L’amore e la coesistenza

Nella natura dell’amore è inclusa una parola che viene sempre ed ovunque pronunciata là dove c’è amore: “ Io sono qui per te, io esisto per te”.
In questa frase ne è inclusa un’altra, meno chiara, ma non meno reale: “Io esisto, io sono talmente qui per te, che tu non puoi morire, non puoi totalmente scomparire dalla mia presenza.”
In ogni vero rapporto di amore – forse inconsciamente e senza misurarne pienamente la portata – l’uomo parla nei termini seguenti: “ E’ impossibile che tu non rimanga eternamente con me.  Io stesso, come amante, non esisterei più, se tu non ci fossi più.  Io vivo, però, dunque vivi anche tu,anche se sei lontano da me, addirittura al di là della morte.  Non avrò forse nessun segno della tua presenza, ma tra noi due non c’è bisogno di segni e di controlli.  Qualunque cosa ci capiti, nulla potrà distruggere questa eternità inclusa nel nostro amore.
Consentirei alla tua (e alla mia) distruzione, rinnegherei l’essenza del nostro amore, anzi (per quanto sta in mio potere) ti condannerei alla morte eterna, se non accettassi la tua sopravvivenza dopo la morte e non la affermassi con tutte le forze della mia esistenza, contro ogni evidenza superficiale.”
Queste osservazioni sulla presenza di uno che è morto nell’amore di uno che vive potranno forse sembrare riflessioni soggettive, ma proprio in forza della loro soggettività esse possiedono una forza argomentativa  oggettivo – esistenziale di grande suggestione.
L’esperienza descritta si compie nello spazio interiore dell’amore; questa sfera di conoscenza ha ben poco in comune con quella conoscenza cosiddetta oggettiva e oggettivabile, che esercitiamo tutti i giorni e che si documenta sul piano di misurazioni, non è però meno un luogo del conoscere reale.
La struttura di questa conoscenza soggettiva, che raggiunge tuttavia la realtà dell’essere, si potrebbe così delineare: l’amante coglie la propria esistenza come co-esistenza, qui egli conosce la presenza del tu amato in sé, quale fondamento e condizione della propria esistenza; in questa conoscenza l’essere dell’altro viene posto ed affermato con la stessa sicurezza con la quale si pone e si afferma il proprio essere.
In ogni amore vissuto sinceramente è così posta, affermata e inclusa, la stessa immortalità.
La vissuta intersoggettività tra un vivente e l’essere da lui amato, pur se nascosto nel mistero della morte, illumina l’esistere di ambedue.
Nella luce che fluisce dall’amato il vivente scorge la gloria di un mondo futuro, capisce più profondamente la propria speranza, sperimenta la vicinanza di Dio, nella cui misericordia ed amore è mantenuto eternamente in vita colui che è partito.

Tratto dal libro: “Noi siamo futuro”  di Ladislaus  Boros

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