel giardino dell’Eden, quel paradiso perduto dove è avvenuto il loro primo incontro.
Nessuno dei due si illude che sia una cosa facile ed immediata, i tempi di Dio non sono i nostri, ma a noi è chiesto di lavorarci.
Gli sposi sanno che tra l’erba del giardino si nasconde spesso il serpente, ma essi sono diventati più prudenti, sostenuti da tutti i sette doni dello Spirito Santo che li guida.
Hanno imparato innanzi tutto che i comandi di Dio, positivi o negativi, sono buoni, perché Dio è buono, non è invidioso della loro felicità, anzi li ha amati fino alla croce, e poi hanno imparato a non lasciarsi sorprendere separatamente dalla tentazione del nemico, ma a fare fronte comune davanti a lui.
Eva non agisce senza Adamo.
Adamo non subisce la seduzione di Eva, perché ne condivide le scelte che insieme hanno sottoposto al discernimento dello Spirito
La nuova coppia guarda ora il mondo con occhi nuovi e passa riempiendolo di benedizioni.
Benedetto sia dunque lo spazio che l’accoglie, le strade percorse e da percorrere, dove Dio si fa incontro nelle forme più impensate, le persone, gli animali, le cose che chiedono di essere restituite alla loro armonia originaria secondo il finalismo della creazione.
E benedetto il tempo, che Dio le ha dato e le darà perché insieme a Lui scriva la sua storia, realizzando quell’immagine di amore trinitario per cui è stata fatta, quel tempo che scorre verso l’abbraccio del Padre, insieme alla folla dei fratelli che hanno attraversato e attraverseranno il mondo con lei.

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