L’amore e la castità

E’ un termine lessicale che si riferisce normalmente, per non dire esclusivamente, alla vita sessuale umana e vuole indicare l’atteggiamento interiore più conforme ed adeguato, quindi naturale ed ovvio, che ogni essere umano dovrebbe  tenere nei confronti del sesso e dell’agire  sessuale.
La castità per porsi come il comportamento normativo più giusto e più coerente, esigito dalla sessualità,  intesa come la distintiva connotazione ontologica più importante ed essenziale che caratterizza l’essere umano e lo fa persona in irriducibile correlazione al soggetto sessuato che  complementarmente gli corrisponde, presuppone il riconoscimento della vera natura, cioè dell’ intrinseco significato e della inalienabile funzione del sesso e della sessualità, quali principali componenti propri della corporeità, della persona e della vita umana.
Dai dati scientifici genetici e sessuologici più aggiornati sappiamo, infatti, che il sesso non è limitato ai soli organi deputati alla funzione biologica procreativa, come si è sempre da secoli e fino ad ora ritenuto, ma appartiene alla corporeità nella sua totalità in quanto tutto il corpo è caratterizzato da elementi cellulari e da organi, tutti connotati da una differenziazione sessuata di tipo  maschile o femminile.
Poiché il corpo rappresenta per il soggetto la condizione primaria del suo esserci, cioè è l’elemento  che lo pone in essere, lo caratterizza, lo indica e lo individua, perché per esso  vive, si esprime e dà luogo a tutte le possibili manifestazioni della sua personalità, la differenziazione sessuale appartiene all’essere umano, non si limita alla sola corporeità ma coinvolge tutto l’individuo, quindi appartiene all’essere,  connotando anche il nucleo interiore  e spirituale della persona stessa.
Ne consegue che il soggetto umano come non possiede, non ha  un corpo, ma è quel corpo che fa tutt’uno con la sua realtà personale, così  non ha un sesso, come un avere che possiede e di cui può fare libero uso e consumo fino ad arrivare ad una arbitraria manipolazione che sconvolge e modifica la stessa connotazione sessuale, come nel caso del trans-sessuale che vorrebbe addirittura cambiare con la sua fenomenologia corporea sessuata anche  la sua stessa identità di genere,  ma è un essere  sessuale che si identifica con il suo sesso corporeo genetico, quindi con un io che è strutturato, per esso, in senso  maschile  o femminile e sempre coinvolge sessualmente, ogni qual volta che agisce,  con il suo corpo sessuato la persona stessa..
Il sesso, dunque, proprio perchè appartiene alla corporeità, connota radicalmente ogni essere umano contraddistinguendolo in soggetto sessuale, maschile o femminile.
La maschilità e la femminilità, che si esprimono come specifica e peculiare identità corporea,  psichica e spirituale propria di ogni soggetto, sono, inoltre, le due distinte forme polari della natura umana.
Ciascuna di esse non costituisce la totalità dell’umano, ma solamente un particolare irriducibile aspetto, esattamente la parte sessuale dell’umano connotante ciò che manca all’altro. L’una è perciò destinata a correlarsi con l’altra  che le è complementare, perché è solo nella congiunzione di queste due dimensioni che si dà compimento, si realizza la pienezza dell’umano.
L’umano è di per sé un realtà androgina, cioè costituita dalla con-giunzione, dalla com-presenza di queste due realtà sessuali, il maschile e il femminile, nativamente distinte e pertanto destinate a correlarsi per con-giogarsi (non per fondersi perché perderebbero ciascuna la propria identità), ma per essere unite l’una all’altra, per  imbricarsi l’una con l’altra in modo da realizzare l’una caro, cioè con la com-unione delle due persone sessuate la totalità dell’umano.
La funzione del sesso è, dunque,  quella di dotare distintamente di maschilità e del femminilità le persone umane per creare in esse il richiamo, la tensione alla ricerca dell’altro sessualmente complementare al fine di raggiungere, con l’incontro unificante delle due persone sessuate, la loro  realizzazione umana.
L’impulso sessuale si pone, così, quale evento originario ed autentico, come la pro-tensione, la forza compulsiva evocata dalla distinzione sessuata dei due tipi di soggetti umani che, creando la loro povertà ed incompletezza,  genera conseguentemente una ineluttabile reciproca attrazione e un conseguente irriducibile richiamo alla relazione sessuale interpersonale  per realizzare   una vera e piena  integrazione umana.
Ogni essere umano si compie, perciò, solo e sempre entrando in relazione con l’altro a lui sessualmente corrispondente e complementare per porsi in unione così intima e profonda con esso da creare  una nuova identità, non più individuale ma coniugale, cioè passando dalla relazione Io-Tu alla costituzione del  Noi che è comprensivo delle due soggettività rese però “non più due ma una sola”.
La castità si pone partendo da questi presupposti, quando cioè l’individuo – percependo di essere una persona sessuata, di essere tale, cioè di avere un propria identità  per la caratterizzazione distintiva rispetto all’altro sesso che gli sta di fronte, di essere in tensione verso l’altro in quanto  intrinsecamente relazionato all’altro  e proteso verso di lui perché ambedue destinati a trovare, attraverso l’incontro e la congiunzione  reciproca , nel mutuo dono totale di sé,   la pienezza della propria dimensione umana – imposta tutto il suo agire sessuale in modo tale che sia l’espressione figurativa più trasparente e fedele di un preciso proposito  relazionale ed unitivo.
Ogni agire sessuale, sia esso di ordine  intenzionale, fatto di pensieri e desideri, o gestuale, fatto di azioni convolgenti il corpo con i suoi organi sensoriali,  per essere autenticamente casto deve risultare sempre un limpido significante, cioè  un chiaro e sincero segno espressivo e realizzatore, della persona sessuata che, aperta all’alterità, si pone liberamente e volontariamente in tensione verso l’altra a lei complementare per raggiungere la comunionalità, e, nel contempo, un trasparente significante della relazione  all’altro, che deve essere solo e sempre improntata all’amore, alla oblatività incondizionata e totale di sé per fare essere l’altro e realizzare disinteressatamente il suo vero bene.
La castità è pertanto una grande e non facile virtù morale che comporta una profonda e continua educazione ai valori umani posti in gioco dalla natura sessuale delle persone, con precise leggi crescita, commisurate alle fasi di sviluppo personale ed ai vari stati di vita,  se si vuole che questi siano vissuti nella naturale ed ordinata forma di vita di relazione sessuale interpersonale.
Ovviamente la castità comporta una psiche ben strutturata, un forte carattere, una capacità non indifferente di controllo delle proprie pulsionalità sessuali ed erotiche, che, come si sa, sono condizionate da certi vissuti inconsci e pertanto non sono sempre mirate all’alterità e alla realizzazione del fine unitivo ed amoroso della relazione e dell’agire sessuale.
La castità va intesa come una virtù positiva, perché vuole il realizzarsi autentico della sessualità, e di conseguenze esige che certe  modalità negative ed alienanti dell’agire sessuale, se non adeguatamente corrette, siano da reprimere.

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