L’esame di coscienza

Oggi non è più molto di moda.
Un tempo lo si raccomandava come esercizio di pietà da farsi la sera, prima di addormentarsi, per fare il punto sulla situazione spirituale del giorno appena trascorso.
Addirittura si consigliava di soffermarsi anche a metà giornata a riflettere sul proprio operato interiore ed esteriore, per riprendere il cammino con maggior impegno.
Poi il discorso si è fatto un po’ sospetto per tutta una generazione di persone educate da Freud a vedere le situazioni psicologiche e i comportamenti umani come condizionati e derivati da quell’intrico diabolico che è l’inconscio, che ci assolve da ogni colpevolezza e a cui si può far fronte solo sul lettino dello psicanalista.
E invece la saggezza dei due sposi ha insegnato loro che ogni comportamento ha una risonanza particolare, positiva o negativa, costruttiva o distruttiva, di cui l’autore a volte non si accorge nemmeno, ma che è ben visibile agli occhi di un vicino  e attento osservatore.
Essi hanno dunque imparato a sfruttare, ogni volta che è possibile, questa loro reciproca, amorosa attenzione, che possiede una specifica forza chiarificatrice per entrambi.
L’esame di coscienza diventa così soggettivo ed oggettivo allo stesso tempo.
Le intenzioni interiori e le manifestazioni esteriori vengono illuminati da uno sguardo a due, che rende più realistica la visione e il giudizio globali.
Quante volte è capitato nella coppia che uno si stupisse degli effetti negativi di un comportamento che, certamente, non era intenzionalmente cattivo, ma, comunque, richiedeva un ripensamento e una correzione prima di tutto a livello interiore!
Quante volte uno dei due voleva accusarsi di un “peccato”che non era che la manifestazione di un momentaneo disagio, che l’altro aveva notato!
Permettere all’altro di penetrare nel profondo del proprio io, dove nemmeno noi spesso abbiamo chiarezza, e permetterlo in nome di quell’aiuto reciproco per cui Dio ha creato la coppia, che non era certamente solo materiale, psicologico o affettivo, ma essenzialmente in ordine alla perfezione a cui è chiamata, è la cosa più logica,  ma anche la più difficile e quindi la meno praticata.
Eppure sarebbe uno strumento di fondamentale importanza.
In questo modo l’uno diviene per l’altro il primo e più importante direttore spirituale, che non si può facilmente ingannare, perché è in possesso di precisi e quotidiani strumenti di verifica.
L’umiltà e a sincerità richieste in questo rapporto coniugale saranno premiate dalla trasparenza che viene a stabilirsi nella coppia, dalla serenità di un confronto capace di correzione, ma anche di comprensione reciproca, dalla fiducia in una possibilità di crescita, che spesso viene meno a chi si sente solo.
Questo non esclude il pentimento e la confessione sacramentale individuale, anzi la aiuta e la alleggerisce da tanti scrupoli e incertezze.
La grazia può lavorare così più ampiamente e sviluppare quella pericoresi di amore di cui la Trinità l’ha fatta portatrice e testimone.

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