Le beatitudini: Beati i poveri di spirito…

Nella quotidiana lettura e meditazione del vangelo in chiave sponsale si può trovare un terreno fecondo nel campo delle beatitudini.
Esse presentano infatti un quadro di perfezione ben radicata nelle situazioni umane, un programma di vita che, pur comportando le scelte più difficili, apre alla gioia, tanto che alcuni sposi le hanno scelte come tema di fondo della loro Messa nuziale.
“Beati i poveri di spirito perché di essi è il regno dei cieli…”
Sembrerebbe la beatitudine meno adatta per coloro che vogliono fare famiglia, mettere su casa, con tutti i problemi economici che ciò comporta, ma non è così.
Non c’è nessuno più povero di chi è innamorato.
Se la ricchezza si giustifica con la ricerca dell’autosufficienza, questa viene subito negata dall’amore, che è consapevolezza della propria povertà davanti all’altro, da cui si dipende per un motivo esistenziale e a cui si chiede il permesso di essere pienamente se stessi, cioè felici, mentre ci si apre senza riserve alle sue speculari richieste.
Amore, figlio di Penia e di Poro, dicevano gli antichi, di povertà e di ricchezza, che trasforma immediatamente l’amante in un eterno mendicante.
E’ proprio qui, in questa povertà esistenziale, che si può inserire magnificamente la ricerca del regno e l’intervento di Dio.
Si sa che i poveri attirano l’attenzione benevola del Signore.
E’ l’occasione che può fare spazio, nel vuoto di sicurezze e nella ricerca di felicità, a quella irruzione di novità radicale che porta il vangelo nella vita dell’uomo.
E se la ricerca è sincera ed è fatta in due si procede con ali di angeli su di una strada nuova, la cui difficoltà non fa paura.
Perché una delle caratteristiche di chi ama davvero è un innalzamento deciso delle soglie dell’ideale.
C’è una specie di nobiltà che impedisce di accontentarsi del banale quotidiano, c’è un’ esigenza di perfezione che trova pascolo nelle parole senza compromessi del vangelo e predispone al regno.
E’ bello e più facile esercitarsi in due a buttare a mare tutta la zavorra per procedere più spediti nel proprio cammino.
Il distacco dal nostro egoismo che l’amore vero comporta introduce naturalmente al distacco dai beni materiali e apre le porte del regno.
Entrare nel regno vuol dire credere all’Amore che lo governa, lo stesso amore che si fa visibile e sperimentabile nell’incontro di coppia e detta con forza le sue leggi.
Una di queste è la condivisione, non si può essere felici da soli, il cuore di chi ama si apre spontaneamente all’accoglienza e alla solidarietà con gli altri.
Se la vita di coppia è una scuola di amore lo è anche di umiltà, perché verifica la propria incompletezza, ma anche i grandi doni che gratuitamente riceve.
E la povertà introduce alla speranza, accettando i propri limiti e quelli dell’altro continua tenacemente a credere, in forza di una promessa scambiata tra uomo e uomo, tra uomo e Dio.
“La povertà” dice S. Ambrogio “è la prima beatitudine, perché è madre e generatrice di tutte le virtù.”

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