L’amore e lo stato religioso

Noi siamo profondamente convinti che l’amore coniugale introduca di per sé ad uno stato religioso. Per capire bene questo concetto di fondo dobbiamo chiarire il termine “religioso”.
Esso deriva dal latino religare, cioè legare, rapportare.
Ora la coppia è ontologicamente, nella sua struttura, nel suo modo di essere e di esistere, legata, rapportata a Dio, perché noi sappiamo dal dato biblico che essa è stata creata, progettata, modellata da Dio a sua immagine e somiglianza: “A immagine di Dio li creò, maschio e femmina li creò”.
Ciò vuol dire che il divino è intrinseco, è dentro la struttura coniugale, quindi i coniugi cristiani non hanno bisogno di cercare al di fuori delle forme di vita religiosa da imitare, ma devono solo scoprire la loro natura specifica di coppia per poterla vivere consapevolmente e, naturalmente, testimoniare.
Per il fatto che la vita coniugale è fondata sull’amore e l’amore è da Dio, essa è posta in essere e continuamente alimentata proprio da questa forza divina che le è stata data dall’origine.
E’ lo Spirito di Dio che ci permette di vivere coniugalmente la nostra sessualità.
Ecco un punto importante da tener presente: per farci a sua immagine Dio non ha trovato di meglio che configurarci nella polarità maschile e femminile, proprio perché la mascolinità e la femminilità  sono fatte per integrarsi, per entrare in relazione tra di loro.
Noi sappiamo che Dio è una comunione di amore pericoretico, che passa dall’una all’altra e lega le persone divine, e noi siamo, come dice l’apostolo, partecipi della natura divina, perciò se noi approfondiamo il legame religioso con il Creatore riusciamo anche a capire meglio la natura e il significato del rapporto coniugale che unisce i due sposi.
Come in Dio uno ama l’altro e si attua per l’amore che riceve dall’altro, così anche l’uomo e la donna  uniti nel matrimonio si amano e si attuano proprio per l’amore che si danno reciprocamente.
L’amore fa essere  e ciascuno è l’è dell’altro, nel rapporto di coppia l’uno è la parte costitutiva dell’altro, fa essere l’altro proprio in questo dare se stesso all’altro.
Se noi pensiamo a Dio come Trinità, vi troviamo l’amante (il Padre), l’amato (il Figlio) e l’amore (lo Spirito Santo).
La chiave della dinamica di Dio è lo Spirito Santo.
La coppia è dunque ontologicamentre religiosa perché nella sua natura relazionale rivela il suo legame con la natura divina e il suo compito è dunque quello di vivere la propria dimensione coniugale con la sua autentica connotazione religiosa per diventare quello che è.
Se siamo strutturati per essere come Dio, dobbiamo cercare di vivere come Dio, impegnandoci a trasformare il progetto ontologico in progetto storico.
Sappiamo bene però come esso sia stato alterato dal peccato originale, tanto che spesso è difficile riconoscerlo nelle sue linee essenziali, da ciò la necessità di ricostruire pazientemente, ogni giorno, il progetto originario, per ritornare alla volontà del suo Creatore.
Questo processo storico di ricostruzione può avvenire solo attraverso l’opera redentrice del Cristo, perché Lui ci ha salvati riportandoci alla condizione di poter vivere la vita divina e di diventare, come Dio, una effettiva comunità di amore.
Allora, se noi ci immettiamo nella azione salvifica operata dal Cristo, potremo vivere il divino che è nella nostra dimensione coniugale e corrispondere alla nostra specifica vocazione religiosa, perché proprio a questo siamo stati chiamati.

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