L’amore e la solitudine originaria

La consapevolezza dell’uomo di essere solo è propria di Adamo.
Si manifesta nel libro della Genesi: egli si accorge di essere altro dagli animali e da Dio, di essere, nello stesso tempo, un soggetto capace di libere scelte, desideroso di una relazione, realizzabile attraverso la  sua corporeità.
Egli esce dalla propria originaria, drammatica, solitudine con la creazione della donna perché con lei può essere in comunione con l’eguale e istituire l’unica relazione possibile e vera, quella interpersonale umana.
Come la solitudine originaria è interpretabile come apertura d’attesa di una comunione, così ora, con la creazione della donna, questa attesa ha avuto risposta e si è costituita l’irreversibile realtà della comunione dell’essere della persona umana.
Anche qui si prospetta il senso del corpo umano con un ulteriore approfondimento.
Il corpo si connota ora particolarmente per la sua correlata differenziazione sessuale.
La mascolinità e la femminilità sono i due modi di essere persona umana e pertanto si richiamano reciprocamente, intimamente e radicalmente in ordine alla comunione.
La sessualità umana, se è fatta per la relazione, è pure fatta per esprimere e superare il limite stesso della solitudine con l’atto suo proprio di co-unione della coitalità.
Nell’atto coitale l’uno assume il corpo-persona dell’altro e rivive, nella sua tensione all’altro, il mistero creazionale della sua originaria solitudine e, nel compimento della comunione, il realizzarsi della sua ontologica realtà comunitaria.
Tutto ciò presuppone la consapevolezza del significato precipuo del corpo come strumento di dono di sé, quindi l’autocoscienza del corpo-persona (unità personale) fatto per un reciproco donarsi e per essere una sola carne (unità interpersonale).
Il motivo  evidenziato nel testo biblico, che erano nudi e non ne avevano vergogna, completa la conoscenza dello stato dell’uomo e della donna all’origine, al principio, quando uscirono dalle mani di Dio.
Erano nudi (perché il loro corpo era la persona, lasciava trasparire tutta la persona) e non ne avevano vergogna, perché nel vedersi l’uno coglieva subito tutto l’intimo personale dell’altro come partner della comunione e già in questo vedersi essi creavano intimamente la comunione.
E tutto ciò perché comunicavano dal di dentro, divenendo, attraverso il loro essere maschile e femminile, dono l’uno dell’altro, e formando una sola carne, secondo il progetto divino iscritto in loro.

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