Oltre la siepe

Lui le tese la mano attraverso la siepe, nella quale aveva aperto un passaggio scostando i rami più intricati.

“Salta” le disse “non aver paura ti prendo io! Il terreno è solido!”

Lei non era molto convinta: non vedeva niente al di là di quella barriera confusa di foglie e forse di spine, ma la sua voce era incoraggiante e persino allegra, perciò decise di fidarsi e saltò.

Di là c’era molta luce, tanto da restare abbagliati.

Chiuse gli occhi e strinse più forte la mano che l’aveva guidata.

“Brava!” le sussurrava ora lui, stringendola vicino a sé e accarezzandole i capelli, mentre vi scostava qualche foglia che vi era rimasta impigliata.

“Spesso la gente ha molta paura di questo passaggio e fa di tutto per evitarlo; io l’ho scoperto e attraversato da poco e sono contento, ma tu mi mancavi.”

“Dov’è Dio?” Domandò subito lei, ancora smarrita.

“Calma!” rispose lui “E’ qui, ci sei dentro!

Non lo senti nell’aria buona che si respira?

Mi sembri quel pesciolino curioso che chiedeva a tutti dove fosse il mare e ci stava nuotando dentro!

Dio non ci fulmina con la sua apparizione, ma ci si rivela piano piano perché ci conosce e ha compassione di noi.

Si fa conoscere a poco a poco per abituarci e prepararci meglio alla sua presenza senza restarne folgorati e ci dà, anche qui, la gioia di cercarlo e trovarlo sempre di più.”

“Un po’ come sulla terra, allora!”

Disse lei un po’ delusa.

“Sì, un po’ come sulla terra” Confermò lui.

“Anche là, infatti, se gli uomini avessero più fede, godrebbero un anticipo di paradiso, ma qui è un’altra cosa: la fede non è più cieca e i nostri occhi si aprono sempre di più per vedere ciò che di là è invisibile.

E la cosa più bella è che, come Dio è infinito, così è infinita la nostra corsa verso di Lui, senza mai raggiungere la sazietà e la noia.”

“E tu” chiese lei con una punta di invidia “vedi già la sua gloria?”

“Tanto da esserne felice” rispose lietamente lui “ma ne ho ancora di strada da fare e sarei ancora più felice di farla con te! Abbiamo camminato tanto insieme sulla terra che non potremo fare a meno di camminare insieme anche qui!”

“D’accordo!” disse lei “anche questa terra sembra solida sotto i nostri piedi! Avevo sempre temuto che in cielo si galleggiasse in mezzo alle nuvole come astronauti, invece ci si sente tranquilli, come fossimo in un paese familiare, e più forti…”

“E anche più belli” aggiunse lui guardandola intensamente “Come sei bella oggi!”

“Anche tu! A vederti, finalmente, mi viene una gran voglia di piangere! Ma si può piangere in cielo?”

“Certamente, siamo sempre persone umane, anche Gesù ha pianto, anche sua Madre qualche volta la vediamo piangere per noi, ma sono sempre lacrime buone, che smuovono e mitigano la durezza dei nostri cuori e li rendono più sensibili all’azione di Dio! Certo che qui c’è molto lavoro da fare: quando arriviamo qui spesso i nostri cuori sono duri come sassi, spauriti e chiusi come ricci in posizione di difesa, poi però si accorgono che non c’è più bisogno di difendersi perché non c’è più nulla da temere.

Qui c’è Qualcuno che ci conosce nel profondo, eppure non ci condanna e non ci disprezza, anzi, ci aiuta a conoscerci meglio e a perdonarci.

In questo senso noi siamo dei privilegiati, perché abbiamo già sperimentato qualcosa di simile quando ci siamo incontrati e innamorati, e ne abbiamo anche provato l’effetto di sofferenza purificatrice.

Allora abbiamo sentito il dolore di non essere come l’amore dell’altro meritava che fossimo e, sotto il suo sguardo, ci siamo visti nella nostra pochezza, ma anche nella nostra sincera volontà di bene.

Ora, sotto lo sguardo potente e penetrante di Dio, è avvenuto il nostro giudizio, ma se siamo qui è perché il suo amore ci ha salvati e siamo entrati in quel cielo che Gesù chiama :La Casadel Padre!”

“La casa del Padre!”disse lei pensierosa “Quante volte ho sentito questa espressione, e mi è sempre sembrata così misteriosa!

Come è veramente per noi la casa di nostro padre e di nostra madre? E’ un luogo sicuro, dove siamo certi di trovarci sempre accolti e aiutati, dove ci si muove a proprio agio e di cui si sente sempre la nostalgia perché lì è la culla della nostra vita…

E’ bello sapere che questa casa del Padre non ci sarà più tolta!

Quante volte ho sofferto lo strappo interiore di dover lasciare un luogo dove mi ero sentita protagonista!

Sembrava che ormai facesse parte della mia stessa anima, che lì avessi messo le radici e dovessi crescere ed espandermi sicura…e poi, inevitabilmente, lo spazio e il tempo sono cambiati e tutto non ha più avuto lo stesso significato e la stessa realtà di prima.

Come se fossa la scena di un teatro che si smonta dopo la fine della commedia!”

“Ora non più” disse lui “perché le cose di prima sono passate.

Tutte le volte che abbiamo sofferto è perché, senza saperlo, sentivamo nostalgia di questa dimora stabile e definitiva a cui eravamo destinati, dove potremo abitare sempre con tutti quelli che amiamo.

Vedi,la Casadel Padre è come un centro di gravità che ci attira, attraverso tutte le diverse vicende della nostra vita: lì c’è l’amore di Dio che ci chiama e rende inquieto il nostro cuore, proprio come dice S. Agostino.

Una cosa però non è ancora stata messa abbastanza in luce, e cioè che per la coppia l’amore sponsale è la strada maestra di questo Amore, è da lì che passa naturalmente la voce di Dio, quella voce che nasce nel profondo del tuo cuore e qui si fa manifesta, la senti? simile al fragore di grandi acque.

E’ come una musica che ci accompagna e ci guida, guai quando la si fa tacere…

Sulla terra è spesso sopraffatta da tutto il rumore che ci circonda, al punto che può essere ignorata, come se non esistesse, qui invece è una cosa sola con il tuo respiro, è lo Spirito di Dio che ti fa chiamare il Padre Abbà, in uno slancio di amore.”

Ci fu un lungo silenzio.

E’ difficile dire e ascoltare cose più grandi di noi, anche se si è in cielo.

“So che dovrai ritornare sulla terra” riprese a dire lui, improvvisamente serio “dal momento che non mi è permesso venire da te, ho ottenuto che potessi venire tu qui da me, ma non ancora in modo definitivo.

Ogni tanto ti sarà concesso di oltrepassare il confine che ci divide e di respirare un po’ di questa aria buona insieme a me.

In cielo si sono stancati di quel tuo continuo insistere e, poi, il Signore ha un debole per le vedove che non lo lasciano in pace giorno e notte, come te, così ho ottenuto per te un permesso speciale, dovrai meritartelo però…

Sei pronta a staccare tutto quando è il momento, a vedere e imparare qui quello che ti sarà concesso e poi tornare umilmente al tuo posto sulla terra, rispettandone le regole e senza pretendere favoritismi e particolari premonizioni?”

Lei non sapeva che cosa rispondere.

Questo andare e venire tra la terra  il cielo le sembrava più difficile di un passaggio definitivo che chiarisse completamente la sua posizione.

Ma non poteva rifiutare.

In fondo era un grande privilegio avere uno spiraglio da cui affacciarsi sul cielo…e poi non era quello che faceva ormai abitualmente di spostare là la sua attenzione per cogliere ogni minimo elemento che sapesse di trascendente, nel tentativo di unificare ciò che era stato diviso?

Era logico che accettasse, ma voleva anche lei porre delle condizioni…

“No” disse lui in modo gentile ma perentorio “qui non si possono mettere condizioni! Sa Lui quello che dobbiamo fare, noi possiamo chiedere, ma solo se questo è un modo per stargli vicino e confidargli quello che abbiamo nel cuore.

Sentiamo: che cosa vorresti chiedere?”

“Vorrei un po’ più di fede quando sono sulla terra” disse lei sospirando “perché non è facile credere a ciò che non si vede,

C’è sempre la tentazione di pensare che sia tutto frutto di autosuggestione e che la terribile materialità di un sasso sia più vera e reale di ogni nostro sublime pensiero.

Nel sasso si inciampa, si vede, si tocca, si può raccogliere e lanciare lontano; nel pensiero a volte ci si smarrisce…”

Allora lui la guardò deciso negli occhi e la sua voce era dolce ma autorevole, come quando si vuol fa comprendere qualcosa di difficile a un bambino:

“Non capisci che questo è un grande dono che Dio ci fa, chiedendoci la fede?

La cosa più preziosa che possiamo dargli è la nostra fede, la fiducia in Lui.

Come da piccoli ci siamo fidati di chi era più grande di noi, così ora dobbiamo fidarci del nostro Padre che ci ha creato per amore e vuole la nostra felicità.

Eva è caduta nell’inganno del serpente perché ha pensato male di Dio, ora il minimo che possiamo fare per rimediare è accettare ad occhi chiusi la sua volontà e la sua parola, che è più reale di tutti i sassi della terra.

Dio potrebbe obbligarci a servirlo con l’evidenza della sua grandezza, ma noi non lo vorremmo, vero?

Noi siamo uomini liberi e, anche se ci pesa la fatica del credere, certamente è più bello così.”

Poi si fermò un momento, come sopra pensiero, gli spiaceva non accontentarla, come alla fine aveva sempre fatto. tentò un compromesso.

“Lo so che quando tu vuoi fortemente qualche cosa difficilmente ci rinunci…

Ti faccio una proposta: se accetti di buon grado la tua posizione,che, capisco,  è abbastanza ambigua, e la smetti di protestare, io mi darò da fare per passarti, con il Suo permesso, un po’ della mia fede.

Per grazia di Dio io ne ho sempre avuta, l’ho succhiata con il latte materno e mi è sempre rimasta incollata addosso, anche quando non l’avrei meritato, ora, poi, non ne ho più bisogno, almeno nella forma terrena, ora, qui, c’è luce a sufficienza e non c’è più pericolo di smarrirsi perciò “per quantum possum et tu indiges”ti prometto che ti starò vicino per rafforzare la tua fede con la mia.

Siamo una cosa sola: è giusto che ti lasci la mia eredità.

Quando la tua fede vacillerà, non temere, aggrappati alla mia e usala come fosse tua, vedrai che funziona!”

“E ora che cosa succede?”

Chiese lei già allarmata.

“Tranquilla! La casa del Padre, la nostra casa, rimane sempre aperta e io sto qui ad aspettare che mi si faccia un cenno per riportarti qui appena possibile, ma tu non dirlo a nessuno, non vogliamo curiosi in paradiso!”

 

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