L’Offertorio

E’ giunto, nella Messa, il momento dell’offertorio.
Giunge sempre per tutti, e in particolare nella vita di coppia, l’ora in cui questo gesto assume un significato più vero e più personale.
Certo, ogni giorno ci è chiesto di offrire a Dio quello che Lui ci ha dato perché lo santifichi e ce lo renda con tutti gli interessi, come promesso, ma spesso questo avviene in modo puramente simbolico, senza che ci coinvolga più di tanto.
L’offerta autentica della nostra Messa ci chiede invece l’essenziale.
Il pane e il vino, gli alimenti dell’uomo che ci sono necessari per vivere, devono diventare divini.
Si può rinunciare a tante cose, ma non al pane: il pane è quello che noi guadagniamo ogni giorno, lavorando con il sudore della fronte, per noi e per i nostri figli, il pane è quello che condividiamo nella nostra mensa domestica, insieme alle gioie, agli affanni, alle difficoltà quotidiane, il pane è quello che non rifiutiamo a chiunque abbia fame e si rivolga a noi.
Il pane riassume tutta la nostra umanità, così impastata di gioie e di dolori, di bene e di male, di vita terrena e di desiderio di eterno.
Siamo dunque noi che Dio chiede come offerta per continuare la Messa, noi come coppia, così come ci troviamo ora, hic et nunc, con tutto il cumulo delle gioie e delle ferite che ci portiamo dentro.
Non sarà la nostra Messa se non metteremo sull’altare, insieme al pane e al vino, quell’offerta che siamo noi stessi, per essere usati e trasfigurati da Dio.
Questo momento non dovrebbe dunque passare tanto tranquillo, non è sufficiente la moneta che deponiamo nel cesto per realizzare l’offerta, ci si chiede un gesto ben più drammatico e coinvolgente, che in qualche modo corrisponda alla immolazione di Cristo in croce.
Così la Messa dovrebbe lasciare un segno, perché non possiamo riprenderci quello che abbiamo donato.
Dopo l’offerta di noi, che ci è stata strappata dal suo amore, non siamo più padroni di noi stessi.
Ci siamo consegnati a Lui e sappiamo di essere in buone mani, anche se non ci è stato garantito niente se non la croce.
Offrirci a Dio vuol dire anche consegnargli la vita l’uno dell’altro e quella dei nostri figli, presenti e futuri, vuol dire lasciarsi spogliare dalla nostra volontà di possesso e aprire quelle mani così istintivamente strette sui nostri tesori per dare e ricevere tutto da Dio.
Non è facile davvero vivere l’offertorio.

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