Le feste

“Quest’anno le feste vorrei passarle in modo un po’ diverso dal solito”
Disse lei rientrando in casa, dopo le spese fatte in negozi e strade congestionate di luci e di rumori delle grandi occasioni.
“Sono sempre più allergica alle luci che si accendono e si spengono in continuazione, alle musichette che ti sollecitano a spendere…e ai Babbi Natale che ti trovi davanti dovunque vai!”
“Giusto!”  disse subito lui “Quest’anno niente regali. Tutto questo spreco è un’offesa alla povertà.
Quando ero piccolo io, per Natale, anzi per Santa Lucia, arrivava qualche torroncino e qualche mandarino e noi eravamo ugualmente contenti.”
Ma lei era già pentita del suo sfogo.
Troppo forte era il desiderio di non deludere le attese di tutti quelli che gravitavano intorno a loro due, specialmente i bambini.
“Non si può fare questi paragoni” replicò “Erano tempi diversi e poi a me piace fare i regali; sono un segno di benevolenza verso gli altri, ti costringono a pensarli, a ricordarti che ci sono.
Però una festa fatta soltanto di pacchi da avvolgere e poi da svolgere non mi basta, non mi convince.
Quando dicevo di voler un altro modo di vivere il Natale, non pensavo di eliminare i regali, ma volevo trovare per noi il tempo e il modo di chiarire il senso di quello che si fa in famiglia in queste occasioni.”
Lui pensò di aver capito dove voleva arrivare.
“Vuoi fare una giornata di ritiro?  Ci possiamo organizzare. Alla casa ci penso io, tu puoi stare tutto il giorno in chiesa, o ritirarti dove vuoi a meditare, tanto io di ritiri ne ho fatti tanti, compreso il mese di esercizi ignaziani, e ora non ne ho bisogno.”
Ma non era nemmeno questo che lei voleva, ma che cosa voleva allora?
“Forse basterebbe fare una bella passeggiata insieme.” Disse.
Uscirono per camminare un po’, come facevano spesso da fidanzati, per camminare e respirare insieme.
Faceva freddo, ma l’aria non era pungente, li abbracciava e li ripuliva.
Presero una strada secondaria, dove c’era un po’ di silenzio, la mano di lei affondata nel cappotto di lui per scaldarsi meglio.
All’inizio cercavano anche di misurare il passo seguendo un ritmo comune, ma dopo un po’ si accorgevano di non riuscirci e se ne dimenticavano.
Andava bene anche così.
Non c’è tanto bisogno di parlare quando si cammina insieme, è un esercizio che unisce e rasserena: si vedono le stesse cose, si sentono gli stessi odori ( il profumo di un calicantus che li chiamava improvvisamente da dietro il muretto di un giardino) si odono le stesse voci e gli stessi silenzi.
E la festa?
La festa è dentro, perché ci si ritrova e ci si riconosce uniti nel profondo, nel medesimo fastidio per le cose esteriori e vuote, nel medesimo entusiasmo per ciò che vale, ciò che fa del Natale un mistero buono, mai del tutto penetrato.
La gioia di sentirsi nuovi, anche in mezzo a cose vecchie che non disturbano più di tanto.
“Forse dovremmo proporre qualcosa di diverso, nel solito pranzo natalizio in famiglia.”
Disse lei dopo un po’ di silenzio.
“Per esempio, solitamente tutti contribuiscono portando qualche cosa di buono da mangiare, proviamo a dare un altro significato alla parola “buono”.
Ognuno di noi ha qualche cosa di buono che gli è caratteristico, una sua capacità di fare del bene, che spesso non dimostra e non coltiva.
Proviamo a tirarla fuori, a portarla alla luce davanti agli altri per vedere come utilizzarla meglio.”
“Mi sembra un po’ imbarazzante”  Osservò lui perplesso.
“Così, sui due piedi, non si sa che cosa può venir fuori.”
“Ma non si deve improvvisare” Spiegò lei.
“Si avvisano prima le persone, si dice: quest’anno, quando ci troviamo tutti insieme, vogliamo farci un regalo, offrire a tutti quello che noi sentiamo di poter fare bene, proviamo a pensarci!  Non è detto che l’esame di coscienza debba riguardare solo e sempre le nostre mancanze.  Tutti abbiamo dentro tante cose buone da offrire, magari senza rendercene conto.”
“Per esempio, io sono bravo a pescare.  Potrei offrire pesce fresco a tutti, quando la pesca è fortunata!”
Disse lui ridendo.
“Un po’ prosaico, ma può andar bene per incominciare!”  Ammise lei conciliante.
“Io invece non sono brava a fare niente in particolare, ma, se lo vogliono, potrei impegnarmi a dire ogni giorno una preghiera per ognuno dei presenti.”
Fu un successo: vennero fuori cose strane e impensate, si fece una lista dei doni fatti e ricevuti e ciascuno se la portò a casa come segno di benevolenza.
Tutti dissero che ne avevano molto bisogno.

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