L’amore e la vocazione parmanente

Tendiamo spesso a considerare la vocazione come una chiamata che, a un certo punto della nostra vita, interviene e ci fa capire qual è la strada che ci viene richiesto di percorrere.
E’ importante essere pronti a rispondervi,  per potersi veramente realizzare.
C’è chi si rammarica per tutta la vita per aver tradito o sbagliato vocazione, c’è invece chi procede sicuro per la strada intrapresa, e c’è anche chi ha scoperto che la chiamata non è mai finita ed è sempre in corso di aggiornamento.
E’ quanto sperimentano le persone che sono impegnate a fondo nella vita matrimoniale e ne accettano le condizioni.
Esse hanno capito che un matrimonio felice è un’opera d’arte in continua costruzione, che richiede un’enorme quantitativo di volontà di bene, ma anche una buona dose di intelligenza, senza della quale è sempre a rischio di fallimento.
Non basta un amore generico: perché la coppia cresca e sia forte e sana, come un bambino felice, bisogna che ognuno dei due accetti di guardare all’altro come l’elemento essenziale della sua personale maturazione vocazionale.
E’ attraverso l’altro che passa la propria vocazione, la volontà di Dio su di noi, che ci richiede continuamente di liberarci dei nostri pregiudizi, anche di quelli più radicati, di rinnegare noi stessi per fare spazio all’altro.
L’altro, per i due sposi, non è un prossimo generico, è una persona ben precisa, che sta davanti a me giorno e notte e chiede delle risposte ben precise, opportune e importune.
Un matrimonio riesce se i due decidono di stare al gioco e di giocare bene, dicevamo, con intelligenza.
E’ una grande avventura, nessuno sa veramente dove lo porterà, ma certamente l’aiuterà a crescere e a raggiungere mete che non avrebbe mai sognato.
Ogni uomo infatti è un mondo di risorse inesplorate, come il suo cervello.
L’amore può farle venire alla luce e dar vita a imprevedibili ricchezze, solo l’amore, tenero e forte, che non si arrende davanti a delusioni e sconfitte, ma resiste, sostenuto dalla sua fiducia che è anche fede, perché crede in Dio, che è un’immensa riserva di bene, crede nell’altro, che gli si è rivelato al momento dell’incontro come portatore del suo bene; crede in se stesso, nella sua capacità di rispondere a ciò che gli viene richiesto, ogni giorno, senza pentimenti.
Sembrerebbe una grossa fatica, e lo è veramente, ma ha anche dei grossi riscontri di felicità, perché, nel matrimonio, il gioco è reciproco e ciò che si dà si riceve centuplicato.
Essenziale, in questo gioco, è essere intelligenti, saper “intus legere”, guardare dentro all’altro per vedere ciò di cui ha veramente bisogno per crescere e per realizzare insieme, in modo ottimale, quel “noi” che la coppia si è impegnata a diventare davanti a Dio .
La sorpresa, e la ricompensa, sarà quella di scoprire che alla fine le esigenze dell’uno sono diventate anche le esigenze dell’altro e ciascuno si sentirà arricchito e rafforzato nella sua personalità.
Nessuno dei due rimpiangerà la fatica de lavoro compiuto, anche perchè si renderà conto che questo non è mai del tutto compiuto, l’orizzonte si allarga durante la salta e il vento dello Spirito sospinge e sostiene chi è in cammino.

Lascia un Commento

Sottoscrivi senza commentare