La preghiera della tavola

Abbiamo trovato, e utilizzato spesso prima dei nostri pasti, un bel libretto, stampato dalla Comunità di Bose  che può aiutare la coppia a mettersi a tavola con uno spirito autenticamente religioso.
Ne riportiamo l’introduzione, stesa magistralmente dallo stesso Priore della Comunità, Enzo Bianchi.
Eccola:
“Sta scritto nel libro del Deuteronomio: “Tu mangerai, ti sazierai benedicendo il Signore tuo Dio!”.
Obbediente a tale comandamento Israele ha sempre preso i pasti benedicendo e ringraziando Dio, autore di ogni dono.
Ogni cibo e ogni bevanda sono infatti sempre un dono di Dio che crea la vita  e accorda a ciascuno i mezzi per il sostentamento: la preghiera della tavola è dunque una lode  e un atto di riconoscimento del Dio Creatore e Signore del mondo.
Anche Gesù si è sempre mostrato fedele al comandamento dell’Alleanza “dicendo la benedizione” oppure “rendendo grazie” prima di ogni pasto e di ogni banchetto e proprio durante un pasto ha istituito il segno grande dell’Eucaristia.
Il pasto dunque non è solo la necessità biologica del nutrirsi, ma ha anche un significato religioso perché in esso si manifesta la bontà di Dio e la bontà di ogni creatura.
L’apostolo Paolo scrive: “ Tutto ciò che Dio ha creato è buono e nessun alimento è vietato se lo si consuma con ringraziamento; la parola di Dio e la preghiera infatti lo santificano” e ai cristiani di Corinto ricorda: “Sia che mangiate sia che beviate, sia che voi lavoriate, tutto fate a gloria di Dio.”
Il pasto è poi luogo di comunione, di fraternità, di incontro e di amicizia.
Gesù ha mangiato con i peccatori, ha partecipato al pasto nuziale di Cana, ha condiviso il cibo nella casa di Pietro, ha banchettato presso Levi, ha gustato l’amicizia e la buona tavola presso Marta, Maria e Lazzaro ospiti del Signore, presso Zaccheo e presso Simone il lebbroso: era infatti un rabbi che amava i banchetti e noi percepiamo ancora oggi l’emozione contenuta nel grido di Pietro: “Noi abbiamo mangiato e bevuto con lui anche dopo la sua resurrezione dai morti!”
Gesù condividendo la nostra mensa condivideva la nostra vita e ristabiliva l’amicizia, l’amore e la misericordia dove erano state spezzate.
Così noi cristiani dobbiamo riprendere, dopo un tempo di oblio della benedizione della mensa, a pregare prima e dopo i pasti, non per santificare il cibo perché le creature sono buone, né per sacralizzare l’atto comunitario o familiare che è già in se stesso sano e santo, bensì per cantare la vita, lodare il Creatore, ringraziare il Signore presente in mezzo a noi.
Nella assunzione del cibo si compie il mistero della vita e il cristiano che ne è cosciente deve saper scorgere nel cibo che sta sulla tavola il prodotto di un meraviglioso processo di fatti mirabili della natura, il prodotto del lavoro e della custodia della terra da parte dell’uomo, un lungo susseguirsi di atti di amore.
E’ dunque giusto che alla preghiera “dacci oggi il nostro pane quotidiano” del Pater noster  faccia eco una preghiera di lode e di ringraziamento quando questo pane è sulla tavola per essere nutrimento e sostentamento delle nostre vite.
Il pasto cristiano, immagine di quello eucaristico, non è forse profezia del banchetto nel Regno di Dio?”
Ci sembra che questi pensieri si adattino perfettamente alla situazione della coppia, che pur con tutte le difficoltà legate spesso ai tempi di lavoro, condivide quotidianamente almeno una volta il proprio pasto in famiglia e ne fa un momento privilegiato di comunicazione.
Il libretto di Bose suggerisce anche alcune preghiere adatte alle diverse circostanze della vita di famiglia e dell’anno liturgico, ma è bello pensare che i commensali prendano a turno l’iniziativa per esprimere il ringraziamento che viene dal loro cuore.
E, nei momenti cruciali, quando esigenze di figli e di tempo impediscono una più ampia riflessione, un segno di Croce fatto bene sarà sufficiente per ricordare e rinnovare la gioia di una presenza di amore: Gesù, seduto a tavola con loro, come primo e benevolo commensale.

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