L’amore e la gelosia

A detta degli esperti la gelosia è la conseguenza ineluttabile dell’amore così detto possessivo, cioè di quell’amore che si fonda e si caratterizza su un legame che si vorrebbe esclusivo e totalizzante, per un bisogno inconscio di essere continuamente rassicurati e amati.
L’amore possessivo è così connotato da una insaziabile avidità del partner ossessivamente desiderato, voluto, legato a sé, in modo confusivo.
Viene anche detto amore captativo, perché improntato al bisogno imperioso di prendere l’altro come oggetto, di catturarlo, farlo proprio, come parte inseparabile, indistinto da sé.
Analizzando questo tipo di amore, largamente diffuso, anche se con tonalità variamente sfumate, si è potuto dedurre che si tratti di una specie di riattivazione psicologica e mentale del passato infantile, quando il bambino ha goduto del rapporto particolarmente totale e fusionale offertogli dalla propria madre.
Questa esperienza così soddisfacente e gratificante è rimasta impressa nell’inconscio del soggetto come nostalgia, tanto da richiederne compulsivamente la ripetizione in ogni forma di amore.
Ne consegue che, anche se il soggetto si è fatto adulto, mantiene sempre dentro di sé un bisogno imperioso di essere amato come lo è stato quella prima volta rivivendo l’amore simbiotico della prima infanzia.
Il nuovo oggetto d’amore non è visto quindi come una persona concreta, diversa da sé, con la quale porsi in un rapporto di scambievole amore, ma è vista come il primo oggetto di amore, cioè come l’unica  possibilità di esistenza e di sopravvivenza.
Il partner non è altro che la rappresentazione ideale di ciò che un tempo era fisicamente la madre, l’unica sicurezza del suo esistere in quanto vissuta come parte essenziale di sé.
In questo contesto di amore così fatiscente, la gelosia, come paura e dolore per la presunta mancanza di adeguata rispondenza del partner, è  inevitabile, se non altro perché è utopistica la pretesa di avere l’altro per sé, come a suo tempo la madre, sempre presente, sempre disponibile, tanto da essere fantasmaticamente incorporato a sé per la continuità di partecipazione al proprio sentire e volere.
D’altra parte, anche se il partner fosse un amante eccezionalmente zelante, devoto, sollecito, fedele non potrebbe ugualmente soddisfare, in un contesto di adulti, i bisogni inconsci di un soggetto che è rimasto infantile.
L’amore vero, reale,  è invece un concreto essere l’uno per l’altro, nell’autenticità delle due persone che accettano di crescere insieme e si scambiano amore per trovare, ciascuno attraverso l’altro, la pienezza di sé.

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