L’amore e la pazienza infinita

Sappiamo che nel quotidiano rapporto di coppia l’amore vive e cresce vigoroso solo se continuamente alimentato dalla reciproca volontà di bene.
Vogliamo ora prendere in considerazione un aspetto importante di questa volontà di bene nei confronti dell’altro, che chiameremo semplicemente pazienza, ma che comprende i valori della perseveranza, del sacrificio, della abnegazione, della fiducia e del coraggio.
Diciamo subito che essere pazienti verso l’altro vuol dire essere pazienti anche verso di noi, che abbiamo deciso di stringere con quella persona un legame unico e unificante e di lasciarcene quindi condizionare in modo esistenziale.
Ciò significa che abbiamo posto nell’altro le nostre più profonde aspettative ma, si badi bene, anche noi ne siamo portatori nei suoi confronti.
Ora questa posizione non è per niente comoda perché implica continuamente la possibilità di verificare l’inadeguatezza di ambedue le parti a raggiungere le mete ideali che si erano proposte.
La delusione circa le capacità nostre ed altrui di corrispondere perfettamente alle aspettative di felicità implicite in ogni sincero rapporto d’amore può essere motivo di incrinatura, se non di rottura del rapporto stesso.
Ecco allora che si rende necessario il ricorso alla pazienza, che non corre a conclusioni catastrofiche, ma, per prima cosa, si impegna in un esame intelligente e sereno della situazione.
La prima constatazione, la più realistica, è che non siamo perfetti, e questo è talmente ovvio che sembrerebbe inutile ricordarlo, ma, nell’innamorarsi c’è una specie di euforia che lo fa dimenticare facilmente.
L’altro corrisponde a ciò che abbiamo sempre sentito di desiderare, è la nostra felicità, ma non può esserlo in ogni momento e perfettamente, proprio per i limiti che ci sono in ogni uomo.
La pazienza riconosce e “sopporta” questi limiti, anche se non lo fa senza sofferenza, ma non si dà per vinta e opera per superarli con l’aiuto dello Spirito d’amore che la sostiene.
Gran parte delle crisi coniugali nascono dall’incapacità di sopportare la delusione nei confronti di quella persona che ci aveva fatto innamorare.
Chi dice all’altro: “Tu mi hai deluso” in realtà non l’aveva mai amato veramente, ma ha amato la sua illusione, in definitiva se stesso e si è predisposto ad un rapporto fallimentare.
Viene a mancare allora l’apertura all’altro, che è l’aspetto più essenziale dell’amore coniugale e subentra invece l’atteggiamento egoistico con il timore dell’offesa, che si esprime con l’assumere posizioni di difesa e di aggressività.
La pazienza accetta invece di “patire” con l’altro i limiti che si riscontrano e di farne occasione di umile e intelligente riconoscimento, di dialogo, di richiesta e offerta di perdono reciproco e questo  “settanta volte sette” perciò si parla di pazienza infinita.
La pazienza non perde la sua fiducia nell’altro e nelle sue forze di recupero, non si rassegna ai suoi difetti, non rinuncia a cercare insieme di migliorare, non dispera.
Potremmo ricondurla ad un esercizio di quella virtù della carità paziente che ha avuto in San Paolo il suo grande cantore e dire: la pazienza “non cerca il proprio interesse, non s’inasprisce, non addebita il male, non gode dell’ingiustizia, ma gioisce con la verità; soffre ogni cosa, crede ogni cosa, spera ogni cosa, sopporta ogni cosa” ( I Cor. 13,5)
Così sia per noi.

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