L’amore e l’ethos

Dalle pagine del terzo capitolo della Genesi si possono cogliere i motivi di una seconda verità antropologica, derivata dallo stato di caduta.
Questa è il presupposto principale dell’ethos, in quanto tentativo ed impegno a riportare la persona ed il suo corpo alle condizioni iniziali, precedenti il peccato.
Il peccato è qui indicato come costituito dalla rinuncia dell’uomo al suo statuto ontologico di essere teologico, cioè fatto da Dio “a sua immagine e somiglianza”, donato da Dio, fatto soggetto e partner dell’alleanza con Dio.
Questa rinuncia ha luogo nel preciso momento in cui egli mette in dubbio il dono che gli ha fatto il suo Creatore, quando nasce nell’intimo del suo cuore il sospetto dell’invidia e della rivalità tra lui e Dio.
L’uomo per questo peccato perde automaticamente le caratteristiche della sua originaria verità.
Staccandosi da Dio, fondamento del suo essere, si trova immediatamente in rotta con se stesso, perde in particolare l’unità corpo-persona e l’unità inter-personale.
Il suo corpo non è più trasparente significante della persona, aperta all’altro per essere dono, ma acquista una opacità radicale che lo chiude a sé e all’altro.
Il significato relazionale e sponsale della persona e del corpo, del corpo-persona è ormai perduto.
Alla nudità originaria si è sostituita la “vergogna originaria”.
Mentre prima il guardarsi era un vedere l’altro come essere fatto tutto per il dono e già costituiva la comunione amorosa, ora è un vedere l’altro come un pericolo, perchè ridotto ad un oggetto da concupire e dominare.
Ciò che prima era relazione amorosa con l’altro, ora è utilizzo, sfruttamento, dominio dell’altro, perché il valore e la ricchezza personale della mascolinità e della femminilità, cioè della sessualità umana, è ora ristretta e chiusa alla sola dimensione di oggetto di godimento, di appagamento egoistico, concupiscente e sensuale.
Al corpo opacizzato per quanto riguarda il senso sponsale, corrisponde un cuore sconvolto, chiuso in se stesso, incapace di un dono totale, di una profonda ed autentica comunione.
Alla dimensione comunitaria della realtà personale, si sostituisce la dimensione egoistica, unicentrica, soggettiva, della persona.
Ma se l’uomo è decaduto dalla sua originaria verità, non è però in lui distrutta completamente la realtà teologica di essere fatto come Dio, a sua immagine e somiglianza.
Anche se è caduto nello stato di essere concupiscente, non è completamente venuta meno in lui la capacità di percepire i valori che dovrebbero essere alla base del suo più autentico vivere umano.
L’uomo ha mantenuto la capacità di soffrire della sua caduta nella nuova realtà esistenziale, non corrispondente a quella precedente, rimastagli come traccia e come nostalgia.
E, per questa sofferenza, trova in sé il motivo più pressante di ricerca dei valori perduti.
L’ethos ha così il suo principio nel preciso momento in cui l’uomo è decaduto dalla sua originaria verità e si manterrà fino a che quella stessa verità non sarà ripristinata e tale rimarrà per sempre.
Questa condotta propria dell’ethos, questo cammino redentivo, non è solo opera dell’uomo, illuminato dalla luce della parola di Dio, ma è anche e soprattutto opera, dono, dello Spirito, impegnato più dell’uomo stesso al suo riscatto, alla trasformazione del suo cuore di carne nell’ “integrum” umano, fatto uno con lo Spirito divino.

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