Le beatitudini: Beati i miti perché erediteranno la terra

Spesso, nella iconografia popolare, il rapporto amoroso viene rappresentato da due tenere colombe e questo, a parte l’aspetto oleografico e di maniera, può essere forse un tentativo di cogliere la mitezza propria di chi è mosso da quello Spirito di amore che si è manifestato agli uomini proprio sotto forma di colomba.
Sta di fatto che per due persone che si amano è naturale assumere uno verso l’altro un atteggiamento di dolcezza e di tenerezza che traspare da tutti i loro gesti.
Ma questa “mitezza”, che li fa entrare nella categoria dei beati, non si limita ad un comportamento esternamente gentile, destinato a finire con la fine dell’innamoramento, ha origini profonde, che traggono alimento dal rinnovarsi dell’animo di chi, amando, rinasce ad una vita più ricca, portatrice di valori spesso dimenticati.
Si scopre così la gioia di porsi volutamente in una condizione di umiltà, di sottomissione nei confronti dell’altro, ma non per timore, bensì per una disposizione di benevolenza che mette in contatto con quella parte migliore che c’è in ogni uomo e in ogni cosa.
Nello stesso tempo la mitezza, così intesa, non consiste nello stare tranquilli, nel non fare richieste, anzi chi ama non è né timido né rassegnato, proprio perché ha fiducia nell’altro non teme di essere sopraffatto e si muove insieme a lui nella ricerca del bene .
Non è facile da acquisire la mitezza, richiede una scuola in cui Gesù è maestro (Imparate da me che sono mite e umile di cuore) e ci offre, insieme al suo esempio, la comunicazione del suo stesso Spirito.
Beati gli sposi che si mettono insieme a questa scuola e coltivano questa virtù; facendo continuamente atti di fede nella bontà l’uno dell’altro lo costringono, in un certo senso, a tirarla fuori, ad esercitarla, non solo reciprocamente, ma anche verso tutto il mondo che li circonda.
E’ una delle caratteristiche e delle facoltà dell’amore di insegnare a guardarsi con occhi nuovi, che sanno vedere quello che gli altri non vedono, spinti da un misterioso desiderio di bellezza e di perfezione.
Non è un’illusione, non è un sogno, come spesso si crede, perché le parole del vangelo ci assicurano che i miti e erediteranno la terra, la godranno cioè come un possesso non violento, ma di diritto, come è giusto per dei figli di Dio.
Certo il verbo è al futuro, non è detto che la mitezza sia una strategia con effetto immediato, anzi, bisogna essere molto forti e pazienti, molto fiduciosi per continuare a sperare nonostante le sconfitte del quotidiano.
E’ la premessa adatta per un vero dialogo di coppia, che non si spazientisce, che non dispera, che non corre avanti per conto suo verso una conclusione, ma si ferma ad aspettare l’altro, gli lascia lo spazio che gli è dovuto, consapevole della sua essenziale importanza.
Il mite conosce il silenzio che ascolta con pregiudizio di benevolenza, la parola dolce che calma la turbolenza dei cuori, appiana gli ostacoli, infonde sicurezza e pace.
Beati gli sposi che conoscono la virtù della mitezza e ne gustano nella loro casa i frutti preziosi.

Lascia un Commento

Sottoscrivi senza commentare