Lasciare padre e madre

“L’uomo lascerà suo padre e sua madre e i due saranno una sola carne” (Marco 10,7)
“Io non lascerò mai mio padre e mia madre!”
Disse Lei decisa, alzando la testa dalla pagina del Vangelo che stavano leggendo.
“Mi hanno messa al modo e hanno speso una vita per me e ora che io sono cresciuta e loro stanno invecchiando mi sembrerebbe una vera vigliaccheria lasciarli, non ti pare?”
Lui sorrideva, non era così categorico.
“Guarda che anche loro, quando si sono sposati, si sono staccati dalla loro famiglia e hanno fatto la loro strada.”
Era vero: sua madre aveva salutato genitori e parenti per andare a metter su casa in un’altra città, di cui faticava a capire il dialetto e le abitudini, ma dove il marito aveva trovato un buon lavoro.
Dicono i vicini che la sentivano spesso cantare nella piccola cucina, mentre preparava i piatti del suo paese di origine.
Profumo di basilico e patetiche romanze dell’ottocento.
“Io non cambierei mai città” replicò Lei ostinata “Non potrei stare tranquilla, lontana dai miei!”
“Io sì” disse calmo Lui “Non me ne farei un problema. A proposito, oggi verrà mia madre, a vedere la casa nuova.   Dovrebbe darci un parere sulla cucina.”
L’atmosfera si era improvvisamente raffreddata.   Che cosa c’entrava sua madre con la loro cucina?
Le loro idee in materia erano così diverse!
Una indifferente, quasi sprezzante di tutto ciò che sapeva di pratico e di economico, l’altra vissuta nella attenta gestione di una famiglia numerosa da portare avanti senza concedersi nessuno spreco.
Non sarebbe stato facile per loro convivere.
Eppure nella forza di quella donna, che si era già separata da otto figli e ora stava per lasciare l’ultimo, c’era una capacità di realismo che destava la sua ammirazione, lo stesso realismo del figlio che accettava con naturalezza la presenza-assenza della madre senza drammatizzare.
Sarebbe stato penoso se avesse dovuto contendere con lei per portarglielo via.
Lei glielo dava semplicemente, forte delle sue  precedenti esperienze di distacco, sicura che le sue lezioni di vita non sarebbero andate perdute.
Sarebbe stata capace Lei, domani, di fare lo stesso con i suoi figli?
D’altra parte Gesù non era mai stato molto tenero con i legami familiari: appena ragazzo aveva lasciato per tre giorni in ansia i suoi genitori per occuparsi delle cose di Dio, senza provare alcun rimorso, e, quando era venuto il momento della sua missione, si era staccato decisamente dalla sua casa e da sua Madre (che però poi lo aveva seguito).
Lo stesso Legislatore che aveva comandato di onorare il padre e la madre poteva comandare di lasciarli.
Amare e lasciare, non dovrebbe esserci contraddizione.
Le sembrava di capire che il distacco era l’altra faccia dell’attaccamento, necessario per formare una vita nuova, nel caso della coppia, un noi nuovo, che sta in piedi da solo.
Come il bambino, che deve staccarsi dalle braccia della madre per imparare a camminare e poi tornare, una volta saldo sulle gambe, a fare festa correndo da lei.
Lasciare per ritrovarsi, in una dimensione più ricca, fidandosi della bontà del cambiamento che ogni giorno ci rinnova, in vista di una crescita che non ha paura del dolore.
Come la morte che è l’altra faccia della vita.
L’una richiama l’altra, solo che l’ultima a  vincere è la vita.

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