L’amore e il timore

Un amore di coppia, profondamente fondato su valori religiosi ed umani condivisi, sembrerebbe escludere di per sé, nel suo ambito, ogni sentimento di timore.
La fase di prammatica che accompagna nelle belle favole il matrimonio è: “e vissero felici e contenti”, ma il discorso è quanto di meno realistico esista.
E’ ormai chiaro ad ogni coscienza che non sia volutamente infantile che l’incontro pur felicissimo di due persone non è che l’inizio di un lungo cammino da fare insieme, ed ha una meta  impegnativa di maturazione e di perfezionamento, che chiede di essere perseguita quotidianamente attraverso mille piccole e grandi difficoltà.
Per questo non si può mai riposare sugli allori e credere di essere arrivati a un porto senza pericoli, la navigazione è lunga tutta una vita.
Se analizziamo il sentimento di timore che sussiste anche nel rapporto di una coppia ben affermata, dovremo per prima nozione escludere il senso di egoismo che può muovere chi teme di perdere un bene in suo possesso, in un certo senso si potrebbe paragonare alla gelosia che considera l’altro di sua proprietà e non sopporta l’idea che gli venga sottratto.
Il sano timore viene invece dalla consapevolezza che nessuno dei due è perfetto, nessuno dei due è al riparo dalle debolezze umane e dalle influenze negative del mondo, corrisponde dunque ad una visione realistica e induce alla vigilanza perché lo sforzo comune non si affievolisca col tempo e non si adagi in una situazione confortevole che ha dimenticato gli slanci e i propositi degli inizi.
Si direbbe che la giovinezza e la vitalità di una coppia si misuri proprio da una certa inquietudine di fondo, che la spinge a mettersi continuamente in questione, a domandarsi che cosa farà da grande, preoccupata di non corrispondere adeguatamente ai grandi piani che Dio ha su di lei.
Ma, oltre a questo, c’è un altro motivo che agisce sulla coppia religiosa e dà un tono particolare alla sua vita: essa sa di essere immersa in un Amore che è più grande di lei e, oltre al fatto che si riconosce incapace di incarnarne sempre il modello, viene anche pervasa dal timore riverenziale di chi si muove sul terreno del sacro.
“Togliti i calzari perché il terreno su cui cammini è sacro” dice Dio a Mosè  e Mosè si vela il capo perché ha paura di accostarsi a Dio.
Quando si sente di avvicinarsi al mistero di Dio per mezzo di un rapporto  così forte quale è l’amore sponsale non si può restare indifferenti o fingere di non coglierne la terribile bellezza, non si può non tremare e non velarsi il capo, come fanno gli sposi in alcune celebrazione in oriente, mentre ricevono la benedizione nuziale.
La grande dignità del sacramento che viene celebrato, escludendo ogni banalizzazione, li rende pensosi del prezioso tesoro dell’amore che è stato loro donato e li sollecita a custodirlo con tutta quella devozione timorosa che deve suscitare tutto ciò che è sacro.

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