L’amore e la responsabilità procreativa

La domanda è questa: l’uomo è tenuto alla responsabilità in merito alla procreazione?
Prima di rispondere vorrei far notare che il concetto di responsabilità procreativa è stato formulato recentissimamente.
Il termine era sconosciuto ai nostri nonni, si è cominciato a parlare di responsabilità, e quindi di dovere morale riguardo alla procreazione quando si è scoperto che il figlio nasce non come conseguenza diretta del rapporto sessuale, ma solo del rapporto fatto nei brevissimi tempi  della fertilità della donna.
C’è poi un altro elemento che gioca come condizione fondamentale per imporre l’esigenza della responsabilità procreativa, ed è la presa di coscienza che l’agire sessuale non è un agire determinato da pulsioni istintive, per cui l’individuo è costretto a comportarsi in un determinato modo, ma è un agire sostanzialmente libero.
Per la specie umana, a differenza di quella animale, l’agire sessuale è finalizzato all’esperienza di un rapporto amoroso e quindi è fondamentalmente libero, anche se ci possono essere dei condizionamenti che però non arrivano mai a togliere la libertà dell’essere umano.
L’uomo e la donna sono liberi nel loro agire sessuale anche quando possono essere spinti da una passione e quindi i figli non possono nascere a caso.
L’averli a caso è segno di una irresponsabilità di cui bisogna rendere ragione alla propria coscienza, ai figli, alla società, a Dio.
I figli vanno progettati secondo un libero piano di amore, in un contesto di amore, con un atto di amore fecondo dove il bene che si vuole conseguire è la nascita di un uomo.
Il figlio sarà allora l’immagine simbolica, ma anche biologicamente significativa, dell’incontro di amore realizzato dai due sposi, che in quel determinato momento, secondo un piano progettuale, sono diventati genitori.
Ci chiediamo ancora: chi deve formulare questo responsabile progetto di amore fecondo?
A chi spetta questa decisione?  Spetta certamente solo alla coppia.
Lui e lei insieme devono decidere, in piena libertà, con un accordo conseguente a una seria e ponderata riflessione.
La prima cosa che la coppia deve tener presente nell’affrontare la questione deve essere se stessa.
La coppia, analizzando il bene che vuole perseguire, deve rispondere a sé, perché è in gioco prima di tutto il bene coniugale.; allora bisogna vedere se veramente la nascita di un figlio giova alla sua crescita.
Bisogna essere in ciò profondamente onesti, perché fare un figlio per soddisfare un bisogno particolare, affettivo, specialmente della donna, può essere la distruzione della coppia.
Quante coppie falliscono perché la madre trova nel figlio l’appagamento di quel bisogno affettivo che non è stato soddisfatto dal marito! E il marito viene completamente escluso.
Invece il rapporto fondamentale io-tu deve essere promosso e realizzato in pienezza attraverso questo atto di amore fecondo.
Ma non è in gioco solo il soddisfacimento personale di coppia, bisogna essere responsabili anche verso il figlio che nasce; dobbiamo agire per il bene di questo figlio e naturalmente dei figli che sono già arrivati o che arriveranno, tenendo conto della posizione sociale nella quale si troveranno a vivere, quindi si richiede un’analisi seria, serena e approfondita della situazione.
E poi dobbiamo rispondere a Dio e qui veramente tocchiamo un punto di grande importanza, perché è Dio che vuole dare vita agli esseri umani, è Dio che crea, è Dio l’autore della vita perché ci vuol bene e ci vuole esistenti.
Allora dobbiamo tener presente che noi agiamo coinvolgendo direttamente la sua azione creativa e questo pensiero è tremendo: noi possiamo favorire o ostacolare la bontà infinita di Dio che, per amore, vuol dar vita alle sue creature.
Se noi ci fermiamo a pensare al valore di questo figlio che per tutta l’eternità ringrazierà e benedirà i suoi genitori che l’hanno posto in essere e soprattutto per tutta l’eternità sarà nella lode di Dio che l’ha creato, veramente c’è da sentirsi a disagio, indegni e insieme riconoscenti di un così grande compito.
La coppia dunque coopera al processo riproduttivo con un atto copulatorio che le è di esclusiva spettanza, che dà il via alla generazione, ma la procreazione è un processo a responsabilità limitata perché si limita all’esercizio sessuale adeguato in ordine a questo funzionamento della natura.
Nella riproduzione la coppia coopera con la natura, ma dire coopera con la natura vuol dire in altri termini coopera con l’azione di Dio che tale ordine ha voluto per la creazione umana.
Gli uomini sono fatti da Dio, Dio crea, l’uomo procrea.
Cosa vuol dire procreare? creare per conto di…
Noi operiamo in questi processi biologici della natura per far sì che Dio possa far nascere un nuovo essere; possiamo dire che Dio si lascia condizionare dall’uomo, lasciando all’uomo il compito di dire la parola decisiva.
Ecco allora il valore della responsabilità: io devo rendere ragione del compito che mi è stato dato,io sono il responsabile della parola che dico all’inizio del processo riproduttivo.
Posso dirla e posso non dirla, nessuno mi costringe, devo liberamente decidere di dire questa parola: “facciamo l’uomo.”
E’ bellissimo per chi ha avuto questa esperienza!
“Oggi facciamo l’uomo!”si dice la coppia, conoscendo esattamente in quali condizioni di fecondità si trova in quel momento. E’ una cosa veramente esaltante e anche di estrema responsabilità.
E questa parola :”facciamo un figlio” per me e per mia moglie era detta come eco di quella parola che noi troviamo nella Genesi a proposito della creazione dell’uomo.
Dio ha detto : “facciamo l’uomo a nostra immagine e somiglianza” e per noi il figlio che nasce è a immagine e somiglianza dei genitori che in quel momento, con quella parola, danno il via alla riproduzione.
Notare bene che ora usiamo il termine “riproduzione”, facciamo cioè una copia  di noi e il figlio che nasce è proprio il frutto di questo incontro da parte dell’uomo e da parte della donna che insieme formano quella cellula completa che è il fondamento del nuovo essere.
Possiamo così brevemente riassumere, sulla base di quello che abbiamo detto, la dimensione della responsabilità procreativa:
La coppia, prima di tutto, deve conoscere l’ordine di funzionamento della natura, poi deve liberamente decidere circa l’esercizio della sessualità in conseguenza del progetto procreativo formulato e, per ultimo, deve cooperare consapevolmente con la natura inserendosi  nel processo biologico in tempo opportuno e dare al suo agire sessuale un senso appropriato di amore fecondo.

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